Meloni: «Patto di Stabilità non è un tabù se il conflitto in Iran dovesse precipitare»

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La Presidente del Consiglio invoca il “modello pandemia”: «Risposta europea comune e stop alle regole fiscali se la crisi peggiora. Non sia una deroga per i singoli, ma una scelta per tutti»

di Domenico Panetta

Roma – Non è più tempo di dogmi, ma di realismo geopolitico. Giorgia Meloni sceglie l’Aula per inviare un messaggio che punta dritto al cuore di Bruxelles e delle cancellerie del Nord Europa. In un momento in cui i venti di guerra in Medio Oriente minacciano di scuotere nuovamente le fondamenta economiche del Continente, la Premier italiana rompe gli indugi sul tema più sensibile dell’integrazione europea: la tenuta dei bilanci pubblici.

Se dovesse verificarsi una «nuova recrudescenza» delle tensioni in Iran, l’Europa non potrebbe restare a guardare con il manuale delle regole contabili in mano. Per Meloni, la risposta deve essere eccezionale, proprio come quella messa in campo durante l’emergenza Covid-19.

La tesi della Premier è lineare: di fronte a uno shock esterno di portata globale, gli strumenti ordinari non bastano. «Dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea non dissimile per approccio e strumenti da quella messa in campo per la pandemia», ha spiegato la Presidente del Consiglio durante il suo intervento. Il riferimento è chiaro: strumenti di debito comune o, quanto meno, una flessibilità che permetta agli Stati di proteggere famiglie e imprese senza il timore di sanzioni comunitarie.

In questo scenario, la sospensione temporanea del Patto di Stabilità e Crescita smetterebbe di essere un’ipotesi remota per diventare una necessità politica. «Non dovrebbe essere un tabù ragionare sulla sospensione», ha incalzato Meloni, precisando però il perimetro della sua proposta per evitare di essere accusata di voler favorire il lassismo fiscale italiano.

Il punto cardine del ragionamento della Premier risiede nella natura dell’intervento. Meloni non chiede una «concessione» speciale per l’Italia o per i Paesi ad alto debito. La sua è una visione d’insieme: la sospensione non deve essere una «deroga per il singolo Stato membro», bensì un «provvedimento generalizzato».

L’obiettivo è evitare che l’Unione si frammenti sotto la pressione dei prezzi energetici o del rallentamento del commercio mondiale. Per Palazzo Chigi, la stabilità dell’Europa dipende dalla sua capacità di adattarsi alle crisi: se il teatro iraniano dovesse esplodere, la rigidità del Patto diventerebbe un ostacolo alla sicurezza stessa dell’Unione.

L’uscita della Premier riapre di fatto il cantiere della governance europea, proprio mentre si discute l’attuazione delle nuove regole fiscali. La posizione italiana è un monito: la geopolitica oggi detta l’agenda all’economia. Resta da vedere come reagiranno i “falchi” europei, ma per Meloni la strada è tracciata: se l’Europa vuole sopravvivere alle tempeste esterne, deve avere il coraggio di sospendere le proprie certezze contabili in nome della tenuta sociale e produttiva.