di Redazione
Marcianise – Nel cuore di Marcianise, tra i fuochi improvvisati e la convivialità del lunedì
dell’Angelo, riaffiora una storia che intreccia visione politica, ambizione ambientale e, soprattutto,
una lunga incompiutezza. A riportarla al centro del dibattito pubblico è l’ex sindaco Filippo
Fecondo, che in una nota ripercorre le origini e il destino mancato del cosiddetto “Ring Verde”.
La partecipazione massiccia dei cittadini alle recenti celebrazioni pasquali nell’area del “laghetto”
— simbolo parziale e imperfetto del progetto — rappresenta, secondo Fecondo, un segnale duplice:
da un lato la riscoperta di un bene comune, dall’altro la misura di un’occasione perduta.
L’idea del Ring Verde nasce agli inizi degli anni Duemila come un ambizioso intervento di
salvaguardia ambientale. Non un semplice spazio ricreativo, bensì una vera e propria cintura
ecologica: dieci chilometri di estensione, con una profondità media di duecento metri, pensati per
circondare la città e separarla dalle aree industriali a sud. Un “filtro verde”, capace di coniugare
tutela ambientale e fruizione pubblica.
Il primo tratto, lungo circa un chilometro e mezzo e esteso su 250.000 metri quadrati, fu finanziato
dalla Regione Campania con un investimento complessivo di circa cinque milioni di euro,
comprensivi di espropri e realizzazione. Alla progettazione partecipò l’Ufficio Tecnico comunale,
affiancato dal Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia Vegetale dell’Università di
Napoli Federico II, che definì con rigore scientifico le specie arboree e l’impianto dei percorsi.
L’opera si configurava, già nella sua fase iniziale, come uno dei più rilevanti interventi di
afforestazione urbana mai realizzati da un singolo comune italiano, in linea con le indicazioni del
Protocollo di Kyoto. Una visione lungimirante che avrebbe trasformato, nel tempo, quell’area in
una foresta attrezzata, un’oasi naturalistica capace di restituire equilibrio ecologico a un territorio
segnato dalla pressione industriale.
Anche il “laghetto”, oggi teatro di picnic e socialità, aveva una funzione ben precisa: favorire la
sosta degli uccelli migratori, scomparsi negli anni dalle antiche zone umide della pianura. Una
scelta suggerita dagli esperti universitari, oggi svilita — sottolinea Fecondo — da interventi
impropri come l’impermeabilizzazione con geomembrana.
Eppure, il progetto si è arrestato. Dopo la fine dell’amministrazione Fecondo nel 2009, i lavori —
pur avviati — non sono mai stati portati a compimento, tra modifiche e ridimensionamenti che ne
hanno snaturato l’impianto originario.
Ciò che resta oggi è un frammento, mantenuto vivo più dall’impegno spontaneo dei volontari che da
una programmazione pubblica coerente. E proprio la vivacità registrata durante il lunedì
dell’Angelo — con famiglie e giovani riuniti attorno a un’idea embrionale di parco — diventa, nelle
parole dell’ex sindaco, un atto d’accusa: “uno schiaffo fortissimo a una politica che ha fallito”.
Il Ring Verde, da sogno strategico di rigenerazione urbana e ambientale, si presenta oggi come una
promessa sospesa. Ma la recente partecipazione popolare suggerisce che quel progetto, seppur
incompiuto, continua a vivere nell’immaginario collettivo. E forse attende ancora, dopo vent’anni,
di essere finalmente realizzato.

