– Piazza Madonna di Loreto, nel Borgo Medievale, trasformata in teatro sotto le stelle per il capolavoro pucciniano: Walter Omaggio racconta la genesi del progetto nato dal confronto con Nicoletta Mantovani, mentre orchestra La Fleur, Chorus Cordis e un articolato cast restituiscono voce alla tragedia di Cio-Cio-San
– Il sindaco Stanislao Supino rilancia la scommessa sul turismo culturale; nella serata anche il prestigioso clarinettista Luigi Pettrone e il soprano Ida Parente, in un incontro fra professionalità del territorio, grande repertorio e memoria
Vairano Patenora (Carlo Pascarella) – Le ultime note si sono disperse fra le pietre del Borgo lasciando dietro di sé quella particolare forma di silenzio che appartiene soltanto alla musica quando riesce a incidere nella memoria. “Madama Butterfly” ha consegnato venerdì 28 agosto a Vairano Patenora una riuscita notte d’opera, trasformando Piazza Madonna di Loreto in un palcoscenico nel quale Giacomo Puccini ha incontrato l’identità di un luogo antico.
Una cornice di particolare suggestione per uno dei titoli più intensi del melodramma italiano, seguito con partecipazione da un pubblico che ha accompagnato il progressivo precipitare della vicenda di Cio-Cio-San verso il suo tragico epilogo.
Ma dietro la rappresentazione vairanese vive un progetto che guarda ben oltre il successo della singola serata.
A raccontarne genesi, ambizioni e soprattutto il legame ideale con uno dei più grandi interpreti della lirica mondiale è stato il direttore artistico e organizzatore Walter Omaggio, che prima dello spettacolo ha ripercorso le origini di una missione nata dal confronto con Nicoletta Mantovani e sostenuta dal prestigioso patrocinio morale della Fondazione Luciano Pavarotti.
«È una missione nata da una telefonata tra me e la dottoressa Nicoletta Mantovani – racconta Omaggio –. Le proposi di continuare la stessa missione di Luciano, che aveva ideato un concorso internazionale dedicato alle nuove voci».
Dietro quelle parole affiora anche un capitolo fondamentale della vicenda artistica dello stesso direttore.
Omaggio ricorda infatti di essere stato, da giovane cantante, uno dei talenti emersi proprio attraverso un concorso internazionale ideato da Luciano Pavarotti.
«Io sono nato artisticamente grazie a quel concorso, che vinsi a Filadelfia nel 1993-94. Da lì cominciai una carriera che mi ha regalato tantissime soddisfazioni, fino a diventare negli ultimi dieci anni uno dei pupilli di Luciano Pavarotti. Sono stati anni d’oro, meravigliosi: lavorare accanto al Maestro, girare il mondo con lui e imparare direttamente dalla sua esperienza è stato qualcosa di straordinario».
Un patrimonio umano e professionale che Omaggio, originario dell’Alto Casertano, ha scelto di riportare nella propria terra, trasformando quanto ricevuto nel corso della carriera in una possibilità offerta a una nuova generazione di interpreti.
Da questa intuizione è nato il Concorso Internazionale “Cuore d’Oro”.
«Dissi a Nicoletta che avrei voluto realizzare la stessa cosa che faceva il Maestro e chiamare il concorso “Cuore d’Oro”. Lei volle approfondire il progetto e successivamente lo accolse. L’obiettivo è dare spazio ai giovani e alle tante promesse della lirica».
La missione possiede anche una dichiarata dimensione territoriale.
«Ci troviamo in una terra difficile – osserva Omaggio –. Caserta è stata troppo spesso identificata con la Terra dei Fuochi. Dobbiamo riuscire a liberarci da questa immagine e mostrare anche ciò che questo territorio è capace di produrre sul piano della cultura e dei talenti».
Ogni anno, nei primi giorni di giugno, le selezioni del concorso si svolgono al Real Sito di Carditello.
Il meccanismo è costruito affinché la competizione non termini con una graduatoria o un riconoscimento formale, ma conduca concretamente al palcoscenico.
«Nel bando, che viene pubblicato già nell’ottobre dell’anno precedente, indichiamo l’opera che sarà rappresentata e i ruoli per i quali i cantanti possono concorrere. Abbiamo realizzato “La Traviata”, “Cavalleria rusticana”, “La Bohème”, i “Carmina Burana” e quest’anno “Madama Butterfly”. Selezioniamo le voci che riteniamo più adatte ai diversi personaggi e poi facciamo debuttare i vincitori. Questo è lo scopo».
Non soltanto, dunque, individuare il talento, ma offrirgli la possibilità più difficile e importante: confrontarsi con un’opera completa davanti a un vero pubblico.
È qui che il rapporto con Vairano Patenora assume un significato particolare.
«Abbiamo trovato un sindaco straordinariamente sensibile al progetto – sottolinea Omaggio riferendosi a Stanislao Supino –. Appena gli abbiamo illustrato questa missione ha immediatamente sposato l’idea, condividendo con me e con Nicoletta Mantovani il progetto di far debuttare questi giovani. Poi ci è stata proposta questa cornice e, vedendola, non abbiamo avuto dubbi».
La serata del 28 agosto ha rappresentato così il punto d’incontro fra formazione dei giovani interpreti, diffusione della lirica e valorizzazione di un patrimonio storico capace di trasformarsi esso stesso in strumento di attrazione culturale.
Un’impostazione pienamente condivisa dal primo cittadino.
Per Stanislao Supino, portare il melodramma nel Borgo non costituisce infatti un episodio isolato, ma il risultato di una scelta amministrativa maturata nel corso degli anni.
«L’intuizione risale a circa cinque anni fa, quando ero ancora vicesindaco – spiega –. Volevamo portare il melodramma in un contesto completamente diverso dai grandi teatri e dalle sedi tradizionali dell’opera. Questa è una location sui generis e proprio qui abbiamo voluto costruire qualcosa di particolare».
Il concetto attorno al quale il sindaco concentra la propria riflessione è quello delle radici.
«La cosa più bella per la nostra comunità è riuscire a legare le radici alla cultura. Il Borgo e il Castello rappresentano le nostre radici; il melodramma è patrimonio culturale immateriale dell’umanità ed è una delle forme più alte dell’arte italiana».
Un legame che non rimane confinato alla dimensione simbolica.
La presenza di spettatori provenienti da altri territori, secondo la valutazione proposta dal primo cittadino, consegna all’iniziativa anche una precisa funzione di promozione turistica.
«Se guardiamo il pubblico di questa sera, possiamo stimare che un buon 60-65 per cento sia composto da persone provenienti da fuori. Vengono qui per assistere all’opera lirica nel Borgo di Vairano e per noi questa rappresenta la soddisfazione più grande: riuscire a veicolare turismo culturale dentro un contesto bellissimo».
Una prospettiva che Supino collega direttamente al concetto contemporaneo di turismo lento.
Visitare un borgo, scoprirne l’architettura, fermarsi per assistere a un’opera e costruire attorno all’esperienza culturale una conoscenza più profonda del territorio significa infatti immaginare un modello di attrazione differente dal consumo rapido dei luoghi.
«Si parla molto di turismo lento – osserva il sindaco –. Credo che questa sia una delle cose più belle e possa rappresentare un ottimo volano per lo sviluppo turistico».
La risposta della serata sembra confortare quella intuizione.
Piazza Madonna di Loreto non ha svolto la funzione passiva di un fondale scenografico. Le pietre, le prospettive e l’atmosfera raccolta del Borgo hanno accompagnato la rappresentazione, aggiungendo alla musica una dimensione difficilmente replicabile in uno spazio convenzionale.
Sul palcoscenico Cio-Cio-San ha avuto le voci di Rossella Vigiani e Ikumi Nakagawa, mentre Lucrezia Ianieri ha interpretato Suzuki.
Kate Pinkerton è stata affidata a Miriam Russo e Katia Veneroso, mentre Francesco Doto ha vestito i panni di F.B. Pinkerton. Antimo Dell’Olmo ha interpretato Sharpless e Paolo Delai Goro.
A completare l’articolata geografia dei personaggi Sabatino Davide, nel ruolo dello zio Bonzo, Arnaldo Ventura, in quello dello zio Yakusidé, Roberto Pettrone, principe Yamadori, Luigi Marcello, commissario imperiale, Giorgio Russo, ufficiale del registro, Angela Dragone, la madre, Antonietta Giacobone, la cugina, e Ida Parente, chiamata a interpretare la zia.
Proprio la presenza di Ida Parente ha aggiunto al mosaico vocale della rappresentazione un ulteriore tassello, affidandole un ruolo inserito nella complessa dimensione familiare che circonda Cio-Cio-San. Una partecipazione significativa dentro un progetto che sceglie di far dialogare interpreti e professionalità musicali con uno dei vertici assoluti del repertorio pucciniano.
Di particolare prestigio anche la presenza del maestro Luigi Pettrone, clarinettista di consolidato profilo nazionale e internazionale. Docente al Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno, professore ospite della Filarmonica del Teatro alla Scala e dell’Orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli, Pettrone vanta un percorso maturato accanto ad alcune delle personalità più autorevoli della musica mondiale. Una figura capace di aggiungere alla serata il peso di una lunga esperienza orchestrale e concertistica.
Il Chorus Cordis, preparato dal maestro Anna Geremia, ha contribuito alla costruzione della dimensione collettiva dell’opera, mentre l’accompagnamento orchestrale è stato affidato a La Fleur sotto la direzione di Giuseppe Aprea.
Regia e coreografie hanno portato la firma di Fabio Gison, mentre Sabrina Pentoniero ha curato il trucco e Michele Napolitano le luci.
Al centro, naturalmente, è rimasta Butterfly.
La sua tragedia conserva una modernità quasi dolorosa. Dietro l’amore tradito affiorano lo squilibrio fra culture, la fragilità di chi attribuisce alla parola dell’altro un valore assoluto e l’arroganza di chi considera provvisorio ciò che per un’altra persona costituisce invece l’intera esistenza.
Pinkerton può partire. Butterfly rimane.
Puccini costruisce attorno a questa asimmetria una delle più crudeli geometrie sentimentali del melodramma e la musica conduce lo spettatore verso un epilogo conosciuto, eppure ogni volta emotivamente difficile da accettare.
A Vairano quella tensione ha incontrato un luogo che sembra fatto per custodire l’attesa.
Ed è proprio nel rapporto fra rappresentazione e Borgo che si ritrova probabilmente una delle chiavi del successo dell’iniziativa.
Valorizzare un territorio non significa soltanto restaurarne le architetture o promuoverne l’immagine. Significa restituire ai luoghi una funzione, creare ragioni per raggiungerli e trasformare la memoria in esperienza contemporanea.
Il patrocinio morale della Fondazione Luciano Pavarotti aggiunge a questa prospettiva un valore che supera il prestigio formale.
Luciano Pavarotti comprese prima di molti altri che l’opera poteva raggiungere pubblici enormemente più vasti senza perdere qualità e dignità. Portare il melodramma verso le persone non significava impoverirlo, ma restituirgli una parte della sua originaria vocazione popolare.
Attraverso l’impegno di Nicoletta Mantovani, quella concezione continua oggi a trovare nuove forme e, nel progetto raccontato da Omaggio, incontra giovani cantanti ai quali viene offerto ciò che ogni talento desidera più di qualsiasi attestato: un vero palcoscenico.
È questo, probabilmente, il filo più prezioso che ha attraversato la notte vairanese.
Un giovane Omaggio trovò molti anni fa nel concorso di Pavarotti una porta attraverso la quale entrare nel grande mondo della lirica. Oggi prova ad aprire quella stessa porta ad altri giovani, riportando nella propria terra quanto ricevuto lungo una carriera internazionale.
Una circolarità quasi perfetta fra maestro e allievo, memoria e futuro, esperienza e nuove generazioni.
E mentre il sindaco guarda alla possibilità di proseguire questa esperienza, la serata del 28 agosto lascia già un risultato concreto: per alcune ore Vairano Patenora è diventata destinazione culturale, richiamando nel proprio Borgo, secondo quanto sottolineato dal primo cittadino, una consistente componente di pubblico proveniente da altri territori.
Dopo l’ultima nota Piazza Madonna di Loreto è tornata lentamente alla propria quotidianità.
Ma il silenzio successivo alla musica non coincide mai con quello che la precede.
Restano Butterfly e Puccini. Restano le giovani voci salite sul palcoscenico, l’esperienza dei musicisti, il lavoro del coro e dell’orchestra. Rimane un Borgo attraversato da spettatori arrivati anche da lontano e l’intuizione di utilizzare la cultura non come ornamento, ma come strumento di crescita.
Resta soprattutto una linea ideale che parte da Luciano Pavarotti, attraversa l’esperienza di Walter Omaggio, incontra Nicoletta Mantovani e approda a una nuova generazione di interpreti.
È questa una delle eredità più autentiche che un grande artista possa lasciare: non essere soltanto ricordato, ma continuare a generare occasioni.
Vairano Patenora, per una notte, ha dimostrato che persino le pietre più antiche possono servire a costruire futuro.
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