– All’Archivio di Stato, nell’ambito della XX Settimana nazionale della ricerca, il filosofo richiama l’eredità morale e civile di Paolo Broccoli e Raffaele Nogaro, protagonisti di un confronto fondato sulla giustizia sociale, sulla dignità umana e sulla costruzione della pace
– Un incontro di elevato spessore culturale con rappresentanti della Chiesa, studiosi e testimoni delle due figure. Al centro della riflessione la necessità di ricostruire un’alleanza tra responsabilità politica e coscienza cristiana per affrontare le profonde crisi dell’Europa contemporanea
Caserta (Redazione) – La politica ha smarrito la capacità di rispondere alle grandi inquietudini del presente, mentre l’Europa attraversa una stagione nella quale conflitti, divisioni e fragilità istituzionali rischiano di compromettere le fondamenta stesse della convivenza democratica. Ricostruire il dialogo tra laici e cristiani, recuperando il significato autentico della responsabilità, diventa allora una necessità storica prima ancora che culturale.
È il messaggio di particolare intensità affidato dal filosofo Massimo Cacciari al suo intervento conclusivo nell’incontro «Il dialogo tra laici e cattolici nell’eredità di Paolo Broccoli e Raffaele Nogaro», ospitato ieri, venerdì 16 ottobre, presso l’Archivio di Stato di Caserta, nell’ambito della XX Settimana nazionale della ricerca.
Una riflessione che, muovendo dalla testimonianza di due personalità profondamente diverse per formazione e vocazione, ha assunto i contorni di un appello rivolto alla politica contemporanea, chiamata a ritrovare gli strumenti della mediazione, del diritto e della pace.
Per Massimo Cacciari, il rapporto tra Paolo Broccoli e Raffaele Nogaro rappresenta un esempio significativo di come differenti visioni del mondo possano incontrarsi sul terreno della responsabilità verso la persona e la collettività.
Il primo, uomo interamente dedito alla politica, avvertiva con sofferenza la crescente difficoltà di tradurre i propri convincimenti in un’azione organizzata e concretamente efficace. Il secondo, vescovo profondamente legato al Vangelo, riconosceva nella fedeltà a Cristo il fondamento di ogni scelta, senza separare la dimensione spirituale dall’attenzione alle condizioni materiali dell’esistenza.
«Responsabilità significa capacità di rispondere», ha osservato Massimo Cacciari, distinguendo questo principio dalla generica retorica dell’ascolto che frequentemente accompagna il linguaggio pubblico.
Una differenza sostanziale: ascoltare non basta, se non si possiedono la volontà e gli strumenti per affrontare le questioni che attraversano la società.
Nell’esperienza di Paolo Broccoli, tale esigenza si traduceva nella ricerca di un’organizzazione politica capace di misurarsi con problemi sempre più complessi. Proprio l’insufficienza degli strumenti disponibili costituiva, secondo il filosofo, una delle ragioni della sua sofferenza.
Diversa, ma profondamente complementare, la testimonianza di Raffaele Nogaro, per il quale essere cristiani significava impegnare ogni energia nel tentativo di seguire Cristo.
Una fedeltà radicale che, nell’interpretazione di Massimo Cacciari, rendeva il suo cristianesimo autenticamente laico, estraneo alla confusione tra potere politico e dimensione religiosa.
Da questa distinzione nasceva la possibilità di un’intesa fondata non sull’appartenenza ideologica, ma sulla comune ricerca della giustizia.
Il dialogo tra i due affondava così le proprie radici nella tradizione migliore della sinistra italiana e del cattolicesimo sociale, accomunati dalla convinzione che i conflitti debbano trovare soluzione attraverso il confronto e il riconoscimento reciproco, anziché mediante l’imposizione della forza.
Particolarmente significativa la riflessione del filosofo sul contributo che la fede cristiana può offrire alla costruzione di una società più giusta.
«I cristiani sono dei compagni preziosissimi nella ricerca della giustizia sociale perché con la loro fede nella Resurrezione ci insegnano che il limite estremo del possibile è l’impossibile».
Una prospettiva che Massimo Cacciari ha ricondotto alla concezione cristiana del iam et nondum, il «già e non ancora», nella quale la storia rimane aperta a possibilità che il semplice calcolo politico potrebbe considerare irrealizzabili.
La capacità di immaginare ciò che appare impossibile diventa, in questa lettura, una risorsa essenziale per una politica che voglia sottrarsi alla rassegnazione e ritrovare la forza di progettare il futuro.
Da qui l’appello a ricostruire il rapporto tra la testimonianza cristiana e una politica consapevole della gravità del momento storico.
«Dobbiamo riprendere questa intesa tra cristiani e politici responsabili, ritessere il filo di questa lunga storia», ha ammonito il professore, prospettando conseguenze drammatiche per un’Europa incapace di recuperare il valore del dialogo.
L’incontro, moderato dal giornalista di Repubblica Francesco De Core, si era aperto con l’intervento della direttrice dell’Archivio di Stato Fortunata Manzi, che ha richiamato l’importanza etica e civile delle due figure ricordate.
Pur appartenendo a esperienze differenti, Paolo Broccoli e Raffaele Nogaro hanno condiviso una concezione dell’impegno pubblico fondata sull’attenzione alle persone e sulla responsabilità verso la comunità.
Il vescovo di Caserta e Capua Pietro Lagnese ha posto l’accento sul valore della loro amicizia, interpretandola come una testimonianza capace di parlare anche al presente.
In un tempo caratterizzato da contrapposizioni sempre più accentuate, la «virtù dell’amicizia» può infatti rappresentare una forma concreta di apertura all’altro, capace di superare le appartenenze senza cancellare le differenze.
Un contributo particolarmente significativo è giunto da Paola Broccoli, presidente dell’associazione intitolata al padre, che ha ricordato il patrimonio politico e culturale lasciato dalle due personalità.
La sua riflessione ha valorizzato anche l’importanza dell’archivio che Paolo Broccoli ha voluto consegnare al territorio, riconoscendo nella conservazione dei documenti uno strumento essenziale per trasmettere alle nuove generazioni la memoria dell’impegno civile.
Di intensa partecipazione emotiva l’intervento della professoressa Anna Carfora, della Fondazione Nogaro, che ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi dell’esperienza pastorale del vescovo.
Al centro della sua testimonianza, la straordinaria coerenza tra convinzioni evangeliche e comportamenti pubblici, espressa attraverso una vicinanza concreta ai lavoratori, ai migranti e alle persone maggiormente esposte alle disuguaglianze.
«Nel vescovo l’uomo e la figura istituzionale coincidevano, senza discrepanze né contraddizioni. Una sola fedeltà, quella al Vangelo, che per Nogaro coincideva con la fedeltà alla persona», ha sottolineato Anna Carfora.
Una concezione del ministero episcopale che si traduceva nella scelta di essere «compagno di strada», condividendo le condizioni di vita degli altri senza rivendicare posizioni di superiorità.
La studiosa ha ricordato le numerose battaglie che videro Raffaele Nogaro impegnato in prima persona, dalla difesa dell’ospedale di Sessa Aurunca alle marce della notte di Natale del 1987 e del 1989 accanto ai lavoratori.
Non meno rilevante il suo impegno contro la guerra, l’inquinamento e le attività estrattive, fino alla mobilitazione contro la discarica di Lo Uttaro.
Proprio in occasione di quella vertenza, nel 2007, il vescovo celebrò una messa alla quale parteciparono circa duemila persone, testimonianza di una presenza pastorale capace di coinvolgere anche cittadini lontani dalla pratica religiosa.
Un’esperienza che superava i confini confessionali e rifiutava ogni identificazione automatica tra fede e appartenenza partitica.
«I credenti non possono diventare categoria politica», ha ricordato Anna Carfora, richiamando una convinzione profondamente radicata nel pensiero del vescovo.
Il confronto è stato arricchito dagli interventi di altri autorevoli studiosi.
Il professore Alex Höbel ha ricostruito il dialogo tra cattolici e comunisti nella storia della Repubblica italiana, collocando l’esperienza di Paolo Broccoli e Raffaele Nogaro all’interno di una tradizione politica e culturale caratterizzata da incontri, tensioni e convergenze.
Il professore Nelson Mauro Maldonato ha approfondito il rapporto tra coscienza individuale, diritto e responsabilità, richiamando la centralità delle scelte personali nella costruzione di una società democratica.
Il biografo Adelchi Scarano ha invece ripercorso i vent’anni di intensa frequentazione tra i due protagonisti, evidenziando la profondità di un legame alimentato dal rispetto reciproco e dalla comune attenzione alla dignità umana.
All’iniziativa hanno partecipato anche il presidente della Fondazione Padre Raffaele Nogaro, don Nicola Lombardi, e numerosi soci, a conferma dell’interesse che continua a circondare l’eredità morale e civile del vescovo.
La giornata ha così offerto un’occasione di approfondimento che, pur muovendo dalla ricostruzione di esperienze appartenenti alla storia recente, ha posto interrogativi di stringente attualità.
Quale spazio rimane per una politica capace di costruire compromessi senza rinunciare ai principi? In che modo la testimonianza cristiana può contribuire alla ricerca della giustizia sociale senza trasformarsi in strumento di appartenenza partitica? E soprattutto, come restituire alla responsabilità pubblica il significato di una risposta concreta alle necessità delle persone?
Sono domande che attraversano l’intervento di Massimo Cacciari e trovano nella vicenda umana di Paolo Broccoli e Raffaele Nogaro un riferimento particolarmente significativo.
La loro amicizia dimostra che il dialogo autentico non richiede uniformità di pensiero, ma la disponibilità a riconoscere nell’altro un interlocutore necessario.
In un’Europa attraversata da conflitti e profonde incertezze, il richiamo a quella stagione di confronto assume il valore di una sollecitazione rivolta alle istituzioni, alla Chiesa e alla società civile.
L’eredità dei due protagonisti non si esaurisce dunque nella memoria di un rapporto personale, ma continua a interrogare il presente sulla possibilità di costruire una politica capace di coniugare realismo e speranza.
La lezione emersa dall’incontro casertano risiede proprio in questa consapevolezza: la pace non nasce dall’assenza delle differenze, ma dalla capacità di trasformarle in dialogo, riconoscendo nella dignità della persona il principio che deve orientare ogni scelta.
Ritessere quel filo, come ha invitato a fare Massimo Cacciari, significa recuperare una tradizione nella quale la responsabilità politica e la coscienza cristiana, pur nella loro autonomia, possono concorrere alla costruzione di un futuro più giusto.
Una prospettiva che restituisce alla memoria di Paolo Broccoli e Raffaele Nogaro il suo significato più profondo: non soltanto custodire ciò che è stato, ma continuare a interrogarsi su ciò che, insieme, è ancora possibile realizzare.

