– Il comitato chiede trasparenza alla Provincia e un progetto concreto per il futuro della sede di via Settembrini.
– Docenti, studenti, famiglie ed ex alunni chiedono di mantenere alta l’attenzione sulle conseguenze della chiusura e della divisione dell’istituto in tre plessi.
Caserta (Alessio Piombino) – La chiusura dell’istituto Mattei ha lasciato una macchia indelebile sulla città intera, colpendo, come sempre, i cittadini: oggi c’è una scuola senza la sua sede e una comunità divisa in tre plessi lontani tra loro.
È da questa situazione che, durante l’estate, è nato il gruppo “Ritorno al Mattei”, formato da docenti, studenti, famiglie e cittadini che chiedono di mantenere alta l’attenzione sul futuro dell’istituto e, soprattutto, sulla sede di via Settembrini.
«È stata una notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno, ci siamo ritrovati dall’oggi al domani senza una “casa”». Queste le parole della professoressa Manuela Parlapiano, docente di lettere e una delle fondatrici del comitato.
Il gruppo comincia a formarsi proprio dopo la decisione presa dalla Provincia il 13 luglio. Inizialmente erano due i docenti impegnati nell’organizzazione, ai quali si sono progressivamente aggiunti altri insegnanti, studenti, famiglie e cittadini. Un movimento che si è sviluppato anche attraverso i social, con pagine e gruppi dedicati alla vicenda.
Il nome “Ritorno al Mattei” racchiude già quello che è l’obiettivo dell’iniziativa: tornare nella sede di via Settembrini, dove l’istituto ha costruito la propria storia.
«Non significa voler escludere quella che oggi è diventata un’altra componente della nostra realtà, il Ferraris – precisa la docente –. È semplicemente un modo per dire che vogliamo tornare lì, nel luogo in cui questa scuola è nata 65 anni fa».
Componente centrale del comitato è rappresentata dagli studenti, i primi a promuovere il primo incontro pubblico organizzato fuori dalla sede nei giorni scorsi. «Gli studenti sono stati fondamentali», sottolinea la docente. «La voce che ha dato vita al primo vero incontro è partita proprio da loro».
Al centro delle richieste c’è soprattutto il rapporto con la Provincia. Il comitato chiede di conoscere le procedure seguite e di avere indicazioni precise sul futuro dell’edificio. «Uno dei nostri obiettivi è proprio chiedere trasparenza alla Provincia», afferma la professoressa Parlapiano. «Vogliamo conoscere le procedure, avere chiarimenti formali su ciò che è stato fatto e sapere cosa dovrà accadere in futuro».
Secondo il gruppo, alla chiusura dell’edificio non sarebbe seguito un progetto concreto sul suo futuro. «La Provincia ha provveduto alla chiusura della scuola, ma non ci è stato presentato un progetto di ricostruzione. Nelle carte si parla di abbattimento, ma non abbiamo visto un progetto per ciò che dovrebbe venire dopo».
Per il comitato, il Mattei non rappresenta soltanto una scuola, ma anche un presidio sociale e culturale del centro di Caserta. «Se le scuole abbandonano il centro, il centro muore», ricordando le numerose attività culturali e formative promosse negli anni dall’istituto e il suo rapporto con la comunità. «Il Mattei ha formato generazioni, combattuto la dispersione scolastica ed è stato un presidio di legalità, cultura e inclusione».
Il comitato chiede che la sede di via Settembrini non venga dimenticata e che venga preservato il patrimonio di laboratori e spazi che ha caratterizzato l’offerta formativa del Mattei. «Vogliamo tornare a stare insieme, ma anche tornare nel centro della città, dove siamo sempre stati», sottolinea la docente. Tra le criticità segnalate c’è anche l’assenza di una palestra nei tre plessi che oggi ospitano l’istituto.
La mobilitazione proseguirà oggi, giovedì 17 settembre, con un’assemblea in piazza Padre Pio, organizzata dagli studenti insieme al comitato e aperta alla comunità. Al centro dell’incontro ci saranno le richieste di trasparenza alla Provincia, i chiarimenti sul futuro dell’edificio e la richiesta di un progetto di ricostruzione o risanamento. «Vogliamo progetti e piani e vogliamo essere certi che si stia lavorando per risolvere il problema».
A unirsi alle voci di chi chiede risposte sul futuro del Mattei sono anche gli ex studenti, legati all’istituto non soltanto dal percorso scolastico, ma anche dai ricordi e dalle esperienze vissute tra quelle aule. Tra loro anche un’ex studentessa diplomatasi due anni fa, che ha voluto condividere il proprio punto di vista sulla chiusura della sede di via Settembrini.
Maria Ferrante, una delle due studentesse raggiunte, afferma: «Essendo un’ex studentessa del Mattei, questa chiusura mi dispiace particolarmente. Mi sono diplomata lì due anni fa e quella scuola rappresenta per me un luogo a cui sono molto legata. Capisco che la sicurezza debba essere la priorità, ma credo che gli studenti abbiano il diritto di sapere cosa sta succedendo e quali soluzioni concrete verranno adottate. La loro mobilitazione non è soltanto una protesta, ma un modo per difendere il diritto allo studio e chiedere di essere ascoltati».
A esprimere preoccupazione per la chiusura del Mattei è anche Clea D’Amico, ex studentessa dell’istituto, che sottolinea le conseguenze che il trasferimento potrebbe avere soprattutto sulla formazione dei ragazzi.
«La chiusura del Mattei è una grande perdita, soprattutto per gli studenti, che rischiano di perdere parte delle risorse e delle possibilità offerte dalla scuola, tra laboratori, strumentazioni e spazi specifici. Credo che saranno proprio i giovani a pagare le conseguenze di questo provvedimento. Per questo ritengo giusto che gli studenti si mobilitino e chiedano risposte: ritrovarsi da un giorno all’altro senza la propria scuola e senza spiegazioni concrete genera inevitabilmente rabbia, ed è importante che facciano sentire la propria voce».

