Testamento biologico, Campania ultima in Italia: Napoli e Caserta tra i dati più bassi

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Napoli (Redazione) – Il diritto di scegliere in anticipo le proprie cure resta, in Campania, ancora troppo poco conosciuto e praticato. La regione è infatti ultima in Italia per diffusione delle disposizioni anticipate di trattamento, il cosiddetto testamento biologico.

Secondo i dati diffusi dall’associazione Luca Coscioni attraverso l’Osservatorio Dat, aggiornati a dicembre 2025, in Campania si registra una disposizione ogni 276 abitanti. Un dato che colloca la regione al ventesimo e ultimo posto della classifica nazionale.

Le disposizioni anticipate di trattamento consentono a ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere di indicare preventivamente le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nel caso in cui, in futuro, non fosse più in grado di esprimerle autonomamente.

Il quadro campano mostra differenze significative tra le province. Avellino registra il dato migliore della regione, con una Dat ogni 184 abitanti e 1.200 richieste depositate. Seguono Salerno, con una disposizione ogni 221 abitanti, e Caserta, che si colloca al 95esimo posto nazionale con una Dat ogni 272 abitanti.

Più arretrata la situazione di Napoli, 103esima nella graduatoria nazionale, dove si registra una disposizione ogni 311 abitanti. Ancora più basso il dato di Benevento, 106esima, con una Dat ogni 332 abitanti.

Il dato su Caserta e Napoli conferma dunque una scarsa familiarità dei cittadini con uno strumento che riguarda libertà personale, dignità della cura e autodeterminazione nelle scelte sanitarie. Non si tratta soltanto di una questione burocratica, ma di un tema civile profondo: conoscere il testamento biologico significa poter decidere, con lucidità e responsabilità, sul proprio futuro terapeutico.

Secondo l’associazione Luca Coscioni, la situazione risente anche dell’assenza di un’adeguata campagna informativa istituzionale. «Senza il diritto alla conoscenza – affermano Filomena Gallo e Marco Cappato – gli altri diritti restano solo sulla carta».

La Campania, e in particolare territori popolosi come Napoli e Caserta, si trova così davanti a una sfida culturale prima ancora che amministrativa: trasformare un diritto previsto dalla legge in una possibilità realmente conosciuta, accessibile e utilizzata dai cittadini.