– Piazza Vitulatini nel Mondo applaude alla presentazione dell’intera famiglia calcistica, dai più piccoli all’Under 18 fino alla prima squadra pronta per la Promozione: riconoscimenti, musica, colori rosanero e un forte sentimento di appartenenza
– L’ospite più atteso arriva in ritardo ma scuote subito il pubblico con giudizi senza filtri su informazione e pallone, poi il confronto con il direttore di Astra News Carlo Pascarella. La società sportiva ha siglato l’intesa in chiave ambientale con sindaco e amministrazione: il protocollo Green Goal trasformerà ogni rete in un nuovo albero
Vitulazio (Redazione) – Lo hanno aspettato a lungo. Poi Fabrizio Corona è arrivato e Piazza Vitulatini nel Mondo ha cambiato improvvisamente ritmo. Telefoni sollevati, curiosità, applausi, qualche inevitabile provocazione e quella capacità, tutta sua, di spostare l’attenzione appena prende un microfono. Ma sarebbe riduttivo raccontare la serata di Vitulazio soltanto attraverso il suo ospite più mediatico. Prima e dopo Corona, il vero protagonista è rimasto un paese intero che ha scelto di stringersi attorno alla propria squadra di calcio.
La grande festa di giovedì sera ha consegnato, infatti, l’immagine di una Vitulazio partecipe, trasversale nelle generazioni, orgogliosa di ritrovare il proprio club nel campionato di Promozione e desiderosa di accompagnare la nuova stagione dell’Asd Vitulazio Calcio sotto la presidenza di Antonio Di Bernardo.
Sul palco hanno sfilato progressivamente le diverse anime del progetto sportivo, dai più piccoli del vivaio alle formazioni giovanili, passando per l’Under 18 fino alla prima squadra. Bambini, ragazzi e atleti più esperti hanno composto il mosaico di una società che vuole trasformare il ritorno in una categoria prestigiosa in qualcosa di più duraturo: una filiera sportiva capace di crescere insieme al territorio.
L’ingresso della prima squadra è stato uno dei momenti visivamente più suggestivi. Palloncini rosa e neri, colori ufficiali del club, hanno accompagnato i calciatori, creando una coreografia festosa che ha acceso la piazza e restituito, prima ancora delle parole, il senso di appartenenza attorno alla maglia.
Non è mancato il merchandising societario, ulteriore segnale della volontà di costruire un’identità riconoscibile anche fuori dal rettangolo di gioco. Famiglie, ragazzi, tifosi storici e nuove generazioni hanno riempito lo spazio pubblico, trasformando una presentazione sportiva in una festa collettiva.
Al centro della nuova stagione c’è naturalmente Antonio Di Bernardo, presente con la moglie e i figli, circondato dallo staff e dai protagonisti della società. Il neopresidente ha richiamato la squadra alla responsabilità di rappresentare un paese, indicando nell’ambizione, nella serietà e nello spirito di sacrificio le coordinate lungo le quali dovrà svilupparsi il nuovo corso.
La linea era stata tracciata già nelle settimane precedenti: costruire un progetto destinato a durare, dare centralità al vivaio, organizzare il club secondo criteri di responsabilità e trasparenza e, soprattutto, ricucire quel legame popolare senza il quale una società calcistica rischia di possedere una squadra senza avere realmente una comunità.
«Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, perché il Vitulazio non appartiene a una sola persona. Appartiene alla società, ai calciatori, ai tifosi e soprattutto alla comunità che rappresenta», aveva spiegato Antonio Di Bernardo presentando il progetto societario.
La festa di Piazza Vitulatini nel Mondo ha offerto la prima risposta concreta a quell’appello. Vitulazio c’era, e in gran numero.
Accanto alla presidenza prende forma una struttura tecnica e societaria chiamata a trasformare le intenzioni in lavoro quotidiano. La guida della prima squadra resta affidata a Massimo Castaldo, uomo profondamente legato alla storia calcistica vitulatina, prima da giocatore e oggi da allenatore, al quale spetterà il compito di dare identità e carattere a una rosa costruita per affrontare senza timori il campionato di Promozione.
Un ruolo determinante nella composizione dell’organico è stato svolto dal direttore sportivo Salvatore Mezzacapo, protagonista dell’intenso lavoro di mercato che ha accompagnato il salto di categoria, mentre nella macchina organizzativa trova spazio anche Luigi Vella, insieme agli altri dirigenti e collaboratori che compongono l’ossatura del nuovo progetto.
Fondamentale, inoltre, il raccordo con il settore giovanile e con Sport e Vita, rappresentata dal presidente Domenico D’Addio. Proprio il vivaio costituisce uno dei cardini della filosofia societaria: accompagnare i ragazzi dalle prime esperienze calcistiche fino alle categorie superiori, costruendo progressivamente un percorso che possa condurre i talenti del territorio verso l’Under 18 e, un giorno, alla maglia della prima squadra.
Non soltanto una filiera tecnica, dunque, ma un investimento educativo e identitario attraverso il quale il Vitulazio vuole tornare a essere una casa sportiva per le nuove generazioni.
Sul versante strettamente agonistico, Massimo Castaldo ha indicato la rotta senza nascondersi dietro obiettivi troppo prudenti: «Con i giocatori che abbiamo, parlare soltanto di salvezza sarebbe riduttivo. Cercheremo di essere propositivi e di giocare ogni partita per vincerla».
In prima linea anche il direttore generale Christian Lagnese, da sempre uomo cardine del progetto calcistico in città. Sul palco sono saliti, tra gli altri, anche Giovanni Scuro (tecnico dell’Under 18), Lello Villano, il nutrizionista Marco Ciccarelli e Orazio Pezzulo: per loro targhe di riconoscimento per l’impegno profuso nel tempo e parole di stima.
Un’ambizione misurata, ma sufficientemente chiara: la Promozione non dovrà essere vissuta come una categoria nella quale limitarsi a sopravvivere, bensì come il terreno sul quale verificare la solidità del progetto costruito da Antonio Di Bernardo e dalla sua squadra dirigenziale. Alcuni calciatori della prima squadra, tra i quali Gabriele Festa ed Alessandro Vigliano, hanno risposto alle domande dei cronisti. Tutti si sono detti orgogliosi di indossare la maglia del Vitulazio e di aver sposato il progetto, pronti ad affrontare questa nuova avventura sportiva. Aggregato al gruppo dell’Under 18 anche Carmine Scialdone, figlio del sindaco Antonio Scialdone, presente insieme ai giovani calciatori in uno dei momenti dedicati al settore giovanile.
Forte e visibile anche la presenza dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Antonio Scialdone, accompagnato dal vicesindaco Antimo Scialdone, dall’assessore Antonella Ciriello, dal consigliere con delega allo Sport Guido De Lucia – pregevole anche il suo intervento sul palco – e da altri rappresentanti istituzionali. Presente anche Michela Pontillo, consorte del primo cittadino.
Per Antonio Scialdone la serata ha assunto, inoltre, un significato personale: il sindaco ha festeggiato in piazza il proprio 56° compleanno, ricevendo l’affetto e gli auguri della comunità nel mezzo di una manifestazione costruita proprio attorno ai concetti di appartenenza e condivisione.
Il primo cittadino ha ricondotto il rilancio del calcio a una più ampia strategia di promozione territoriale, sottolineando la capacità dello sport di aggregare generazioni differenti, alimentare il senso civico e restituire soprattutto ai ragazzi luoghi reali nei quali incontrarsi e riconoscersi.
La parte forse più significativa del suo intervento ha però guardato oltre il rettangolo verde.
Sul palco è stato infatti sancito Green Goal, il protocollo sottoscritto dal Comune di Vitulazio e dall’Asd Vitulazio Calcio 1983 attraverso l’intesa tra Antonio Scialdone e Antonio Di Bernardo.
Il principio è tanto immediato quanto evocativo: per ogni gol realizzato dal Vitulazio nel corso della stagione verrà piantato un albero in una delle aree del territorio individuate dall’amministrazione comunale come maggiormente adatte o bisognose di nuova vegetazione.
Un pallone in rete, dunque, non produrrà soltanto un risultato sportivo. Lascerà una traccia concreta nel paese.
Green Goal mette insieme sport, politiche ambientali e responsabilità verso le generazioni più giovani, trasformando il calcio in veicolo di sensibilizzazione. L’albero piantato diventa così memoria permanente di un gol, ma soprattutto simbolo di un patto tra società sportiva, istituzioni e territorio.
La presentazione ha riservato spazio anche ai riconoscimenti per quanti hanno contribuito alla vita sportiva e sociale locale.
Tra i premiati, il giornalista Michele Ciccarelli, al quale è stato consegnato un attestato per il lungo impegno dedicato al racconto dello sport e, in particolare, alle vicende del calcio vitulatino.
L’attesa per Corona, protrattasi ben oltre l’orario inizialmente previsto, non ha tuttavia creato vuoti nella manifestazione.
A intrattenere il pubblico hanno pensato Dodo’ Di Bernardo (fratello del presidente) e la compagna Consuelo Passarelli, protagonisti di una piacevole parentesi musicale costruita attorno a celebri evergreen italiani. Le loro interpretazioni hanno accompagnato una parte della serata con eleganza, trasformando l’attesa in un ulteriore momento di spettacolo e partecipazione.
Poi è arrivato Fabrizio Corona.
E il registro è cambiato.
Sul palco, inizialmente insieme al conduttore Ettore Dimitroff, Corona non ha scelto mezze misure. Il suo intervento ha attraversato informazione, comunicazione e costume con il linguaggio tagliente che ne accompagna da anni le apparizioni pubbliche.
Particolarmente duro il passaggio dedicato al mondo dell’informazione. Soffermandosi anche sul caso che in questi giorni coinvolge Sigfrido Ranucci e sulle vicende emerse nel dibattito mediatico nazionale, Corona ha sintetizzato il proprio giudizio con un’affermazione destinata inevitabilmente a suscitare discussioni: «Il giornalismo è morto».
Una provocazione, ma anche il punto di partenza di un ragionamento molto più ampio sulla trasformazione dei media, sul rapporto tra informazione e potere e sulla credibilità di chi esercita una professione chiamata quotidianamente a raccontare fatti, persone e istituzioni.
Non meno tranchant il giudizio riservato al calcio italiano.
Corona ha messo a confronto il movimento nazionale con quello di altri Paesi, sostenendo che il sistema abbia perduto qualità, autorevolezza e capacità di competere ai massimi livelli. Poi ha abbandonato qualsiasi prudenza lessicale: «Il calcio italiano fa schifo, la Lega fa schifo, la Figc fa schifo», estendendo la critica anche al comportamento di una parte dei calciatori.
Parole fortissime, naturalmente attribuibili all’ospite e pronunciate davanti a una piazza che ha reagito tra curiosità, applausi e inevitabile sorpresa.
Dopo il primo intervento con l’ottimo presentatore Ettore Dimitroff, Fabrizio Corona si è trattenuto sul palco per il confronto con il direttore responsabile di Astra News Carlo Pascarella.
Nessuna intervista ingabbiata dentro una scaletta rigida. Il dialogo ha preso rapidamente una strada propria, attraversando ironia, vita vissuta, politica, giornalismo, comunicazione, notorietà, potere mediatico e responsabilità individuale.
Il caso Sigfrido Ranucci è tornato inevitabilmente al centro della conversazione, conducendo il confronto in quel territorio delicato nel quale libertà di informazione, condotte personali, credibilità professionale e ruolo pubblico finiscono per incrociarsi.
Corona può dividere, provocare, spiazzare. Per un giornalista, tuttavia, l’intervista interessante non coincide necessariamente con quella concessa da chi condivide le sue idee. È spesso il confronto capace di suscitare una risposta, portare alla luce una contraddizione o lasciare una provocazione sulla quale continuare a ragionare dopo che i microfoni sono stati spenti.
Ed è precisamente ciò che è accaduto sul palco di Vitulazio.
Il dialogo di cinque minuti con Carlo Pascarella ha alternato passaggi seri e momenti ironici, lasciando all’ospite la libertà di esprimere posizioni talvolta estreme e all’intervistatore il compito di sollecitarne ragioni, contraddizioni e sfumature davanti a una platea rimasta attenta fino a tarda sera.
A governare l’intera manifestazione, tenendo insieme una scaletta particolarmente articolata, è stato Ettore Dimitroff, chiamato ad accompagnare la presentazione delle squadre, gli interventi istituzionali, le premiazioni, la musica e l’atteso arrivo dell’ospite.
Alla fine, tuttavia, la fotografia più significativa della notte vitulatina non coincide soltanto con quella del personaggio nazionale arrivato intorno alle undici e capace immediatamente di catalizzare l’attenzione.
Restano i bambini con la maglia della squadra. Restano i palloncini rosanero, la prima squadra accolta dalla propria gente, le famiglie, i giovani e i meno giovani riuniti nella stessa piazza. Resta il riconoscimento a chi per anni ha raccontato lo sport locale. Rimangono le parole di un presidente che vuole costruire e quelle di un sindaco che chiede al calcio di diventare anche strumento di promozione del territorio.
Soprattutto rimane quell’accordo apparentemente piccolo e invece ricco di significato: un albero per ogni gol.
Antonio Di Bernardo apre una stagione nella quale dovrà trasformare l’entusiasmo in organizzazione. Antonio Scialdone affida allo sport una parte della propria idea di comunità. Il Vitulazio torna in Promozione portandosi dietro una piazza che, almeno nella notte della presentazione, ha dimostrato di avere ancora voglia di riconoscersi nei propri colori.
Il campionato porterà classifiche, trasferte, vittorie, inevitabili sconfitte e domeniche nelle quali un pallone potrà modificare umori e prospettive.
La partita più importante, però, è già cominciata fuori dal campo: fare in modo che quella piazza gremita non resti la fotografia felice di una sola sera.
Se il Vitulazio saprà custodire attorno alla propria maglia la stessa partecipazione mostrata giovedì, avrà conquistato qualcosa che nessuna classifica riesce interamente a misurare. E se davvero ogni pallone spedito in rete farà nascere un albero, il calcio avrà trovato a Vitulazio una metafora particolarmente felice: segnare oggi qualcosa destinato a mettere radici domani.
Fotogallery originale












