Piscine, la tragedia di Milano Marittima scuote l’Italia: morta una bimba di 4 anni. L’allarme degli esperti: «Non è una fatalità»

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Milano Marittima (Domenico Buonanno) – Un’altra tragedia che riapre una ferita mai davvero rimarginata. Una bambina di appena quattro anni ha perso la vita dopo essere annegata nella piscina di un hotel di Milano Marittima, riportando al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nelle strutture ricettive e, più in generale, della prevenzione degli incidenti in acqua che coinvolgono i più piccoli.

La dinamica dell’accaduto è ancora in corso di ricostruzione da parte degli investigatori. Secondo le prime informazioni disponibili, il padre della bambina si sarebbe momentaneamente allontanato per raggiungere la camera dell’albergo. Poco dopo la piccola sarebbe stata recuperata priva di sensi nella piscina della struttura.

I sanitari del 118 sono intervenuti tempestivamente, avviando immediatamente le manovre di rianimazione e disponendo il trasferimento d’urgenza all’ospedale Bufalini di Cesena. Nonostante i tentativi dei medici, la bambina è deceduta circa due ore dopo il ricovero.

Sul posto hanno operato i carabinieri della Compagnia locale, il Nucleo Investigativo di Ravenna e il pubblico ministero Angela Scorza, che coordina gli accertamenti. L’attività investigativa dovrà chiarire l’esatta dinamica dei fatti, verificare eventuali responsabilità e ricostruire la presenza degli adulti incaricati della vigilanza, oltre al ruolo del personale addetto alla sicurezza della piscina.

La tragedia arriva a meno di ventiquattro ore da un altro drammatico episodio verificatosi a Sestri Levante, dove una bambina di undici anni è morta all’ospedale Gaslini di Genova dopo essere rimasta intrappolata con i capelli nella pompa di aspirazione di una piscina. Due episodi ravvicinati che hanno riacceso il dibattito sulla necessità di rafforzare le misure di prevenzione.

I numeri diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità descrivono una realtà che impone attenzione. In Italia si registrano mediamente tra i 340 e i 350 decessi per annegamento ogni anno, con circa 800 ricoveri e decine di migliaia di interventi di soccorso. Nella fascia compresa tra zero e diciannove anni si contano mediamente una quarantina di vittime ogni anno. Un dato particolarmente significativo riguarda proprio le piscine, teatro di quasi la metà degli annegamenti mortali tra bambini e adolescenti.

Su questi episodi è intervenuto il pediatra Alberto Ferrando, esperto di rianimazione cardiopolmonare e docente di Pediatria ambulatoriale all’Università di Genova, ricordando come l’annegamento dei bambini avvenga quasi sempre nel silenzio e in pochissimi secondi. Contrariamente a quanto spesso mostrato nei film, un bambino in difficoltà non riesce normalmente a gridare o a chiedere aiuto: tende invece a scomparire sott’acqua rapidamente, rendendo fondamentale una sorveglianza continua e senza distrazioni.

Gli esperti ribadiscono alcune regole essenziali: i bambini più piccoli devono rimanere sempre a portata di braccio di un adulto, senza mai essere affidati esclusivamente alla presenza del bagnino. L’utilizzo del telefono cellulare durante la sorveglianza rappresenta uno dei principali fattori di distrazione. Inoltre, i corsi di nuoto costituiscono un importante strumento educativo, ma non possono sostituire la vigilanza costante. Per le piscine dotate di impianti di aspirazione è consigliabile anche raccogliere sempre i capelli lunghi per ridurre il rischio di incidenti.

Sul tema è intervenuto anche il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, che ha annunciato l’intenzione del Governo di accelerare l’approvazione di una normativa più rigorosa. Il ministro ha ricordato che negli ultimi tre mesi si sono registrati cinque decessi di minori in piscina e ha spiegato che il disegno di legge, fermo da circa un anno in Parlamento, dovrebbe essere licenziato dalla Commissione competente entro la fine del mese, con l’obiettivo di portarlo rapidamente all’esame delle Camere dopo l’estate.

Ogni tragedia presenta una propria storia e specifiche responsabilità che saranno eventualmente accertate dalle autorità competenti. Tuttavia, il susseguirsi di episodi così drammatici richiama con forza l’attenzione su un principio che gli specialisti ripetono da anni: la prevenzione resta il più efficace strumento per salvare vite umane e, quando si parla di bambini e acqua, anche pochi istanti di distrazione possono trasformarsi in conseguenze irreparabili.