Reggia di Caserta, il 23 maggio il tesoro borbonico riemerge: dalla Ninfa delle Acque alle suggestioni notturne dei Farnese

Tempo di lettura: 4 minuti

Caserta (Graziana Iadicicco) – La Reggia sta sicuramente vivendo un periodo aureo, un momento di grande rinascita e valorizzazione a livello internazionale, grazie ai numerosi progetti scientifici di grande rilevanza sociale e culturale che sta presentando al grande pubblico. Il presente riflette lo splendore passato: passato e presente dialogano come comune identità culturale di un monumento che spesso, ingiustamente, nei secoli è stato provato da continue manomissioni e usurpazioni. Ci sono opere che da sempre hanno fatto parte del territorio dove sorge ora la Reggia casertana e che per anni sono state obliterate alla pubblica fruizione: è il caso della Ninfa delle Acque nel Parco Reale.

L’opera, ancora di linguaggio tardomedievale, raffigura una donna distesa, identificata come ninfa custode della fonte. Scolpita sulla figura c’è un’iscrizione in latino che presenta la data 1496, circa tre secoli prima dell’inizio della costruzione della Reggia di Caserta, la cui traduzione recita: “Io sono la ninfa custode della fonte di questo luogo sacro. Dormo mentre ascolto il dolce mormorio dell’acqua. Tu, che tocchi la cavità della fonte, non svegliarmi, sia che tu beva o che lavi. 1496”.

Negli ultimi decenni il bene è stato conservato nell’ex Museo dell’Opera e del Territorio, ormai non più visitabile, al piano interrato del Palazzo Reale e, dopo circa trent’anni, verrà riposizionato nel Bosco Vecchio dopo un accurato intervento di restauro. L’opera è “testimone della presenza di un altro tempo all’interno del nostro tempo, l’ambasciatore d’un altro mondo all’interno del nostro mondo” (Italo Calvino). Questa lastra, collocata nella sua ubicazione originaria, rappresenta la prova tangibile di un passato che oggi ritorna, si svela e si rimette in connessione con il popolo casertano, e non solo, che per secoli l’ha ammirata nel Parco Reale.

Sabato 23 maggio la Reggia di Caserta invita il pubblico a vivere un’esperienza memorabile alla scoperta dell’identità svelata del proprio patrimonio. Oltre alla Ninfa delle Acque nel Bosco Vecchio, sarà possibile visitare per la prima volta i depositi con le grandi rastrelliere e rivivere la grandezza dei Farnese, discendenti per linea materna di Carlo di Borbone, con suggestioni notturne nel Palazzo Reale.

Alle 16 la Ninfa delle Acque torna finalmente a mostrarsi nel Parco Reale. Il pomeriggio al museo proseguirà con l’apertura al pubblico, dalle 17.30 alle 22.30, con ultimo ingresso alle 21.30, del deposito dei dipinti e delle cornici situato nel primo cortile. Accompagnati dal personale addetto, i visitatori potranno accedere per la prima volta in esclusiva a questi luoghi, scoprendo il dietro le quinte del lavoro quotidiano di tutela, cura e riorganizzazione dell’immenso patrimonio borbonico: 526 opere, molte delle quali inedite, tra cui 291 dipinti, 42 specchiere e 193 cornici lignee e dorate.

La visita sarà consentita a piccoli gruppi, secondo l’ordine di arrivo, e non è prevista la prenotazione. La partecipazione alle due iniziative è inclusa nel costo ordinario del biglietto o dell’abbonamento al museo.

Dalle 19.30 la manifestazione si fonderà con la grande festa della cultura continentale, la Notte Europea dei Musei. La Reggia propone un’esclusiva apertura serale al costo simbolico di un euro. I biglietti saranno acquistabili, fino a esaurimento, sia sulla piattaforma online TicketOne, senza costi di prevendita aggiuntivi, sia presso la biglietteria di piazza Carlo di Borbone.

Negli Appartamenti Reali, visitabili fino alle 23.15 con ultimo ingresso alle 22, riapriranno al pubblico dalle 20 le Sale Farnesiane. L’occasione è data dalla conclusione del delicato restauro del grande dipinto “La partenza di Elisabetta Farnese da Parma dopo le nozze”, opera di Ilario Giacinto Mercanti, detto lo Spolverini. Il restauro dell’imponente olio su tela, eseguito dall’Impresa Magistri, è stato sostenuto da Eagle Pictures, che lo scorso anno ha scelto il Complesso vanvitelliano come set cinematografico, dimostrando come pubblico e privato possano collaborare sinergicamente per la cura dei beni borbonici.

I visitatori hanno potuto seguire i lavori a cantiere aperto durante la recente mostra dedicata alle regine e ora possono ammirare de visu l’opera nella sua originaria collocazione. Le sale della Pinacoteca sono state oggetto di un nuovo progetto di allestimento e di interventi alle pareti e ai pavimenti.

Alle 20, inoltre, per approfondire la figura storica della regina, la Sala degli Incontri d’Arte ospiterà una conversazione a più voci dal titolo “Elisabetta Farnese, matrona d’Europa”, con la partecipazione straordinaria del professore Giulio Sodano, docente di Storia moderna presso il Dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’Università Luigi Vanvitelli e autore di un’interessante monografia dedicata alla sovrana che tanto influsso ebbe sulla politica del figlio Carlo.

Dalle 20.30 alle 22 la suggestione storica prenderà vita nella Sala di Alessandro e nella Sala delle Guardie del Corpo. Attraverso le performance artistiche curate da Progetto Sonora e ARB Dance, le atmosfere della corte borbonica si animeranno davanti agli occhi degli ospiti. Il Sonora Wind Trio, composto da Antonio Troncone al flauto, Sabrina Vito al clarinetto e Alfonso Valletta al fagotto, eseguirà musiche settecentesche che dialogheranno con le azioni coreutiche site-specific create da Annamaria Di Maio, offrendo un percorso multisensoriale in cui movimento e suono valorizzano lo spazio architettonico.

La serata riserva poi un ultimo sguardo sul patrimonio nascosto con l’apertura straordinaria del Teatro di Corte, al pianterreno, al centro del lato occidentale del palazzo. Il gioiello architettonico, dalla classica forma a ferro di cavallo, rappresenta un unicum perché il portale del palcoscenico si apre sul parco, creando un’inedita e suggestiva scenografia naturale. La visita al teatro sarà accessibile dalle 19.30 alle 23, con ultimo ingresso alle 22.45, al fine di garantire la massima tutela del delicato spazio.