Welfare e disabilità a Caserta: l’urgenza di un’Anagrafe Unica della Fragilità

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Caserta (Rosalba Moccia) – Davanti a concetti come digitalizzazione, inclusione e PNRR, l’opinione pubblica tende a dare per scontato che lo Stato disponga di un quadro preciso delle fragilità presenti in Italia. La realtà, tuttavia, appare più complessa. Nel nostro Paese manca ancora un censimento realmente unificato, aggiornato e costantemente integrato delle persone con disabilità, così come una mappatura sistematica delle principali patologie. Ne deriva un sistema di welfare che, in molti casi, programma i servizi territoriali sulla base di stime, proiezioni e dati storici, anziché su informazioni complete e puntualmente aggiornate. Ciò può determinare una programmazione che non sempre riesce a rispecchiare pienamente i bisogni reali dei territori.

Questa criticità non deriva tanto dalla mancanza di dati, quanto piuttosto dalla loro frammentazione. Le informazioni esistono e sono custodite da diversi enti istituzionali, ciascuno per le proprie competenze, ma non sempre risultano pienamente interoperabili o integrate in un unico sistema informativo.

Uno dei principali limiti è riscontrabile anche nella stessa definizione operativa del concetto di disabilità. Si tende infatti ad associare la disabilità soprattutto alle patologie congenite o agli esiti di traumi, trascurando il forte legame tra l’invecchiamento della popolazione e la progressiva perdita dell’autonomia personale. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante in un Paese come l’Italia, caratterizzato da un’elevata età media della popolazione, dove la non autosufficienza rappresenta una delle principali condizioni di fragilità. Un anziano che non riesce più a vestirsi, lavarsi o svolgere autonomamente le attività quotidiane, infatti, può non rientrare nei sistemi di rilevazione della disabilità fino al riconoscimento formale dell’invalidità civile, spesso richiesto dai familiari.

È proprio in questa fase che emergono alcune criticità organizzative. L’INPS dispone dei dati relativi alle prestazioni economiche erogate, mentre le ASL raccolgono le informazioni di carattere sanitario e i Comuni gestiscono gli interventi assistenziali e sociali. Si tratta di patrimoni informativi estremamente preziosi che, pur nel rispetto delle normative sulla tutela della privacy, potrebbero beneficiare di una maggiore interoperabilità finalizzata esclusivamente alla programmazione dei servizi pubblici.

A questo quadro si aggiungono le rilevazioni dell’ISTAT, fondamentali per comprendere i fenomeni su scala nazionale e regionale, ma costruite prevalentemente attraverso metodologie campionarie. Tali strumenti risultano particolarmente efficaci nell’analisi statistica generale, ma possono offrire minori elementi di dettaglio quando occorre programmare interventi mirati a livello comunale o di singolo quartiere.

Anche nella provincia di Caserta emerge l’esigenza di una conoscenza sempre più puntuale delle fragilità presenti sul territorio. I Piani di Zona, attraverso i quali i Comuni associati programmano gli interventi sociali, sono spesso chiamati a distribuire risorse sulla base delle domande formalmente presentate dai cittadini e dei dati disponibili. Tuttavia, una parte della popolazione fragile potrebbe non accedere ai servizi per ragioni legate all’isolamento sociale, al peso dell’assistenza familiare o alla scarsa conoscenza dei propri diritti. Di conseguenza, alcuni bisogni rischiano di rimanere sommersi e di non emergere pienamente nella programmazione.

Caserta è un territorio interessato da profondi cambiamenti demografici. La disponibilità di dati più dettagliati sugli anziani non autosufficienti e sulle principali forme di disabilità consentirebbe di programmare interventi maggiormente aderenti alla realtà locale. Un sistema di rilevazione costantemente aggiornato, capace di individuare la distribuzione delle diverse tipologie di fragilità – motorie, cognitive o psichiche – nei vari comuni e quartieri della provincia, favorirebbe una pianificazione più efficace dei servizi.

Le ricadute di una conoscenza incompleta del fabbisogno territoriale si riflettono in numerosi ambiti: dalla programmazione dei trasporti accessibili ai fondi destinati alla non autosufficienza, dalla pianificazione dei servizi scolastici di sostegno fino alle procedure di affidamento dei servizi socioassistenziali, che richiedono tempi amministrativi spesso complessi. Non si tratta necessariamente di carenze imputabili alle amministrazioni locali, che nella maggior parte dei casi continuano a considerare le politiche sociali una priorità, bensì delle difficoltà oggettive derivanti da un sistema informativo ancora frammentato. Del resto, è difficile programmare con precisione ciò che non si riesce a misurare in maniera altrettanto precisa.

Per questo motivo appare sempre più opportuno superare una logica basata prevalentemente su dati storici e sviluppare strumenti capaci di integrare le banche dati già esistenti, dando vita a un’Anagrafe Unica della Fragilità fisica e psichica.

Naturalmente un progetto di questa portata richiederebbe un importante investimento organizzativo, tecnologico e professionale, con personale qualificato nella raccolta, nell’analisi e nell’elaborazione dei dati. Non si tratta, però, di un obiettivo irrealizzabile. Lo dimostra l’esperienza dell’Anagrafe della Fragilità dell’ATS Brianza, in Lombardia, attiva dal 2005 tra le province di Monza e Lecco. Il sistema integra stabilmente dati sanitari, sociosanitari e assistenziali, consentendo di monitorare oltre 100.000 persone fragili e offrendo un valido esempio di come una programmazione basata su dati integrati possa contribuire a rendere più efficaci gli interventi.

Solo conoscendo con maggiore precisione chi ha bisogno di assistenza, quali siano le necessità prevalenti e dove esse si concentrino sarà possibile passare da una gestione prevalentemente emergenziale a una programmazione realmente costruita sulle esigenze del territorio e, soprattutto, delle persone.