Mondragone – Un leggero brusio accompagna l’ingresso del pubblico mentre la sala del Teatro
Ariston si riempie gradualmente. L’atmosfera è carica di aspettativa per l’inizio di “Cirilli &
Family”. Poco prima che le luci si abbassino e il sipario si apra, ho l’occasione di scambiare
qualche parola con Gabriele Cirilli: un incontro che si rivela subito naturale, sincero e ricco di
contenuti.
Lo spettacolo, firmato da El Primero Produzioni e guidato da Luigi Esposito, propone una comicità
che intreccia esperienze personali, osservazione della società e dinamiche familiari, dando vita a un
racconto capace di coinvolgere e far riflettere.
Fin da subito emerge una qualità che va oltre la scena: la disponibilità autentica dell’artista. Cirilli si
mostra aperto, diretto, privo di formalismi, trasformando quello che potrebbe essere un breve
scambio in un dialogo più ampio sul suo percorso e sul valore della comicità. Ne nasce una
conversazione intensa, attraversata da ricordi, riconoscenza verso i maestri e una chiara
consapevolezza del ruolo culturale del teatro.
Nei tuoi spettacoli la famiglia è spesso al centro. Quanto incide la tua esperienza personale?
«Direi moltissimo: circa l’80% di ciò che porto sul palco nasce dalla mia vita. Parto sempre dalla
realtà. Racconto diversi tipi di famiglia: quella tradizionale, quella meno convenzionale, ma anche
quelle che si creano nel lavoro, nello sport o tra amici. Attraverso monologhi, sketch e canzoni
provo a osservare queste realtà da prospettive diverse.Il mio maestro, Gigi Proietti, mi diceva
sempre: “Porta la tua realtà sul palco. Se è vera, il pubblico la sentirà”. È un insegnamento che non
ha mai lasciato. Spesso, a fine spettacolo, le persone mi dicono che si riconoscono in quello che
racconto. Ed è lì che capisco che qualcosa di personale è diventato universale.»
Nel corso della tua carriera hai attraversato diversi linguaggi. È cambiato il tuo modo di far
ridere?
«In fondo no. La mia comicità è rimasta coerente nel tempo. Certo, bisogna adattarsi ai
cambiamenti del linguaggio e del pubblico, ma senza perdere l’identità. Ho sempre creduto in una
comicità pulita, che non abbia bisogno di offendere. Il pubblico percepisce quando una battuta
nasce da un’osservazione sincera e quando invece è costruita solo per strappare una risata.»
Accanto al palcoscenico ti dedichi anche alla formazione. Che valore ha per te?
«È fondamentale. Anche qui devo molto a Proietti, che mi ha spinto a intraprendere questa strada.
Mi diceva che avevo un buon rapporto con i giovani. Così ho aperto una scuola di alta formazione
all’Aquila: un percorso di quattro anni pensato per dare ai ragazzi strumenti concreti. Quando ho
iniziato io, tutto era più complicato. Oggi sento il bisogno di restituire qualcosa, aiutando chi vuole
intraprendere questo mestiere, che richiede impegno, studio e sacrificio.»
Oggi la comicità vive anche sui social. Che ruolo ha ancora il teatro?
«Il teatro va rispettato, è un luogo speciale. Oggi però capita che sul palco salgano figure che non
vengono da questo mondo: influencer, chef, altri personaggi. Il rischio è che diventi semplicemente
uno spazio da riempire. Capisco le difficoltà dei teatri, soprattutto dopo il periodo del Covid, ma
resta una differenza: il teatro non è solo un luogo fisico, è un’arte, una tradizione, un mestiere.»
Come immagini la comicità italiana nel futuro?
«Ti racconto un episodio: a un evento internazionale sulla comunicazione ho incontrato un comico
americano. Gli dissi: “I am stand-up comedian”. Lui mi rispose: “Cabaret”. Questo dimostra che le
etichette cambiano. Oggi si parla di stand-up, ieri di cabaret. Ma la sostanza resta: la comicità vera
continuerà a esistere, al di là dei nomi.»
Quando il dialogo si conclude, le luci iniziano a spegnersi e l’attenzione del pubblico si concentra
sul palco. Tra poco Cirilli darà vita a “Cirilli & Family”, trasformando ricordi personali e
osservazioni quotidiane in una narrazione condivisa.
Rimane la sensazione di aver incontrato non solo un artista affermato, ma una persona capace di
unire competenza e sensibilità. La sua disponibilità, la gratitudine verso i maestri e l’impegno verso
le nuove generazioni raccontano molto della sua idea di teatro.
Perché la comicità più autentica non nasce dall’effetto immediato, ma dalla capacità di riconoscere,
nella vita di ogni giorno, la materia più vera per far sorridere — e, a volte, anche per far pensare.

