Vitulazio (Carlo Pascarella) – Il pianoforte come strumento di ricerca, di dialogo e di esplorazione dell’animo umano. La terza serata del Piano Festival 2026 ha consegnato al pubblico di Vitulazio un’esperienza musicale di rara intensità grazie all’esibizione di Alessandro Sgobbio, pianista, compositore e produttore tra le figure più originali e innovative del panorama jazzistico e contemporaneo europeo.
Artista cosmopolita, residente a Parigi ma profondamente legato alle proprie radici italiane, Sgobbio ha accompagnato gli spettatori in un viaggio sonoro nel quale il pianoforte si è trasformato in strumento di ricerca, riflessione e comunicazione universale.
Al termine della performance, il musicista ha raccontato la filosofia che anima il suo percorso artistico, fondato sulla costante ricerca di nuove possibilità espressive.
«La mia ricerca – ha spiegato – è stata sempre quella di provare ad estendere la portata del timbro del pianoforte ma anche dell’energia che si può trasmettere attraverso l’esecuzione. La mia idea di pianoforte è un’idea in espansione. Si parte dalla tradizione, dall’esperienza accademica e personale, ma nel tempo mi sono interessato molto alle funzioni della musica, soprattutto alla sua capacità di comunicare e condividere emozioni con il pubblico».
Un concetto che si riflette pienamente nei tre volumi del progetto “Piano Music”, nei quali composizione, improvvisazione e sperimentazione convivono in un equilibrio delicato ma estremamente naturale.
Proprio il rapporto tra rigore e libertà creativa rappresenta uno degli elementi più affascinanti della sua produzione artistica.
«È sempre un equilibrio delicato – ha sottolineato –. Anche per questo utilizzo un’elettronica che non costruisce ritmi, ma che rappresenta un’espansione del suono del pianoforte. Questo mi permette di ricevere nuove ispirazioni e rende ogni concerto diverso dagli altri. L’obiettivo è mantenere qualcosa di autentico e vivo che possa rinnovarsi sera dopo sera».
Un linguaggio musicale che trova ulteriore forza nell’incontro con culture differenti. Nel corso degli anni Sgobbio ha infatti collaborato con Amal Murkus, tra le più autorevoli voci del panorama musicale mediorientale, e con Michele Rabbia, percussionista di fama internazionale, sviluppando progetti capaci di superare confini geografici e culturali.
«Ho imparato tantissimo da queste esperienze – ha raccontato – perché il bello della musica è creare incontro, creare rischio, creare qualcosa di nuovo. Collaborare con artisti provenienti da percorsi diversi è sempre una sfida, ma è anche un modo per restituire al pubblico qualcosa che sorprenda e che continui a generare emozioni».
Particolarmente intenso è stato il riferimento al brano “Gaza”, eseguito durante il concerto e dedicato a una delle ferite più dolorose del nostro tempo.
«La musica ha anche la funzione di parlare di ciò che accade attorno a noi. Non sarebbe onesto ignorarlo. Quello che accade oggi a Gaza e al popolo palestinese è qualcosa di terribile. Ho scritto questo brano molti anni fa, all’inizio degli anni Duemila, e sinceramente non avrei mai immaginato che sarebbe stato ancora così attuale. Ma credo sia importante continuare a ricordare e a riflettere».
Parole che confermano come la musica, nelle mani di artisti sensibili e consapevoli, possa trasformarsi in uno strumento di testimonianza civile oltre che di espressione artistica.
Non meno significativo il giudizio espresso sul Piano Festival e sulla scelta di portare grandi interpreti internazionali in una realtà di provincia come Vitulazio.
«Credo che questo sia un festival davvero ben pensato. Abbiamo bisogno di iniziative che permettano al pubblico di ascoltare linguaggi diversi, dalla musica più accessibile a quella di ricerca. È importante soprattutto per i giovani, che possono vedere da vicino artisti provenienti da percorsi differenti e comprendere cosa significhi intraprendere una carriera musicale. Spero che questo festival continui a crescere perché le basi sono solide e molto positive».
Parole che rappresentano un importante riconoscimento per una manifestazione che, giunta alla sua terza edizione, continua a consolidare la propria identità culturale e artistica.
La serata vissuta a Vitulazio ha confermato come la grande musica possa diventare occasione di incontro, riflessione e crescita collettiva. Attraverso il linguaggio universale delle note, Alessandro Sgobbio ha offerto al pubblico molto più di un concerto: un invito ad ascoltare con attenzione il mondo che ci circonda e, forse ancor prima, la voce più autentica che custodiamo dentro di noi.

