Di redazione
Roma – La Procura di Roma continua a scavare nelle fondamenta finanziarie della criminalità organizzata che domina la Capitale. Un nuovo, pesante provvedimento di sequestro ha colpito il patrimonio riconducibile al clan Senese, mettendo sotto chiave beni per un valore complessivo che supera il milione di euro.
L’operazione non colpisce solo il “portafoglio” dell’organizzazione, ma simbolicamente tocca i vertici e le alleanze storiche di una delle compagini criminali più influenti del Lazio.
I nomi contenuti nel decreto di sequestro compongono una mappa precisa delle connessioni tra camorra romana e “batterie” locali. Tra i principali destinatari figurano: Angelo Senese: Fratello di Michele (detto “‘O Pazz”), il boss che ha importato a Roma il modello criminale del clan Moccia, trasformandolo in una holding del narcotraffico e del riciclaggio. Ettore Abramo, detto “Pluto”: Figura storica della curva laziale e braccio destro di Fabrizio Piscitelli. Il suo coinvolgimento conferma ancora una volta il saldatura tra il clan Senese e il gruppo di Ponte Milvio guidato da “Diabolik” fino al suo omicidio nel 2019.
Gli accertamenti patrimoniali, condotti meticolosamente per incrociare flussi di denaro e proprietà effettive, hanno portato al blocco di Immobili e locali commerciali: Spesso utilizzati come paravento per ripulire il denaro derivante dal traffico di stupefacenti. Conti correnti e asset finanziari: Somme liquide che, secondo l’accusa, risultano del tutto sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati dai soggetti coinvolti.
“La sproporzione tra il tenore di vita e le capacità reddituali ufficiali è il segnale inequivocabile di un’economia parallela che inquina il mercato della Capitale.”
L’operazione odierna è l’ennesimo capitolo di una strategia giudiziaria volta a smantellare il sistema dei Senese. Questa organizzazione è stata capace, negli anni, di unire la potenza militare della camorra campana alla conoscenza capillare del territorio romano, sfruttando figure come Piscitelli e Abramo per il controllo delle piazze di spaccio e il recupero crediti.
Il sequestro di oggi invia un messaggio chiaro: la pressione dello Stato non si ferma agli arresti, ma punta a svuotare i forzieri che garantiscono al clan il potere di corruzione e controllo sociale sul territorio.

