– Operazione dei Carabinieri della Stazione di Grazzanise con il supporto dell’Arpac: scoperti ingenti cumuli di rifiuti speciali e pericolosi abbandonati all’aperto, su un suolo privo di adeguata impermeabilizzazione
– All’interno della proprietà individuato anche un capannone di 1.275 metri quadrati con copertura in amianto parzialmente crollata. L’intera area affidata in custodia giudiziale al sindaco, accertamenti trasmessi all’Autorità giudiziaria
Santa Maria la Fossa (Redazione) – Cinquemila metri quadrati di terreno occupati da ingenti quantitativi di rifiuti speciali e pericolosi, un capannone con la copertura in amianto parzialmente crollata e quattro persone denunciate. È il bilancio di un’operazione condotta nella mattinata di mercoledì 21 ottobre dai Carabinieri della Stazione di Grazzanise, con il supporto del personale dell’Arpac, nel territorio comunale di Santa Maria la Fossa, in provincia di Caserta.
L’intervento si è concluso con il sequestro preventivo di un’area privata sulla quale i militari dell’Arma e i tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale hanno riscontrato una situazione di particolare criticità sotto il profilo della gestione dei rifiuti e della tutela del territorio.
Nel corso delle verifiche sono stati individuati ingenti cumuli di materiali classificati come rifiuti speciali e pericolosi, depositati direttamente all’aperto ed esposti all’azione degli agenti atmosferici.
A destare ulteriore preoccupazione è stata la condizione del terreno, risultato privo di un’adeguata impermeabilizzazione, elemento rilevante nella valutazione dei possibili rischi connessi alla presenza e alla conservazione dei materiali.
L’assenza di una superficie opportunamente protetta può infatti favorire, a seconda della natura delle sostanze presenti, fenomeni di infiltrazione e dispersione nell’ambiente. Saranno gli eventuali approfondimenti tecnici a stabilire se si siano verificati fenomeni di contaminazione e quale sia l’effettiva entità delle criticità riscontrate.
L’attività ispettiva ha interessato anche un capannone situato all’interno della proprietà, esteso per circa 1.275 metri quadrati.
La struttura presentava una copertura realizzata con lastre di amianto, risultata parzialmente crollata. Una circostanza che ha richiamato l’attenzione degli operatori per le possibili implicazioni ambientali e per la necessità di verificare le condizioni di conservazione dei materiali.
La presenza di manufatti contenenti amianto, soprattutto quando deteriorati o danneggiati, richiede infatti specifiche valutazioni tecniche, finalizzate a individuare eventuali rischi di dispersione delle fibre e le misure di sicurezza necessarie.
Al termine degli accertamenti, quattro persone, comproprietarie dell’area e dell’immobile, sono state denunciate in stato di libertà all’Autorità giudiziaria per l’ipotesi di gestione non autorizzata di rifiuti.
Il provvedimento è scaturito dagli elementi raccolti durante il sopralluogo, che saranno ora sottoposti alle valutazioni dell’autorità competente.
L’intera proprietà è stata sottoposta a sequestro preventivo d’iniziativa e affidata in custodia giudiziale al sindaco pro tempore di Santa Maria la Fossa.
La misura è finalizzata a preservare lo stato dei luoghi e a impedire che la situazione possa ulteriormente aggravarsi, in attesa delle determinazioni previste dalla legge.
Gli esiti dell’operazione sono stati trasmessi all’Autorità giudiziaria, chiamata a esaminare le risultanze investigative e a valutare gli eventuali successivi provvedimenti.
L’intervento si inserisce nell’attività di controllo del territorio svolta dai Carabinieri per contrastare le condotte illecite connesse alla gestione dei rifiuti e prevenire situazioni potenzialmente dannose per l’ambiente.
La collaborazione con l’Arpac ha consentito di affiancare agli accertamenti di polizia giudiziaria le competenze tecniche necessarie per una prima valutazione delle condizioni dell’area.
Il rinvenimento di ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi su una superficie così estesa ripropone il tema della corretta gestione dei materiali di scarto, soprattutto quando vengono accumulati in spazi privi delle necessarie caratteristiche di sicurezza.
Particolare attenzione richiede anche la presenza di strutture deteriorate contenenti amianto, materiale il cui trattamento e smaltimento sono sottoposti a specifiche disposizioni per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
L’operazione di Santa Maria la Fossa conferma l’importanza della vigilanza sulle aree nelle quali possono verificarsi accumuli irregolari di rifiuti, con l’obiettivo di individuare tempestivamente le situazioni di rischio e impedire il progressivo deterioramento dei luoghi.
Resta ora da chiarire la natura dettagliata dei materiali rinvenuti, la loro provenienza e l’eventuale necessità di ulteriori verifiche ambientali.
Le indagini dovranno inoltre accertare le responsabilità individuali delle persone coinvolte, senza anticipare conclusioni rispetto a un procedimento ancora nella fase preliminare.
Per i quattro denunciati vale infatti il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
La vicenda richiama, ancora una volta, l’esigenza di un controllo costante sulla gestione dei rifiuti e sullo stato di conservazione delle strutture potenzialmente pericolose. La tutela dell’ambiente non si esaurisce nell’individuazione delle irregolarità, ma richiede prevenzione, responsabilità e interventi capaci di impedire che situazioni di degrado si trasformino in minacce concrete per il territorio e per la collettività.

