– Arrestato a Torre Annunziata il 35enne ritenuto dagli investigatori al vertice del clan Gionta, ricercato dal 5 ottobre. Si nascondeva nella propria abitazione, all’interno di una stanza segreta accessibile attraverso un sistema elettrico azionato con telecomando
– Il rifugio, dotato di letto, televisore, console per videogiochi e uscita di emergenza nel garage, ricorda quello in cui nel dicembre 2011 fu catturato il boss dei Casalesi Michele Zagaria. L’operazione della Squadra Mobile di Napoli nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulla guerra tra clan
Torre Annunziata (Redazione) – Una stanza segreta, nascosta all’interno della propria abitazione, protetta da un sofisticato sistema di apertura telecomandato e dotata persino di televisore, PlayStation e uscita di emergenza. È terminata così la fuga di Valentino Gionta junior, 35 anni, ritenuto dagli investigatori una figura di vertice dell’omonimo clan camorristico di Torre Annunziata, arrestato nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato cittadino.
Un’operazione che richiama inevitabilmente alla memoria la cattura di Michele Zagaria, il potente esponente del clan dei Casalesi arrestato il 7 dicembre 2011 in un bunker sotterraneo a Casapesenna, nella provincia di Caserta, dopo quasi sedici anni di latitanza.
A rendere particolarmente significativa l’analogia è la struttura del nascondiglio, realizzato per consentire al ricercato di sottrarsi rapidamente ai controlli delle forze dell’ordine attraverso un accesso occultato e un meccanismo di apertura difficile da individuare.
Valentino Gionta junior era sfuggito al blitz anticamorra dello scorso 5 ottobre, quando la Polizia di Stato aveva eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
L’operazione aveva interessato nove persone, indagate nell’ambito dell’inchiesta sul violento scontro tra il clan Gionta e il gruppo criminale conosciuto come «IV Sistema», attivo soprattutto nel rione Penniniello di Torre Annunziata.
Sette destinatari della misura erano stati sottoposti a custodia cautelare in carcere e altri due agli arresti domiciliari, mentre il 35enne era riuscito a sottrarsi alla cattura, facendo perdere le proprie tracce.
La fuga, tuttavia, non lo aveva portato lontano dalla città nella quale il clan ha storicamente esercitato la propria influenza.
Gli investigatori hanno infatti concentrato l’attenzione proprio sulla sua abitazione, situata a poche centinaia di metri da Palazzo Fienga, l’edificio che per decenni ha rappresentato la roccaforte dell’organizzazione camorristica e che è ormai interessato da un avanzato intervento di demolizione.
La scoperta del nascondiglio ha consentito di ricostruire le modalità attraverso le quali il ricercato riusciva a rendersi irreperibile.
L’accesso alla stanza segreta era stato ricavato nell’abitazione, attraverso un’apertura occultata nell’area del bagno e collegata a un dispositivo elettrico attivabile mediante telecomando.
Premendo un pulsante, il meccanismo consentiva di azionare una porta nascosta e raggiungere il rifugio, sottraendolo alla vista di chiunque si trovasse all’interno dell’appartamento.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti della Polizia di Stato, il sistema permetteva di raggiungere il nascondiglio in circa un minuto, rendendo particolarmente difficile individuare la presenza di una persona durante un controllo ordinario.
All’interno della stanza gli agenti hanno trovato un letto, un televisore e una PlayStation, elementi che dimostrano come il vano fosse stato predisposto per consentire una permanenza prolungata.
Il rifugio disponeva inoltre di un’uscita di emergenza collegata al garage, un ulteriore accorgimento che avrebbe potuto agevolare l’allontanamento dall’abitazione in caso di necessità.
La struttura del bunker presenta caratteristiche che ricordano da vicino quelle del nascondiglio utilizzato da Michele Zagaria, arrestato quindici anni fa a Casapesenna al termine di una delle più importanti operazioni contro il clan dei Casalesi.
Anche in quel caso, la cattura aveva consentito di individuare un rifugio sotterraneo protetto da sistemi di occultamento, progettato per rendere difficoltoso l’intervento delle forze dell’ordine.
L’arresto di Michele Zagaria, dopo una latitanza durata quasi sedici anni, aveva rappresentato un risultato di straordinaria importanza per il contrasto alla criminalità organizzata nella provincia di Caserta.
Il confronto tra i due episodi riguarda soprattutto le modalità utilizzate per nascondersi agli investigatori, attraverso ambienti segreti ricavati all’interno di edifici apparentemente ordinari.
Nel caso di Torre Annunziata, l’individuazione del bunker ha permesso agli agenti di concludere la ricerca di Valentino Gionta junior, ponendo fine a circa venti giorni di irreperibilità.
Il 35enne appartiene a una famiglia storicamente legata alla criminalità organizzata del territorio oplontino. È infatti figlio di Aldo Gionta e nipote dell’omonimo Valentino Gionta, storico fondatore del clan, entrambi condannati all’ergastolo.
Secondo gli investigatori, il giovane avrebbe assunto un ruolo di rilievo nell’organizzazione, in una fase caratterizzata da tensioni e contrapposizioni tra gruppi criminali rivali per il controllo del territorio.
L’inchiesta che ha portato alla sua cattura prende origine da una violenta rissa avvenuta nel 2025 all’interno del centro commerciale Maximall, episodio che avrebbe coinvolto persone ritenute vicine al clan Gionta e al cosiddetto «IV Sistema».
Secondo la ricostruzione investigativa, lo scontro sarebbe stato seguito da ulteriori azioni intimidatorie e ritorsioni, maturate nel contesto della contrapposizione tra le due organizzazioni.
Tra i reati contestati agli indagati figurano, a vario titolo, rissa, rapina, violenza privata, pubblica intimidazione con uso di armi e detenzione e porto illegale di armi da sparo, con l’aggravante del metodo mafioso.
In particolare, Valentino Gionta junior è accusato di avere partecipato, insieme ad altri indagati, a un’aggressione nei confronti di un commerciante ritenuto vicino alla fazione rivale.
Le accuse si collocano nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere accertate nelle competenti sedi giudiziarie, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
L’operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli, diretta dal primo dirigente Mario Grassia, in collaborazione con il personale del Commissariato di Torre Annunziata.
Determinante è risultata l’attività investigativa sviluppata dopo il mancato arresto del 5 ottobre, che ha consentito di concentrare progressivamente le ricerche sull’abitazione del 35enne.
La scoperta della stanza segreta aggiunge un elemento significativo al quadro delle indagini sulle organizzazioni camorristiche del territorio, evidenziando l’utilizzo di sistemi di occultamento progettati per sfuggire alle operazioni di polizia.
Il ritrovamento assume inoltre un valore simbolico per Torre Annunziata, città nella quale il contrasto alla criminalità organizzata continua a intrecciarsi con il percorso di recupero e riqualificazione dei luoghi storicamente associati al potere dei clan.
Non distante dall’abitazione nella quale è stato rintracciato Valentino Gionta junior, infatti, Palazzo Fienga rappresenta uno dei simboli più conosciuti della presenza camorristica nel territorio.
La progressiva demolizione dell’edificio e il progetto di trasformazione dell’area in uno spazio pubblico destinato alla collettività costituiscono un intervento dal forte significato istituzionale e sociale.
La cattura del 35enne, arrivata dopo venti giorni di ricerche, rappresenta un ulteriore risultato dell’attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato sotto il coordinamento della magistratura antimafia.
Resta adesso aperto il percorso giudiziario relativo alle contestazioni formulate nell’inchiesta sulla contrapposizione tra il clan Gionta e il gruppo «IV Sistema».
La vicenda dimostra, ancora una volta, come il contrasto alle organizzazioni criminali passi anche attraverso la capacità di individuare sistemi di protezione e nascondigli concepiti per sottrarre i ricercati all’azione delle istituzioni.
Dalla cattura di Michele Zagaria a Casapesenna, nel dicembre 2011, fino all’arresto di Valentino Gionta junior a Torre Annunziata, nell’ottobre 2026, i bunker continuano a emergere nelle indagini contro la camorra.
Cambiano i protagonisti, le generazioni e le tecnologie utilizzate per occultarsi, ma resta centrale il lavoro degli investigatori, chiamati a ricostruire movimenti, relazioni e strategie di chi tenta di sfuggire alla giustizia.
E dietro una porta nascosta, apparentemente invisibile agli occhi di chi entra in un’abitazione, può trovarsi l’ultimo rifugio di una fuga destinata a concludersi davanti agli uomini dello Stato.

