– Grande partecipazione nello slargo di via Miceli per la solenne cerimonia con l’Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta Monsignor Pietro Lagnese, che ha richiamato il valore della protezione materna di Maria e di una comunità fondata sulla dignità umana, sul bene comune e sulla solidarietà
– L’opera realizzata dall’architetto Sara Sgueglia diventa il segno visibile di un’identità destinata a oltrepassare il presente. Il sindaco Antonio Scialdone: «Una testimonianza dell’oggi consegnata al domani»
Vitulazio (Carlo Pascarella) – Una comunità diventa pienamente consapevole di sé quando riesce a trasformare la memoria in eredità e l’eredità in futuro. Vitulazio lo ha fatto raccogliendosi nello slargo di via Miceli per la solenne benedizione della nuova statua dedicata alla «Civitas Mariae»: una cerimonia coronata da grande partecipazione, nella quale fede, storia, identità e senso delle istituzioni hanno composto il ritratto di una città profondamente legata alle proprie radici e, proprio per questo, capace di rivolgere lo sguardo al domani.
A conferire alla giornata il suo più alto significato spirituale è stata la solenne benedizione impartita da Monsignor Pietro Lagnese, Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta, accolto dal sindaco Antonio Scialdone, dall’Amministrazione comunale, dal parroco don Valerio Lucca, dalle autorità e dai numerosi cittadini intervenuti.
Un momento di particolare intensità, quello della benedizione, che ha ricondotto il monumento alla sua più autentica sorgente spirituale: la devozione verso Maria quale presenza materna e riferimento di una comunità chiamata a tradurre la propria fede anche nell’attenzione alla dignità della persona, nella solidarietà, nell’accoglienza e nella ricerca del bene comune.
Numerose e qualificate le presenze istituzionali, civili e militari. Alla cerimonia ha preso parte una rappresentanza del 17° Reggimento Addestramento Volontari «Acqui», insieme al Comando Stazione dei Carabinieri di Vitulazio, al Comandante dellla locale stazione dei Carabinieri Crescenzo Iannarella e al vicecomandante Pasquale Iannotta. Presenti inoltre la Protezione Civile, la Croce Rossa e l’Associazione Nazionale Carabinieri, sezione di Bellona, rappresentata da Luigi Venoso e Luigi Penniello, oltre ai sindaci e agli amministratori dei Comuni che hanno voluto condividere un appuntamento dal forte valore civile e religioso.
Significativa la partecipazione della comunità scolastica guidata dalla dirigente Rossella Patrizia Migliore, con docenti, personale non docente e soprattutto studentesse e studenti. La presenza dei ragazzi ha assunto un significato tutt’altro che meramente cerimoniale: proprio a loro è stata idealmente consegnata una delle riflessioni più profonde della giornata, quella sulla responsabilità di ricevere una memoria, custodirla e tramandarla a chi verrà dopo.
Ampia anche la rappresentanza del tessuto associativo cittadino, con il Circolo Sud, le associazioni teatrali, Vitulaccio 89, Sport e Vita, VitulArte, il Comitato Festeggiamenti Maria SS. dell’Agnena, l’Associazione Carristi, il Comitato Gemellaggi e le diverse realtà culturali, sociali, sportive e di volontariato che contribuiscono quotidianamente alla vitalità della comunità.
A scandire i diversi momenti dell’appuntamento è stata la magistrale conduzione di Erennio De Vita, che con misura, eleganza e sensibilità ha accompagnato la manifestazione, raccordandone armoniosamente i diversi passaggi e rispettandone la solennità istituzionale e religiosa.
Al centro dello slargo di via Miceli, l’opera realizzata dall’architetto Sara Sgueglia ha conferito forma e materia a un sentimento collettivo. Non soltanto un elemento monumentale destinato allo spazio pubblico, ma un segno concepito per entrare nel paesaggio umano, civile e spirituale della città: una presenza destinata a sopravvivere alla contingenza della cerimonia e a diventare parte della quotidianità di Vitulazio.
Particolarmente intenso il discorso pronunciato dalla fascia tricolore, che ha ripercorso la genesi del riconoscimento di «Civitas Mariae», restituendone non soltanto la dimensione religiosa, ma anche quella storica, civile e intergenerazionale.
Il cammino istituzionale ebbe uno dei suoi passaggi fondamentali il 10 febbraio 2024, quando, con la deliberazione numero 3, il Consiglio comunale espresse all’unanimità parere favorevole al riconoscimento del titolo. Il successivo 16 aprile il primo cittadino formulò ufficialmente la richiesta affinché Vitulazio potesse esserne insignita.
Il percorso trovò il proprio solenne compimento il 28 aprile 2025 con il decreto di Pietro Lagnese, attraverso il quale veniva riconosciuto lo «speciale legame» del popolo vitulatino con la Beata Vergine Maria e richiamata la plurisecolare devozione verso Santa Maria dell’Agnena quale elemento identitario della comunità.
Una richiesta, ha ricordato il sindaco, che non nasceva dalla volontà di attribuire alla città un semplice appellativo, ma dalla storia della sua gente, dalle famiglie, dalle tradizioni, dalle processioni, dalle preghiere tramandate e dai ricordi custoditi nelle case.
Proprio il concetto di identità ha attraversato come un filo ideale l’intervento del primo cittadino. Un’identità che non si esaurisce in una proclamazione, ma si eredita, si vive, si custodisce e, soprattutto, si trasmette.
«Una comunità senza memoria rischia di diventare semplicemente un luogo. Una comunità che custodisce le proprie radici, invece, diventa una casa», ha sottolineato la fascia tricolore, indicando nella capacità di riconoscersi in una storia condivisa una delle condizioni essenziali per costruire il domani.
La «Civitas Mariae», dunque, non come semplice titolo onorifico, ma come responsabilità. Un principio che trova la propria sostanza nella dignità umana, nella convivenza pacifica e solidale, nella tutela del bene comune e nell’attenzione verso le persone più fragili: valori che interrogano non soltanto la coscienza religiosa, ma anche quella civile e istituzionale.
«Questa mattina non siamo riuniti soltanto per inaugurare e benedire una statua», ha ricordato il sindaco. Il significato più profondo dell’opera risiede piuttosto nella volontà di consegnare alla materia ciò che da generazioni vive nell’anima di Vitulazio, rendendo visibile un sentimento e affidando a un simbolo una memoria.
Da qui uno dei passaggi più suggestivi del discorso: l’auspicio che il monumento non entri soltanto nel paesaggio urbano, ma soprattutto nel «paesaggio umano, civile e spirituale» della città, divenendo un punto nel quale la memoria possa incontrare il futuro.
Particolarmente sentito il messaggio rivolto alle studentesse e agli studenti. A loro il primo cittadino ha ricordato che una comunità non è costituita soltanto dalle persone che la abitano nello stesso momento, ma rappresenta una lunga catena di generazioni: qualcuno riceve, qualcuno custodisce, qualcuno consegna.
«Noi oggi siamo chiamati a consegnare. Voi sarete chiamati domani a custodire», il pensiero affidato ai giovani, trasformando idealmente la nuova statua in una «testimonianza dell’oggi consegnata al domani».
Non, dunque, un monumento ripiegato nostalgicamente sul passato, ma un segno proiettato verso il futuro, capace di accompagnare Vitulazio nel terzo millennio mentre mutano linguaggi, tecnologie, relazioni e forme della vita collettiva. Radici e futuro, memoria e speranza, identità e apertura sono diventati così i termini di una medesima riflessione.
Il discorso della fascia tricolore ha assunto anche un marcato valore istituzionale nel passaggio dedicato alla responsabilità dell’amministrare: ascoltare, scegliere, decidere e assumersi il peso delle decisioni, senza mai dimenticare che le Istituzioni non appartengono a coloro che temporaneamente le rappresentano, ma ai cittadini.
«Noi amministratori passiamo. La comunità resta. I mandati terminano. La storia continua», ha scandito il primo cittadino, sintetizzando una concezione del servizio pubblico fondata sulla transitorietà degli incarichi e sulla permanenza della comunità.
La giornata assume un significato ancora più profondo perché si colloca nell’anno del centenario dell’Incoronazione di Santa Maria dell’Agnena. Cento anni che racchiudono generazioni, famiglie, preghiere, speranze e ricordi; un patrimonio immateriale che il monumento contribuisce ora a rendere visibile nel tessuto urbano.
Non sono mancati i ringraziamenti a quanti hanno contribuito alla progettazione, alla realizzazione e alla cura dell’opera. Particolare rilievo è stato riservato all’architetto Sara Sgueglia, che ha realizzato l’opera, e all’architetto Emilio Razzino, insieme a Mario Di Caterino, Aureliano Lamberti per l’illuminazione, Luigi Ragozzino per la cura dei marmi, Luana Merolillo e Livio Tirozzi per l’allestimento floreale e a quanti, anche lontano dai riflettori, hanno contribuito alla riuscita della manifestazione. Ringraziamenti al cittadino onorario di Vitulazio Mario Carpino, presente anche come rappresentante dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri (Sezione di Capua).
Un riconoscimento è stato rivolto anche all’assessore Francesco Di Gaetano, che ha proposto il percorso per il riconoscimento di Vitulazio quale «Civitas Mariae», e al vicesindaco Antimo Scialdone, che insieme alla fascia tricolore ha seguito la realizzazione dell’opera e la preparazione della cerimonia.
La parte conclusiva dell’intervento del sindaco ha assunto tonalità più intime e riflessive. «Questa statua, questo monumento è vostro», ha detto rivolgendosi direttamente ai vitulatini, affidando l’opera allo sguardo, al rispetto e alla cura dell’intera comunità.
L’auspicio è che l’abitudine quotidiana non ne consumi mai completamente il significato: che passando davanti a quel luogo ciascuno possa, almeno qualche volta, rallentare il passo, sollevare lo sguardo, ricordare qualcuno, rivolgere una preghiera o semplicemente riconoscere in quel simbolo un frammento della storia della propria terra.
La benedizione di Pietro Lagnese ha rappresentato, in questo senso, il suggello spirituale dell’intera giornata, riconducendo il significato dell’opera a Maria quale materna Protettrice e figura alla cui custodia vengono affidati la comunità, le famiglie, i giovani, gli anziani, chi soffre e quanti sono chiamati a esercitare responsabilità pubbliche.
La statua realizzata da Sara Sgueglia diviene così una presenza destinata ad attraversare il tempo. Vedrà cambiare amministratori, generazioni e consuetudini; vedrà crescere i bambini e i ragazzi che hanno partecipato alla cerimonia; continuerà a occupare quello spazio quando molti dei protagonisti di questa giornata saranno ormai entrati nella memoria cittadina.
È proprio qui che risiede il significato più alto della manifestazione: comprendere che una comunità non vive soltanto nel proprio presente, ma nel dialogo incessante fra ciò che ha ricevuto e ciò che saprà lasciare.
Vitulazio ha dunque celebrato molto più dell’inaugurazione di un monumento. Ha affidato un segno al tempo e una responsabilità alle generazioni.
Perché, come è risuonato nelle parole conclusive del primo cittadino, «Civitas Mariae» non è soltanto il titolo che Vitulazio ha ricevuto: è «un’eredità da custodire, una testimonianza da consegnare, una responsabilità da vivere».
Da oggi, nello slargo di via Miceli, quell’eredità possiede anche una forma visibile: il segno silenzioso di una città che sceglie di avanzare verso il futuro senza recidere il filo della memoria, affidando a Maria il proprio cammino e alle generazioni che verranno il compito, insieme semplice e solenne, di non dimenticare.
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