– L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e della Procura regionale della Corte dei Conti partita dalla festa di nozze del dicembre 2024: sotto esame gli eventi organizzati tra il 2021 e il 2024
– Secondo gli accertamenti, alcuni ambienti monumentali sarebbero stati concessi gratuitamente o dietro corrispettivi ritenuti incongrui rispetto ai tariffari. Notificato l’invito a dedurre all’allora vertice dirigenziale, che avrà 45 giorni per fornire chiarimenti
Napoli (Redazione) – Una festa di nozze sfarzosa celebrata tra sale cariche di storia, con dj set, musica ad alto volume e macchine del fumo. Quello che nel dicembre del 2024 aveva suscitato clamore mediatico è diventato il punto di partenza di un’indagine contabile molto più vasta sulla gestione degli spazi monumentali dell’Archivio di Stato di Napoli. E oggi il conto ipotizzato supera i 600mila euro.
A portare alla luce le presunte irregolarità sono stati i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, attraverso mirate indagini contabili condotte in collaborazione istituzionale con i funzionari della Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura.
L’attività è stata sviluppata sotto il coordinamento della Procura regionale per la Campania presso la Corte dei Conti, guidata dal presidente Giacinto Dammicco, con i sostituti titolari dell’inchiesta Ferruccio Capalbo, Davide Vitale e Raffaele Cangiano.
L’origine degli approfondimenti risale alle notizie apparse sui mezzi di informazione nel dicembre 2024 e rapidamente diventate virali.
Al centro dell’attenzione era finita una festa di matrimonio organizzata nelle storiche sale dell’Archivio di Stato.
L’utilizzo di dj set, musica ad alto volume e macchine per la produzione di fumo aveva immediatamente sollevato interrogativi sulla compatibilità di un evento di quella natura con le particolari esigenze di tutela e conservazione del patrimonio archivistico e artistico custodito nell’edificio.
Un elemento, tuttavia, viene chiarito dagli stessi accertamenti: il patrimonio non avrebbe subito danni. I successivi sopralluoghi effettuati dagli organi ministeriali competenti per la tutela non avrebbero infatti riscontrato conseguenze sui beni conservati.
L’episodio ha però spinto la magistratura contabile ad allargare considerevolmente il campo delle verifiche.
Gli investigatori hanno passato al vaglio gli eventi ospitati negli spazi dell’Archivio di Stato di Napoli durante un arco temporale di quattro anni, dall’inizio del 2021 alla fine del 2024.
Ed è proprio dall’esame complessivo di quelle concessioni che sarebbe emerso un quadro ben più articolato rispetto alla singola festa di matrimonio.
Secondo quanto ricostruito nel corso dell’istruttoria, la gestione degli spazi museali sarebbe stata ripetutamente non allineata alla normativa di settore e ai tariffari stabiliti dal Ministero e dallo stesso istituto.
Le verifiche avrebbero individuato numerosi casi nei quali gli ambienti sarebbero stati concessi gratuitamente oppure dietro il pagamento di somme giudicate non congrue.
Non si sarebbe trattato esclusivamente di iniziative culturali o strettamente connesse alle finalità istituzionali dell’Archivio.
Tra gli eventi finiti sotto la lente degli investigatori figurerebbero infatti sfilate di moda, riprese destinate a produzioni televisive e cinematografiche, meeting aziendali, congressi e altre iniziative di carattere commerciale, lucrativo o strettamente privato.
Secondo l’ipotesi emersa dalle indagini, le concessioni sarebbero state autorizzate dalla Direzione dell’Archivio senza rispettare pienamente i requisiti relativi alle tariffe applicabili e alle finalità istituzionali del prestigioso complesso statale.
Da qui il passaggio dalla verifica amministrativa alla quantificazione delle possibili conseguenze economiche per lo Stato.
Al termine dell’istruttoria, la Procura regionale presso la Corte dei Conti ha quantificato in oltre 600mila euro il presunto danno erariale derivante dai mancati incassi.
Una cifra significativa che, secondo la contestazione, sarebbe riconducibile a una gestione delle concessioni definita dagli inquirenti «arbitraria e personalistica».
L’inchiesta entra adesso in una fase nella quale dovranno trovare spazio anche le ragioni della persona interessata dagli addebiti.
All’allora vertice dirigenziale dell’Archivio di Stato di Napoli è stato infatti notificato un invito a fornire deduzioni.
Avrà 45 giorni di tempo per presentare chiarimenti, documentazione e argomentazioni rispetto alle contestazioni formulate dalla magistratura contabile.
È un passaggio sostanziale e impone di considerare la cifra superiore ai 600mila euro per ciò che attualmente rappresenta: una quantificazione del danno formulata nell’ambito dell’istruttoria e non un accertamento definitivo di responsabilità.
La vicenda partita dalle immagini di una festa privata assume così una dimensione assai più ampia. Sullo sfondo non rimane soltanto la tutela materiale di documenti, opere e ambienti monumentali – che in questo caso non risulterebbero danneggiati – ma anche il principio secondo il quale un bene pubblico di straordinario valore storico deve essere amministrato secondo regole trasparenti e nell’interesse della collettività.
Saranno ora le successive fasi del procedimento contabile a stabilire se le contestazioni troveranno conferma. Per il momento resta un’indagine che, partendo da una notte di musica e festeggiamenti, ha finito per passare al setaccio quattro anni di gestione di uno dei luoghi più preziosi della memoria documentaria napoletana.

