– Operazione della Guardia Costiera tra Mergellina e il Borgo Marinari: quattro persone raggiunte da avvisi di garanzia nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura partenopea. Tra gli indagati figura Francesco Pio Bianco, conosciuto sui social come Kekko, figlio della nota influencer napoletana
– Secondo gli investigatori, uno specchio d’acqua sarebbe stato occupato senza autorizzazioni e utilizzato per attività di ormeggio e noleggio a pagamento. Contestate anche violazioni delle norme sulla sicurezza della navigazione: le imbarcazioni sarebbero rimaste in mare durante la notte senza le prescritte segnalazioni luminose
Napoli (Redazione) – Il mare, patrimonio collettivo e risorsa economica di straordinario valore, non può trasformarsi in uno spazio sottratto alle regole e alla sicurezza della navigazione. È questo il principio attorno al quale si sviluppa un’inchiesta della Procura di Napoli che ha portato al sequestro di sei natanti e al coinvolgimento di quattro persone, tra le quali figura Francesco Pio Bianco, figlio della nota tiktoker Rita De Crescenzo.
L’indagine riguarda un presunto sistema di occupazione abusiva di uno specchio d’acqua compreso tra Mergellina e il Borgo Marinari, lungo uno dei tratti più conosciuti e frequentati del litorale partenopeo.
L’operazione è stata condotta dalla Guardia Costiera, attraverso la Capitaneria di Porto di Napoli, nell’ambito di accertamenti coordinati dalla Procura della Repubblica, con il procuratore aggiunto Antonio Ricci.
I militari hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, sottoponendo a vincolo sei mezzi navali, tra imbarcazioni e gommoni, che secondo gli investigatori sarebbero stati impiegati per attività commerciali prive delle necessarie autorizzazioni.
Contestualmente sono state notificate quattro informazioni di garanzia ad altrettante persone coinvolte nell’inchiesta.
Tra i destinatari del provvedimento figura Francesco Pio Bianco, conosciuto anche con il soprannome di Kekko, la cui notorietà è legata pure alla presenza sui social della madre.
Secondo la ricostruzione investigativa, l’area marittima interessata sarebbe stata occupata stabilmente senza un valido titolo concessorio, sottraendo una porzione di demanio alla pubblica fruizione e destinandola all’ormeggio e al noleggio di unità da diporto a fini di lucro.
Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato un’organizzazione articolata attraverso differenti compiti operativi, dalla gestione degli ormeggi al controllo quotidiano delle imbarcazioni, fino alle operazioni di imbarco dei clienti.
Un ruolo sarebbe stato svolto anche da soggetti considerati dagli inquirenti prestanome, ai quali sarebbero state formalmente intestate alcune unità utilizzate nell’attività contestata.
La Procura ipotizza, in concorso tra gli indagati, l’occupazione abusiva del demanio marittimo e l’inosservanza delle disposizioni sulla sicurezza della navigazione.
Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta uno dei profili più delicati dell’indagine.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la flotta sarebbe rimasta ormeggiata nello specchio d’acqua interessato anche durante le ore notturne, senza i prescritti dispositivi di segnalazione luminosa o visiva.
Una condizione che, nell’ipotesi accusatoria, avrebbe determinato un pericolo concreto di collisioni e incidenti in mare, soprattutto in un tratto caratterizzato dalla presenza di traffico nautico e collegamenti marittimi.
Le imbarcazioni avrebbero inoltre costituito un ostacolo alle manovre e al regolare svolgimento dei servizi pubblici e commerciali, compresi quelli effettuati da traghetti e aliscafi.
L’intervento della Guardia Costiera, eseguito il 9 ottobre e reso noto il 12 ottobre, si inserisce nell’attività di contrasto alle occupazioni irregolari degli spazi marittimi e all’esercizio non autorizzato delle attività nautiche.
La vicenda ha assunto particolare risonanza mediatica per la presenza, tra gli indagati, del figlio di una delle figure più conosciute dei social network napoletani.
La notorietà familiare, tuttavia, non modifica la natura degli accertamenti, che riguardano condotte specifiche e responsabilità personali ancora da verificare nelle sedi giudiziarie.
Sulla vicenda sono intervenuti anche il deputato Francesco Emilio Borrelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, e il consigliere della Prima Municipalità Lorenzo Pascucci, di Europa Verde.
I due esponenti politici hanno richiamato le precedenti segnalazioni relative alla gestione degli ormeggi sul lungomare di via Caracciolo, sostenendo la necessità di garantire maggiore trasparenza nell’assegnazione delle concessioni.
Secondo la loro ricostruzione, le irregolarità denunciate nel tempo renderebbero indispensabile procedere con nuove gare pubbliche, affinché gli spazi destinati all’ormeggio siano affidati a operatori in possesso dei requisiti previsti dalla legge.
Si tratta di valutazioni politiche che si affiancano all’inchiesta giudiziaria, senza sostituirsi agli accertamenti sulle singole responsabilità.
Il sequestro preventivo dei sei natanti rappresenta una misura cautelare reale e non costituisce, di per sé, un accertamento definitivo della colpevolezza delle persone coinvolte.
Analogamente, la notifica di un’informazione di garanzia indica l’esistenza di un procedimento investigativo e consente agli interessati di esercitare pienamente il diritto di difesa.
Le contestazioni formulate dalla Procura dovranno quindi essere sottoposte alle successive verifiche giudiziarie, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Al di là del rilievo mediatico assunto dall’indagine, la vicenda riporta l’attenzione su una questione di interesse pubblico: la necessità di assicurare che l’utilizzo commerciale degli spazi marittimi avvenga attraverso procedure regolari, controlli efficaci e condizioni di sicurezza adeguate.
Il litorale napoletano costituisce una risorsa preziosa per il turismo, l’economia e la mobilità cittadina, ma proprio la sua importanza impone una gestione particolarmente rigorosa.
La tutela del demanio marittimo e della sicurezza in mare non riguarda soltanto il rispetto delle autorizzazioni amministrative: rappresenta una garanzia per gli operatori che lavorano nella legalità, per i passeggeri e per l’intera collettività.
Nella capacità di coniugare valorizzazione economica, trasparenza e rispetto delle regole si misura la responsabilità di una città verso uno dei suoi patrimoni più importanti: il mare.

