Sant’Arpino (Lorenzo Torre) – Un appuntamento che unisce cultura, fede e riflessione profonda. Domani, venerdì 17 aprile alle ore 19, presso la Parrocchia di Sant’Elpidio Vescovo, la comunità accoglierà Domenico Sorrentino, autore de “Il cuore nascosto del Cantico”, un’opera che invita a rileggere in chiave nuova uno dei testi più noti e amati della tradizione cristiana.
Al centro dell’incontro, il Cantico delle Creature, capolavoro di San Francesco d’Assisi, che continua a parlare al presente con una forza sorprendente. Non solo una lode al creato, ma un testo capace di attraversare la fragilità umana, il dolore e il senso profondo dell’esistenza.

Nel suo saggio, Mons. Sorrentino propone una lettura originale e controcorrente: partire dalla fine. Sono infatti le ultime strofe, dedicate al perdono, alla sofferenza e a “sora nostra morte corporale”, a racchiudere il significato più autentico del Cantico. Un capovolgimento della prospettiva tradizionale che porta il lettore dentro le pieghe più intime del testo.
È lì che il messaggio francescano si fa più umano e universale. Non più soltanto armonia con la natura, ma confronto diretto con il limite, con il dolore, con quella “notte dello spirito” che lo stesso Francesco visse nel periodo più difficile della sua vita.
L’iniziativa si inserisce nel contesto dell’Ottavo Centenario francescano e vedrà la partecipazione di diverse figure del territorio. Dopo i saluti del parroco Don Alfonso D’Errico e del sindaco Ernesto Di Mattia, introdurrà l’incontro il giornalista Franco Buononato.
A dialogare con l’autore saranno la docente Rosa Carillo Ambrosio e il Vescovo Angelo Spinillo, mentre il coordinamento sarà affidato al giornalista Elpidio Iorio. Previsto anche un intervento canoro di Gianni Aversano, a rendere l’atmosfera ancora più suggestiva.
Sarà un’occasione per fermarsi, ascoltare e andare oltre la superficie di un testo che tutti credono di conoscere.
Perché, come suggerisce lo stesso Sorrentino, il cuore del Cantico non è solo nella luce del sole o nella bellezza del creato ma anche, e forse soprattutto, nella capacità dell’uomo di attraversare il dolore e trasformarlo in speranza.

