Caivano, operaio morto dopo la caduta da un capannone: arresti domiciliari per il datore di lavoro di Salvatore Calignano

Tempo di lettura: 4 minuti

– Svolta nelle indagini sulla tragedia del 2 ottobre: un imprenditore di 37 anni, residente a Caivano, è gravemente indiziato di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e omicidio colposo aggravato. Il Gip di Napoli Nord dispone gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Indagati anche il committente dei lavori e il proprietario del capannone

– Le immagini della videosorveglianza avrebbero documentato la totale assenza di dispositivi di sicurezza durante i lavori in quota, eseguiti insieme ad altri due operai irregolari. Secondo la Procura, il datore di lavoro avrebbe formalizzato l’assunzione della vittima soltanto dopo l’incidente, retrodatandone la decorrenza. Escluse, allo stato, le ipotesi di spostamento del ferito e omissione di soccorso

Caivano (Redazione) – Una morte sul lavoro, un cantiere privo delle necessarie misure di protezione e un’assunzione formalizzata soltanto dopo la tragedia, nel tentativo, secondo gli investigatori, di far apparire regolare un rapporto lavorativo. Sono gli elementi emersi dall’inchiesta sulla morte di Salvatore Calignano, l’operaio precipitato il 2 ottobre scorso dal tetto di un capannone a Caivano e deceduto il giorno successivo nell’ospedale «San Giuliano» di Giugliano in Campania.

Nella giornata di venerdì 9 ottobre, i Carabinieri della Stazione di Caivano, con il supporto della locale Compagnia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, nei confronti di un uomo di 37 anni residente a Caivano, datore di lavoro della vittima.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord, su richiesta della Procura della Repubblica che coordina le investigazioni.

L’indagato è ritenuto gravemente indiziato dei reati di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche.

L’inchiesta coinvolge, allo stato, anche il committente dei lavori e il proprietario del capannone, entrambi indagati per omicidio colposo aggravato, nell’ipotesi di cooperazione colposa.

La ricostruzione della dinamica dell’incidente è stata possibile grazie a un’attività investigativa particolarmente articolata, sviluppata anche attraverso l’acquisizione e l’analisi delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona.

Secondo quanto riferito dalla Procura, le indagini hanno inizialmente incontrato difficoltà nel reperire testimoni disponibili a raccontare quanto accaduto. Un clima di timore e reticenza che gli investigatori sono riusciti progressivamente a superare proprio grazie alle registrazioni delle telecamere, attraverso le quali sono state individuate persone presenti al momento dell’infortunio.

Le successive testimonianze hanno consentito di delineare con maggiore precisione le circostanze della caduta.

In particolare, Salvatore Calignano stava eseguendo lavori edili sul tetto di un capannone insieme ad altri due operai, risultati irregolari, quando è precipitato al suolo.

Le immagini esaminate dai Carabinieri avrebbero evidenziato, secondo gli inquirenti, la totale assenza di presidi e cautele destinati a proteggere i lavoratori impegnati nelle attività in quota.

Un elemento centrale nell’impianto accusatorio, alla luce delle disposizioni che impongono specifiche misure di prevenzione per le lavorazioni caratterizzate dal rischio di caduta dall’alto.

Gli accertamenti hanno permesso inoltre di chiarire un altro aspetto della vicenda, sul quale erano inizialmente emerse ipotesi differenti.

Attraverso l’esame dei filmati, delle registrazioni delle telefonate al 118 e dei dati Gps dell’ambulanza intervenuta, gli investigatori hanno stabilito che il luogo in cui l’operaio è stato soccorso coincide con quello della caduta.

Non hanno dunque trovato riscontro, allo stato delle indagini, né l’ipotesi che il ferito fosse stato spostato da altre persone né quella di un’omissione di soccorso.

La Procura ha precisato che Salvatore Calignano è stato immediatamente assistito da persone estranee ai fatti, presenti sul posto, che hanno prontamente contattato il servizio di emergenza sanitaria e atteso l’arrivo dell’ambulanza.

Particolarmente significativa, nell’ambito delle contestazioni rivolte al datore di lavoro, è poi la circostanza relativa alla posizione contrattuale dell’operaio.

Gli accertamenti avrebbero infatti documentato la presenza del 37enne sul luogo dell’incidente e la successiva formalizzazione dell’assunzione della vittima, effettuata nella stessa giornata del 2 ottobre, ma dopo il verificarsi dell’infortunio.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il rapporto lavorativo sarebbe stato registrato con decorrenza dal giorno precedente, simulando così una condizione di regolarità occupazionale.

Un passaggio che gli investigatori considerano rilevante per ricostruire il contesto nel quale Salvatore Calignano svolgeva la propria attività e le responsabilità connesse all’organizzazione dei lavori.

L’operaio, trasportato in ospedale dopo la caduta, è deceduto il 3 ottobre presso il presidio sanitario «San Giuliano» di Giugliano in Campania.

La morte ha dato origine a un’indagine che, oltre alle circostanze materiali dell’incidente, si concentra sul rispetto degli obblighi di sicurezza, sulla regolarità dei rapporti lavorativi e sulle responsabilità dei soggetti coinvolti nell’esecuzione delle opere.

Le investigazioni proseguono per completare la ricostruzione dei fatti e definire le singole posizioni.

La Procura di Napoli Nord ha sottolineato che il provvedimento eseguito costituisce una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari, suscettibile di impugnazione. Per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

La tragedia di Caivano riporta al centro dell’attenzione una delle questioni più drammatiche del mondo del lavoro: la sicurezza di chi opera quotidianamente nei cantieri, spesso esposto a rischi elevatissimi.

La tutela della vita non può essere considerata un adempimento secondario, né una formalità da regolarizzare successivamente. È un obbligo che precede ogni attività lavorativa e una responsabilità che riguarda l’intera organizzazione del cantiere.

La morte di Salvatore Calignano, mentre la magistratura prosegue nell’accertamento delle responsabilità, richiama ancora una volta la necessità di una cultura della prevenzione capace di tradursi in comportamenti concreti. Perché nessuna esigenza produttiva può giustificare l’assenza delle condizioni indispensabili per tornare a casa al termine di una giornata di lavoro.