Parkinson, addio ai tremori senza bisturi: al Policlinico Vanvitelli di Caserta, i primi 10 pazienti trattati con ultrasuoni

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Caserta (Redazione) – Una nuova terapia a ultrasuoni guidata da risonanza magnetica apre scenari inediti nel trattamento dei tremori legati al Parkinson e al tremore essenziale. Al Azienda Ospedaliera Universitaria Luigi Vanvitelli sono stati trattati i primi dieci pazienti “otto campani e due provenienti da altre regioni” con un sistema innovativo che consente di intervenire sul cervello senza bisturi né procedure invasive.

Tra loro anche Mauro Sellitto, 72 anni, ingegnere di Caserta, che racconta un cambiamento radicale nella propria quotidianità: “Il tremore dal lato destro è sparito. Oggi riesco di nuovo a guidare, farmi la barba, scrivere e mangiare da solo. Mi ha restituito una vita normale”. Una testimonianza che sintetizza l’impatto immediato del trattamento sulla qualità della vita dei pazienti.

La tecnologia, tra le più avanzate oggi disponibili, utilizza un “caschetto” che il paziente indossa all’interno di uno scanner per risonanza magnetica. Il sistema concentra onde ultrasonore ad alta precisione su aree millimetriche del cervello responsabili dei disturbi del movimento, eliminando il tremore in modo mirato e non invasivo. Il Policlinico Vanvitelli è, al momento, l’unica struttura del Sud Italia a disporre di questa versione aggiornata della tecnologia.

Secondo i clinici, i risultati sui primi pazienti sono significativi: riduzione del tremore fino all’80-100% nella maggior parte dei casi trattati, con benefici immediati e, in diversi pazienti, stabili nel tempo. La procedura, eseguita con il paziente sveglio, dura mediamente tra le tre e le quattro ore e consente di verificare in tempo reale il miglioramento motorio.

Per il rettore Gianfranco Nicoletti si tratta di “un traguardo importante per la ricerca e l’assistenza”, mentre il direttore generale Mario Iervolino sottolinea come l’introduzione della tecnologia rafforzi il ruolo del Policlinico come centro di riferimento, riducendo anche la migrazione sanitaria verso altre regioni.

Il professor Alessandro Tessitore, alla guida della Neurologia, evidenzia come il trattamento rappresenti un’alternativa concreta nei casi resistenti ai farmaci, soprattutto per pazienti con tremore essenziale o forme avanzate di Parkinson. La tecnica, spiegano gli specialisti, potrebbe in futuro essere estesa anche a forme della malattia caratterizzate da rigidità e rallentamento motorio.

Un passo avanti che unisce ricerca e pratica clinica, con l’obiettivo di trasformare una tecnologia altamente specialistica in una possibilità terapeutica sempre più accessibile.