Napoli, il mistero dell’aldilà diventa cultura: torna «Uànema», la festa degli altri vivi tra ipogei, teatro e cinema

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– Dal 30 ottobre al 2 novembre la quinta edizione della rassegna promossa dal Comune di Napoli: quattro giorni, 19 visite guidate e 12 appuntamenti tra spettacoli e cinema, tutti gratuiti, per riscoprire il rapporto millenario della città con la morte e la memoria

– Tra gli eventi più suggestivi, l’apertura serale straordinaria del Cimitero delle Fontanelle, la maratona cinematografica «Morti fuori orario», le guarattelle di Pulcinella e le interpretazioni di Amedeo Colella, Imma Villa e Cecilia Lupoli. Prenotazioni dal 27 ottobre

Napoli (Redazione) – A Napoli la morte non ha mai conosciuto il silenzio definitivo dell’oblio. Continua a dimorare nelle cavità del sottosuolo, ad affacciarsi dalle nicchie delle antiche chiese, a sopravvivere nei racconti popolari e nelle preghiere rivolte a quelle anime senza nome che, attraverso i secoli, hanno trovato nell’affetto dei vivi una seconda appartenenza. È questa straordinaria intimità con l’aldilà, sospesa tra devozione, antropologia e immaginazione, a costituire l’anima di «Uànema – Festa degli altri vivi», la rassegna che dal 30 ottobre al 2 novembre 2026 tornerà ad animare Napoli con la sua quinta edizione.

Promossa e finanziata dal Comune di Napoli e organizzata da Full Heads srls, la manifestazione propone quattro giornate dedicate alla riscoperta di un patrimonio culturale nel quale la memoria dei defunti si intreccia con l’identità più profonda della città. Il programma comprende 19 visite guidate e 12 appuntamenti tra cinema e spettacoli, tutti a partecipazione gratuita, realizzati anche attraverso il coinvolgimento operativo e creativo di 16 realtà del territorio.

La prenotazione delle attività sarà disponibile sulla piattaforma Eventbrite a partire da martedì 27 ottobre, alle ore 19, salvo le differenti modalità previste per alcuni appuntamenti.

Il titolo stesso della manifestazione racchiude una visione del mondo profondamente partenopea. Gli «altri vivi» sono coloro che hanno attraversato la soglia della morte senza scomparire dalla coscienza collettiva, continuando ad abitare i luoghi, le consuetudini e l’immaginario di una comunità che ha saputo trasformare il rapporto con i defunti in una singolare forma di familiarità.

È la Napoli delle anime pezzentelle, delle capuzzelle custodite con devozione, dei teschi ai quali venivano attribuiti nomi e storie, delle preghiere offerte in cambio di protezione e consolazione. Una tradizione nella quale il sentimento religioso si accompagna a una concezione popolare della pietà, capace di restituire dignità anche a chi, nella morte, aveva perduto la propria identità.

La città si rivela così come una vasta stratificazione di esistenze, una sorta di necropoli diffusa nella quale il mondo dei vivi convive con quello dei morti. Sotto le strade percorse quotidianamente si estendono ipogei, catacombe, antiche sepolture e cavità tufacee che raccontano una storia millenaria, dalle pratiche funerarie greche e romane fino al culto delle anime del Purgatorio.

Il percorso di «Uànema» attraverserà alcuni dei luoghi più affascinanti del patrimonio storico, artistico e spirituale napoletano: la Basilica di San Giovanni Maggiore, il Complesso monumentale di Sant’Anna dei Lombardi, la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, le Catacombe di San Gaudioso e di San Gennaro, la Chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato, l’ex Chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini, la Necropoli ellenistica di Neapolis e il Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco.

A questi si aggiungono la Chiesa di Santa Luciella ai Librai, l’Ipogeo dei Cristallini, l’Ipogeo della Congrega di San Francesco d’Assisi e il Cimitero delle Fontanelle. Il programma coinvolgerà inoltre Casa Guarattelle e CasaCinema, ampliando il dialogo tra la tradizione popolare e i linguaggi artistici contemporanei.

Tra gli appuntamenti di maggiore richiamo figura lo spettacolo «La Capuzzella Attilio. Quattro funerali, due matrimoni e una pensione», in programma domenica 1° novembre, alle ore 19, nella Basilica di San Giovanni Maggiore. Protagonista sarà Amedeo Colella, autore e interprete della rappresentazione, affiancato da Umberto Tommaselli.

Attraverso il registro dell’ironia e della dissacrazione, lo spettacolo intende restituire quella particolare disposizione dello spirito napoletano che riesce a confrontarsi con la morte senza rinunciare al sorriso. L’ingresso sarà gratuito, senza prenotazione, fino all’esaurimento dei posti disponibili.

Il teatro di figura troverà invece espressione in «Pulcinella e le anime pezzentelle», spettacolo tradizionale di burattini curato dal Teatro delle Guarattelle, previsto sabato 31 ottobre alle ore 17.30 e domenica 1° novembre alle ore 11.30, presso Casa Guarattelle.

La presenza di Pulcinella assume un significato particolarmente suggestivo: la maschera più emblematica della cultura partenopea, con la sua irriducibile vitalità, diventa interprete di un universo nel quale il confine tra la vita e la morte viene continuamente attraversato dalla fantasia popolare.

La letteratura entrerà nel programma attraverso «Cosa arcana e stupenda – Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie», celebre pagina delle «Operette morali» di Giacomo Leopardi, affidata alla lettura e all’interpretazione della compagnia Putéca Celidònia.

L’appuntamento accompagnerà i due turni delle visite guidate alle Catacombe di San Gennaro, previsti sabato 31 ottobre alle ore 19.30 e alle 20.30. La riflessione leopardiana sulla condizione umana, sulla morte e sull’enigma dell’esistenza troverà così una cornice di straordinaria intensità evocativa.

Sempre il 31 ottobre, alle ore 20 e alle 21, la Chiesa di Santa Luciella ai Librai ospiterà, al termine delle rispettive visite guidate, un reading delle attrici Imma Villa e Cecilia Lupoli dedicato ai «Dialoghi dei morti» di Luciano di Samosata.

Il confronto tra la satira dell’antichità e la sensibilità contemporanea offrirà un’ulteriore occasione per interrogare, attraverso la parola teatrale, le vanità, le illusioni e le contraddizioni dell’essere umano.

Uno dei momenti più attesi della quinta edizione sarà tuttavia l’apertura serale straordinaria del Cimitero delle Fontanelle, prevista lunedì 2 novembre, in coincidenza con la Commemorazione dei defunti.

Il monumentale ossario del Rione Sanità, autentico santuario della memoria popolare napoletana, entrerà per la prima volta nel percorso della manifestazione, diventandone uno dei simboli più rappresentativi.

La visita, curata dalla Cooperativa La Paranza, che gestisce il sito dalla sua riapertura, sarà accompagnata dalle testimonianze degli abitanti del quartiere, depositari di racconti e tradizioni tramandati attraverso le generazioni.

Tre i turni previsti, alle ore 19.30, 19.45 e 20, con prenotazione attraverso Eventbrite.

Il Cimitero delle Fontanelle custodisce migliaia di resti umani anonimi, ai quali la devozione popolare ha attribuito nel tempo una forma di riconoscimento e di appartenenza. L’adozione simbolica delle capuzzelle, le preghiere rivolte alle anime dimenticate e il cosiddetto «refrisco» costituiscono testimonianze di un sentimento collettivo nel quale la pietà supera persino l’assenza di un’identità conosciuta.

L’esperienza della visita notturna promette dunque di andare oltre la semplice scoperta monumentale, trasformandosi in un incontro con la memoria viva di un quartiere e con una delle espressioni più originali della spiritualità napoletana.

Sempre lunedì 2 novembre, a partire dalle ore 21, CasaCinema, in via Cisterna dell’Olio 46, ospiterà «Morti fuori orario», una maratona cinematografica notturna articolata attraverso otto film.

L’iniziativa esplorerà il ritorno dei defunti nell’immaginario cinematografico e il turbamento che attraversa una comunità quando il rapporto rituale con la morte viene interrotto o sovvertito.

Il progetto trae ispirazione dalle visioni notturne di Enrico Ghezzi e dal pensiero dell’antropologo Ernesto de Martino, proponendo una riflessione sul lutto, sulla paura e sulla necessità, profondamente umana, di attribuire un significato alla scomparsa.

Più che una semplice successione di proiezioni, la maratona si configura come una veglia cinematografica collettiva, nella quale l’arte diventa strumento di confronto con gli interrogativi fondamentali dell’esistenza.

I biglietti gratuiti potranno essere ritirati direttamente presso CasaCinema dalle ore 19.30, fino all’esaurimento dei posti disponibili.

L’originalità di «Uànema» risiede soprattutto nella capacità di sottrarre il rapporto con la morte alla dimensione esclusiva del timore, restituendolo alla sua complessità storica, sociale e culturale. Non una riproposizione delle suggestioni commerciali di Halloween, ma il recupero di una tradizione autenticamente napoletana, nella quale sacro e profano, devozione e ironia, memoria e rappresentazione convivono da secoli.

La manifestazione assume inoltre un significato particolarmente intenso nel tempo presente, segnato da conflitti, tragedie e naufragi che troppo spesso riducono le vite perdute a cifre impersonali. La consuetudine napoletana di prendersi cura persino dei resti di sconosciuti ricorda, al contrario, che ogni esistenza conserva una dignità irriducibile e merita di essere sottratta all’indifferenza.

Attraverso il teatro, la letteratura, il cinema e la riscoperta dei luoghi sotterranei, Napoli rinnova così un dialogo che attraversa la sua storia e ne rivela una delle caratteristiche più profonde: la capacità di riconoscere nella memoria dei morti una componente essenziale della vita dei presenti.

Dal 30 ottobre al 2 novembre, «Uànema – Festa degli altri vivi» restituirà alla città questa singolare eredità, trasformando monumenti, ipogei e spazi culturali in luoghi di incontro e partecipazione.

Napoli tornerà a raccontare ciò che la distingue da ogni altra città: un rapporto con l’aldilà nel quale la morte non coincide necessariamente con l’assenza, ma continua a vivere nei gesti, nelle parole e negli affetti di chi resta. Una concezione profondamente umana della memoria, capace di trasformare persino il silenzio delle ossa in una testimonianza di appartenenza e di amore.