– Operazione della Guardia di Finanza di Ischia, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Otto persone indagate tra soci e amministratori di aziende con sedi nelle province di Caserta e Napoli, affidatarie della raccolta dei rifiuti in 14 Comuni campani. Sotto esame appalti per circa 75 milioni di euro
– Secondo gli investigatori, attraverso prestanome e presunti trasferimenti fittizi di rami d’azienda sarebbero stati reimpiegati capitali riconducibili alla criminalità organizzata. Il sequestro, eseguito il 12 ottobre e convalidato il 23, ha portato all’affidamento delle società a un amministratore giudiziario
Caserta/Napoli (Redazione) – Un patrimonio di oltre sette milioni di euro sottoposto a sequestro, otto persone indagate e tre società impegnate nella raccolta dei rifiuti urbani in quattordici Comuni della Campania. Sono i numeri di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che riporta l’attenzione sui possibili interessi della criminalità organizzata nel settore dei servizi ambientali.
L’operazione è stata eseguita il 12 ottobre scorso dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Ischia, in attuazione di un decreto di sequestro preventivo disposto d’urgenza dalla Procura partenopea.
Il provvedimento riguarda tre imprese con sedi nelle province di Napoli e Caserta, i cui soci e amministratori sono coinvolti negli accertamenti relativi al presunto reimpiego di capitali di provenienza criminale.
Secondo l’ipotesi investigativa, le aziende avrebbero acquisito beni e risorse provenienti da un’ulteriore società ritenuta contaminata da capitali riconducibili al clan dei Casalesi.
L’inchiesta rappresenta lo sviluppo di precedenti accertamenti avviati dalla magistratura antimafia. Già nel marzo 2026, infatti, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli aveva disposto il sequestro delle quote di una società considerata dagli inquirenti uno strumento per il reinvestimento di proventi illeciti.
Le successive verifiche condotte dalle Fiamme Gialle avrebbero consentito di ricostruire i movimenti finanziari e individuare un meccanismo attraverso il quale il patrimonio dell’impresa già sequestrata sarebbe stato progressivamente trasferito ad altre realtà aziendali.
Il sistema ipotizzato dagli investigatori si sarebbe basato su conferimenti fittizi di rami d’azienda e sull’utilizzo di prestanome, con l’obiettivo di garantire la prosecuzione delle attività economiche e degli affidamenti pubblici.
Attraverso queste operazioni, la struttura aziendale sarebbe stata sostanzialmente distribuita tra le tre società destinatarie del nuovo provvedimento.
Particolarmente rilevante il valore degli appalti interessati, quantificato complessivamente in circa 75 milioni di euro, relativi ai servizi di raccolta dei rifiuti affidati dagli enti locali.
Per evitare ulteriori dispersioni patrimoniali, la Procura ha quindi disposto il sequestro preventivo dei beni e delle disponibilità societarie, per un valore superiore a sette milioni di euro.
Il provvedimento ha interessato anche il capitale sociale delle tre imprese, dal valore nominale complessivo di 240mila euro.
Le aziende sono state immediatamente affidate a un amministratore giudiziario nominato dalla Procura, con il compito di assumere la gestione del patrimonio sottoposto a vincolo.
Il 23 ottobre il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha convalidato il sequestro disposto d’urgenza, emettendo un apposito provvedimento cautelare.
L’indagine pone nuovamente al centro dell’attenzione il rapporto tra criminalità economica, capitali di presunta provenienza illecita e affidamenti pubblici in un settore particolarmente delicato come quello dell’igiene urbana.
La ricostruzione accusatoria dovrà essere verificata nelle sedi giudiziarie competenti. Gli otto indagati conservano pienamente la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Resta la rilevanza di un’attività investigativa che richiama l’importanza della trasparenza nella gestione dei servizi pubblici e della tutela dell’economia legale, soprattutto quando sono in gioco risorse economiche considerevoli e interessi essenziali per le comunità locali.

