Meno spesa e più rincari: l’allarme di Confcommercio sul potere d’acquisto

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Roma (Domenico Panetta) – L’ombra della crisi energetica torna ad allungarsi sulle tavole degli italiani. Non è solo una sensazione diffusa camminando tra gli scaffali dei supermercati, ma una realtà certificata dai numeri: nel prossimo biennio, le famiglie italiane rischiano di vedere svanire fino a 963 euro dai propri bilanci.

L’ultima analisi di Confcommercio scatta una fotografia preoccupante dell’economia nazionale per il periodo 2026-2027. Il colpevole? Le persistenti tensioni energetiche alimentate dai conflitti internazionali, che stanno prosciugando il reddito disponibile e frenando i consumi.

Secondo lo studio, l’impatto della crisi varia a seconda dell’intensità delle tensioni globali, ma il segno resta invariato: meno risorse per i cittadini. Scenario Base: Rispetto a una situazione di pace e stabilità, ogni famiglia perderebbe mediamente 434 euro. Scenario Critico: Se le tensioni energetiche dovessero inasprirsi, la perdita del potere d’acquisto potrebbe raddoppiare, toccando la soglia dei 963 euro.

Questa contrazione non è solo un numero statistico, ma si traduce direttamente in una riduzione dei consumi, colpendo duramente il settore del commercio e dei servizi, già provato da anni di incertezza. Il riflesso di questa frenata si proietta inevitabilmente sulla crescita del Paese. Confcommercio avverte che l’Italia rischia di scivolare in una pericolosa stagnazione. Le stime del Prodotto Interno Lordo (PIL) sono infatti decisamente timide: 2026: crescita prevista dello 0,3%  2027: crescita prevista dello 0,4% Numeri che descrivono un’economia che “galleggia” ma non accelera, rendendo difficile la creazione di nuovi posti di lavoro e il rilancio degli investimenti.

Di fronte a questo scenario, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha lanciato un appello diretto e urgente all’Esecutivo. Non c’è più tempo per i rinvii: serve un confronto immediato per evitare che la crisi economica si trasformi in una vera e propria emergenza sociale.

“Siamo davanti a una battaglia sociale che richiede il contributo di tutti,” ha dichiarato Sangalli. “Non servono interventi unilaterali, ma un patto condiviso.” La richiesta è chiara: il governo deve aprire un tavolo di confronto con le parti sociali per varare misure che sostengano i redditi più bassi e tutelino le imprese, motore vitale del sistema Italia.

Il rischio è che la prudenza delle famiglie, spaventate dai costi dell’energia, porti a un circolo vizioso: meno acquisti, meno produzione, meno crescita. La sfida per i prossimi mesi sarà quella di trovare risorse per detassare gli aumenti contrattuali e calmierare i costi energetici, prima che il biennio 2026-2027 diventi un “periodo nero” per il portafoglio degli italiani.