Castel Campagnano (Graziana Iadicicco) – Vuoi trascorrere una giornata rilassante, vivere un’esperienza autentica e conviviale in un simposio luculliano all’insegna della natura e della buona tradizione gastronomica? Nel grazioso borgo di Squille (frazione di Castel Campagnano), visita la Sagra degli asparagi.
L’evento si svolgerà nei giorni 1, 2 e 3 maggio 2026 (nei giorni festivi sia a pranzo sia a cena, nei giorni prefestivi solo a cena). La manifestazione sarà allietata da animazione musicale e sarà allestito un mercatino di artigianato e prodotti caratteristici locali.
Per l’occasione, l’intero centro storico di questa bucolica località immersa nel verde delle colline caiatine si trasformerà in un grande ristorante a cielo aperto, dove tutti potranno trovare un posto a tavola e degustare il ricco menù a base di asparagi: antipasti, primi piatti e secondi, tutti preparati con asparagi raccolti nelle campagne circostanti.
Un piatto tipico che unisce gli asparagi alle specialità culinarie del territorio è la tagliatella (o pasta fresca) con asparagi e pancetta di maialino nero casertano. Molto apprezzati sono anche gli spaghetti con asparagi, pomodorini e guanciale, piatto proposto spesso anche nei ristoranti dell’area di Castel Morrone, che utilizzano asparagi selvatici, pomodorini corbarini e guanciale croccante.
Delizieranno i palati anche ottime frittate di uova e asparagi. Tutti i succulenti piatti saranno accompagnati da un buon bicchiere di vino Pallagrello, un vitigno autoctono di antica tradizione regale. Sembra, infatti, che fosse il vino preferito da re Ferdinando IV di Borbone e che questo vitigno venisse coltivato, per suo desiderio personale, nella famosa Vigna del Ventaglio.
L’asparago locale è un prodotto tipico casertano e, in particolare, dell’alto casertano, nelle zone di Casertavecchia, Caiazzo e Castel Morrone. Un contadino locale aderente a Coldiretti ci ha illustrato alcune curiosità sull’asparago, una verdura tipica della stagione primaverile, disponibile da fine marzo a giugno, con un picco produttivo tra aprile e maggio.
Esistono due varietà di asparago: quello selvatico, detto anche asparago pungente, che si trova spesso in terreni incolti, nei boschi (spesso di querce) e tra i cespugli di rovi, e quello coltivato. La temperatura ideale del suolo in cui cresce è compresa tra i 12°C e i 20°C, quindi non predilige temperature elevate.
Per difendere la pianta e assicurare la raccolta futura, è fondamentale seguire alcune semplici regole: raccogliere il turione (il germoglio) tagliandolo o spezzandolo, senza sradicare la pianta; evitare di scavare nel terreno per non danneggiarne l’apparato radicale; infine, non raccogliere i turioni troppo piccoli, per permettere alla pianta di riprodursi.
La colorazione violetta o scura dei turioni è indice di maggiore esposizione al sole e quindi di un’elevata concentrazione di antociani, una “protezione solare” naturale della pianta. Inoltre, l’asparago, oltre al caratteristico sapore intenso e alle altre eccezionali qualità organolettiche, è rinomato anche per alcune sue proprietà benefiche: aumenta efficacemente la diuresi ed è inserito nei regimi ipocalorici destinati a cardiopatici e obesi.
Un’ultima curiosità riguarda la presenza di questa ottima verdura nelle opere d’arte. L’asparago è protagonista di opere già negli affreschi e nei mosaici romani, che raccontano usanze alimentari molto vicine alle nostre, come quella di tenere gli asparagi in un fascio e di unirli ad altri prodotti, come le verdure di stagione.
Importanti raffigurazioni dell’asparago si trovano nel Seicento fiammingo (Adriaen Coorte), in un connubio di colori e sapori, ma i quadri più famosi sono quelli dell’impressionista Édouard Manet, che nel 1880 realizzò un mazzo di asparagi poggiato su verdi foglie di verdura davanti a uno sfondo scuro.
Dunque, gli asparagi sono una verdura stagionale e locale, un alimento salutare che non presenta controindicazioni e che, per di più, è da sempre celebrato nelle opere artistiche e anche letterarie, come ci ricorda Marcel Proust nei primi del XX secolo in un passo della sua Recherche:
«M’indugiavo a guardare, sulla tavola, dove la sguattera li aveva appena sgusciati, i piselli allineati e numerati come bilie verdi in un gioco; ma sostavo rapito davanti agli asparagi, aspersi d’oltremare e di rosa, e il cui gambo, delicatamente spruzzettato di viola e d’azzurro, declina insensibilmente fino al piede – pur ancora sudicio del terriccio del campo – in iridescenze che non sono terrene. Mi sembrava che quelle sfumature celesti palesassero le deliziose creature che s’eran divertite a prender forma di ortaggi e che, attraverso la veste delle loro carni commestibili e ferme, lasciassero vedere in quei colori nascenti d’aurora, in quegli abbozzi d’arcobaleno, in quell’estinzione di sete azzurre, l’essenza preziosa che riconoscevo ancora quando, l’intera notte che seguiva a un pranzo in cui ne avevo mangiati, si divertivano, nelle loro burle poetiche e volgari come una favola scespiriana, a mutar il mio vaso da notte in un’anfora di profumo».

