– A ventidue anni dall’omicidio della 19enne promoter, i legali della famiglia si oppongono alla richiesta di archiviazione della Procura: l’udienza al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere
– Tracce biologiche sul giubbino della vittima e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Cellurale tra gli elementi indicati per chiedere ulteriori accertamenti
Aversa/San Tammaro (Redazione) – Il prossimo 9 novembre è fissata un’udienza dinanzi al gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che potrebbe segnare una svolta nel caso di Romina Del Gaudio, la 19enne promoter sequestrata e uccisa ad Aversa nel 2004.
A ventidue anni di distanza, questo efferato delitto attende una risposta decisiva sul destino dell’inchiesta, dopo la richiesta di archiviazione della Procura, alla quale si sono opposti i legali della famiglia.
A sostegno della richiesta di riapertura ci sono due elementi chiave: un possibile Dna dell’assassino rinvenuto sul giubbino della vittima e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Giovanni Cellurale, sulle presunte coperture della camorra in un contesto segnato da silenzi omertosi.
Secondo la ricostruzione difensiva, sul giubbino indossato dalla vittima sono state rinvenute tracce biologiche riconducibili a un cittadino francese, emerse grazie alle indagini difensive avviate dai legali della famiglia.
Romina lavorava come promoter ad Aversa quando scomparve e fu vista l’ultima volta nei pressi di una macelleria. Il corpo fu ritrovato settimane dopo nel bosco della Reggia di Carditello: la ragazza era stata colpita con una coltellata e da due colpi di pistola alla testa.
Un dettaglio alimenta l’ipotesi di un delitto avvenuto altrove: i jeans sui quali poggiava il cadavere non erano intrisi di sangue.
Cellurale ha indicato un uomo della camorra casertana in possesso di un’arma dello stesso calibro usato nell’omicidio, ma il suo Dna non coincide con quello estratto dal giubbino.
Per gli avvocati, questo non esclude la pista: chiedono di verificare anche la cerchia di persone vicine a quell’uomo che, secondo il collaboratore, avrebbe goduto di coperture e silenzi complici nel paese.

