Casapesenna (Redazione) – Colpo di scena davanti alla Corte di Assise di Appello nel processo per l’omicidio di Domenico Cioffo, il delitto di matrice camorristica avvenuto il 1° febbraio 1995 a San Cipriano d’Aversa. I giudici hanno infatti assolto Vincenzo Zagaria, ribaltando la condanna a 30 anni inflittagli in primo grado.
Per gli altri imputati, invece, la Corte ha confermato integralmente la sentenza precedente: Walter Schiavone resta condannato a 30 anni di reclusione, mentre Giuseppe Misso dovrà scontare 10 anni.
A difendere Zagaria è stato l’avvocato Pasquale Davide De Marco. L’uomo, detenuto al regime del 41 bis nel carcere di Sassari, era ritenuto dagli inquirenti una figura centrale nella ricostruzione dell’agguato elaborata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Secondo l’impianto accusatorio, Zagaria avrebbe preso parte, insieme a Oreste Caterino, all’eliminazione di Cioffo, affiliato al gruppo dei Quadrano, assassinato nell’ambito della strategia del Clan dei Casalesi finalizzata ad affermare il proprio predominio sul territorio dell’Agro aversano.
La vicenda, rimasta senza colpevoli per molti anni, è stata ricostruita nel tempo attraverso le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, Walter Schiavone avrebbe ordinato l’esecuzione del delitto, mentre Giuseppe Misso, Panaro e Caterino avrebbero avuto il compito di organizzare materialmente l’agguato.
Gli esecutori, stando alla ricostruzione degli investigatori, si sarebbero procurati una pistola, un fucile e un’Alfa 33 utilizzata per gli spostamenti, rimanendo appostati per due giorni nei pressi dell’abitazione di Compagnone in attesa del momento favorevole per entrare in azione. Il ruolo di “palo” sarebbe stato invece attribuito a Raffaele Diana, conosciuto nell’ambiente criminale con il soprannome di “Rafilotto”.
Nel collegio difensivo hanno operato gli avvocati Pasquale Diana, Maria Di Cesare, Maurizio Balzano, Pasquale Davide De Marco e Antonio Di Micco.

