Vitulazio (Redazione) – Quando il confronto politico abbandona l’aula consiliare per trasferirsi sui social network, il rischio è quello di trasformare il dibattito democratico in una successione di accuse e contrapposizioni lontane dalle sedi deputate alla discussione pubblica. È in questo contesto che si inserisce la ferma risposta della presidente del Consiglio comunale di Vitulazio, Antonella Carusone, intervenuta dopo le contestazioni formulate dalla consigliera di opposizione Melania Russo in merito all’ultima seduta dell’assise cittadina.
Una replica articolata, decisa nei contenuti e fortemente orientata alla tutela del ruolo istituzionale ricoperto, attraverso la quale Carusone ha inteso riaffermare un principio che considera imprescindibile: il rispetto delle regole rappresenta il fondamento dell’attività amministrativa e democratica.
Al centro della vicenda vi è l’assenza della consigliera Russo durante il Consiglio comunale e le successive critiche rivolte alla presidenza dell’assemblea. Secondo Carusone, tuttavia, la realtà dei fatti sarebbe molto diversa dalla ricostruzione proposta dall’esponente dell’opposizione.
«La legge è stata rispettata, il Consiglio comunale si è tenuto e lei ha scelto di non esserci», afferma la presidente, sintetizzando una posizione che punta a riportare il dibattito sul terreno della legittimità degli atti e delle responsabilità istituzionali.
L’esponente della maggioranza evidenzia come la decisione di non partecipare ai lavori consiliari, motivata dalla presunta assenza delle condizioni politiche necessarie, rappresenti una scelta personale che non avrebbe alcuna incidenza sulla validità delle procedure adottate dall’ente.
Nelle sue considerazioni emerge anche una lettura politica più ampia della vicenda. Carusone ricorda infatti che Melania Russo ha fatto parte della maggioranza fino a pochi mesi fa, prima della separazione maturata all’interno del gruppo amministrativo. Una circostanza che, secondo la presidente, contribuisce a spiegare l’origine delle tensioni oggi presenti nel panorama politico cittadino.
Particolarmente significativo appare poi il riferimento alla presenza della consigliera nei pressi della sede comunale durante la giornata del Consiglio. Un episodio che Carusone utilizza per sottolineare quella che ritiene una contraddizione evidente.
«Il mandato elettorale si onora dentro l’aula, discutendo e votando», osserva la presidente, ribadendo che il luogo naturale del confronto democratico resta il Consiglio comunale e non le piattaforme digitali o le polemiche esterne.
L’aspetto destinato ad assumere maggiore rilevanza politica riguarda però il punto integrato all’ordine del giorno che ha originato gran parte della controversia.
L’argomento inserito riguardava infatti una proposta di project financing finalizzata alla riqualificazione energetica di quattro plessi scolastici, della chiesa e degli uffici comunali, per un investimento complessivo di circa cinque milioni di euro.
Un intervento di notevole portata amministrativa che punta a modernizzare strutture pubbliche strategiche attraverso il coinvolgimento di capitali privati e l’utilizzo delle opportunità offerte dal Conto Termico 3.0, con significative ricadute in termini di efficientamento energetico e sostenibilità.
Secondo Carusone, l’integrazione dell’ordine del giorno sarebbe avvenuta nel pieno rispetto delle disposizioni normative e delle tempistiche previste dalla legge. Per questo motivo la presidente respinge con decisione ogni contestazione relativa alla regolarità della procedura.
Anzi, proprio l’importanza del progetto renderebbe ancora più evidente, secondo la sua ricostruzione, la necessità di un confronto diretto nell’aula consiliare, sede naturale del dibattito politico e amministrativo.
Non meno ferma appare la replica alle accuse di carattere personale. La presidente respinge infatti qualsiasi tentativo di mettere in discussione il proprio operato come garante del corretto funzionamento dell’assemblea cittadina.
Particolarmente severo risulta inoltre il giudizio espresso in relazione ai richiami alla solidarietà femminile e alla violenza di genere utilizzati nel dibattito politico.
«Confondere la normale dialettica politica con la violenza sulle donne è un insulto all’intelligenza dei cittadini e al dolore di chi soffre davvero», afferma Carusone, prendendo nettamente le distanze da accostamenti ritenuti inappropriati.
Anche la richiesta di dimissioni avanzata nei suoi confronti viene respinta senza esitazioni. La presidente rivendica infatti la volontà di proseguire nel proprio incarico con senso delle istituzioni, rigore amministrativo e rispetto del mandato ricevuto dagli elettori.
La vicenda rappresenta l’ennesimo capitolo di un confronto sempre più acceso all’interno della politica vitulatina, dove maggioranza e opposizione si confrontano su visioni differenti del ruolo istituzionale e delle modalità di partecipazione alla vita amministrativa.
Nelle parole della presidente del Consiglio emerge una linea precisa: i progetti che riguardano il futuro della comunità devono essere affrontati nelle sedi istituzionali, attraverso il confronto democratico e la partecipazione attiva degli eletti.
Una posizione che Antonella Carusone sintetizza efficacemente nella frase conclusiva del suo intervento, destinata a diventare il simbolo di questa nuova polemica politica: «Vitulazio ha bisogno di fatti, non di post».

