Pignataro Maggiore, imbrattati i muri dell’antica chiesetta di San Giorgio

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– La denuncia del sindaco Cuccaro che evidenzia non solo la superficialità dell’autore ma anche un possibile pericolo

– Il primo cittadino annuncia che quanto prima si provvederà a cancellare la scritta e ripulire l’area

Pignataro Maggiore (Redazione) – Un grave atto vandalico si è verificato a Pignataro Maggiore. Ad essere presa di mira è stata l’antica chiesetta di San Giorgio che è stata imbrattata con una scritta. A denunciare l’accaduto è stato il sindaco Cesare Cuccaro.

«L’atto vandalico che ha colpito l’antica chiesetta di San Giorgio ci ha tutti profondamente turbati. Non soltanto per il danno arrecato a un luogo che rappresenta una parte importante della nostra storia e della nostra identità, ma anche per la superficialità – afferma il primo cittadino – con cui alcuni sembrano considerare i beni artistici e culturali che appartengono alla comunità. Eppure, soffermandomi sulle parole impresse sugli antichi muri del nostro più antico luogo di culto, mi sono trovato a riflettere non solo sul gesto vandalico in sé, ma anche sul messaggio che quelle parole sembrano raccontare. Dietro quella scritta appare la storia, forse banale e immatura, di un giovane che non riesce ad accettare la fine di una relazione e che si rivolge a una ragazza, chiamandola “Nennè”. Potrebbe sembrare soltanto il gesto impulsivo di un ragazzo ferito, incapace di gestire una delusione sentimentale. Ma proprio questo aspetto, in un’epoca nella quale leggiamo quotidianamente di violenze commesse da uomini incapaci di accettare la fine di una relazione, mi porta a una riflessione più profonda. L’amore non può essere possesso. Amare qualcuno significa anche riconoscere la sua libertà, compresa quella di scegliere di interrompere una relazione. Il rifiuto, l’abbandono e la sofferenza sentimentale fanno parte delle esperienze dolorose della vita, ma nessun dolore può trasformarsi in un diritto sull’altra persona».

Poi Cuccaro aggiunge: «Naturalmente, non sarebbe corretto attribuire a una semplice scritta su un muro intenzioni o comportamenti violenti che non conosciamo. Tuttavia, quel gesto può diventare l’occasione per interrogarci su una cultura affettiva che, ancora oggi, fatica a insegnare ad alcuni uomini che un “no” deve essere accettato e che la libertà dell’altra persona viene prima del proprio desiderio. Per questo, mentre chiediamo che la chiesetta venga ripulita e che siano ripristinati i suoi antichi muri, dovremmo forse pensare anche a un’altra forma di pulizia, più difficile ma altrettanto necessaria: quella delle coscienze. Puliremo le pietre, cancelleremo la vernice e restituiremo dignità a quel luogo antico. Ma dobbiamo anche lavorare perché, soprattutto nei più giovani, cresca una concezione dell’amore fondata sul rispetto, sulla libertà e sull’accettazione dell’altro. Perché un muro imbrattato si può restaurare. Una cultura del possesso, invece, se non viene messa in discussione, può produrre ferite molto più profonde».