Caserta e Napoli nell’inchiesta «Mani d’oro»: perquisizioni della Gdf, sequestri fino a 37 milioni di euro

Tempo di lettura: 2 minuti

– Maxi operazione coordinata dalla Procura di Ravenna su un presunto sistema di somministrazione illecita di manodopera e riciclaggio: oltre 40 perquisizioni tra Ravenna, Rimini, Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce. Nel mirino numerose società formalmente attive nelle costruzioni meccaniche

– Secondo le Fiamme Gialle, le imprese avrebbero funzionato come «serbatoi» per circa mille lavoratori, soprattutto stranieri. Disposti sequestri di liquidità, beni mobili e immobili fino a circa 37 milioni di euro; altri 7,5 milioni sequestrati nella Repubblica di San Marino

Caserta (Redazione) – Una rete societaria estesa attraverso diverse aree del Paese, circa mille lavoratori impiegati secondo meccanismi ora al vaglio degli inquirenti e un flusso di denaro che, seguendo le tracce finanziarie, avrebbe aperto uno scenario investigativo ben più ampio di quello iniziale. Tocca anche le province di Caserta e Napoli l’inchiesta «Mani d’oro», coordinata dalla Procura di Ravenna e incentrata sulle ipotesi di somministrazione illecita di manodopera e riciclaggio.

La Guardia di Finanza ravennate, su delega del pubblico ministero Raffaele Belvederi, ha eseguito perquisizioni e sequestri d’urgenza nell’ambito di un’attività investigativa che si è progressivamente estesa su scala nazionale.

Sono state effettuate oltre 40 perquisizioni, disposte attraverso due distinti decreti della Procura, nelle province di Ravenna, Rimini, Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce.

I finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Ravenna hanno inoltre dato esecuzione a un provvedimento di sequestro riguardante liquidità, beni mobili e immobili nella disponibilità degli indagati fino a un valore complessivo di circa 37 milioni di euro, somma ritenuta dagli investigatori riconducibile ai presunti profitti illeciti derivanti da reati tributari e dal successivo riciclaggio.

Al centro degli accertamenti figurano numerose società formalmente operanti nel comparto delle costruzioni meccaniche. Secondo l’ipotesi investigativa delle Fiamme Gialle, alcune di queste avrebbero tuttavia svolto essenzialmente la funzione di serbatoi di manodopera destinata alle imprese effettivamente operative.

Il sistema avrebbe coinvolto circa mille lavoratori, in larga parte di origine straniera, impiegati come saldatori, carpentieri e manovali d’officina.

Le assunzioni e i licenziamenti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati modulati sulla base dei carichi di lavoro delle società realmente operative. Un meccanismo che, nell’ipotesi accusatoria, avrebbe consentito alle aziende interessate non soltanto un consistente risparmio fiscale, ma anche la possibilità di disporre con continuità della forza lavoro evitando alcuni degli obblighi connessi a un ordinario rapporto di lavoro dipendente.

L’indagine ha assunto una dimensione ulteriore attraverso l’analisi dei movimenti finanziari. Seguendo il percorso del denaro, gli investigatori avrebbero infatti individuato altri soggetti sospettati di essere coinvolti nel riciclaggio delle somme incassate.

Gli approfondimenti hanno superato anche i confini italiani. La cooperazione giudiziaria instaurata con il Tribunale unico della Repubblica di San Marino ha portato al sequestro di rapporti finanziari per circa 7,5 milioni di euro riconducibili a uno degli indagati.

Secondo l’ipotesi degli inquirenti, quest’ultimo avrebbe giustificato la disponibilità delle risorse finanziarie attribuendole a vincite al gioco. Proprio questa circostanza ha determinato ulteriori verifiche sulle slot machine e sul comportamento di alcuni dipendenti.

L’inchiesta «Mani d’oro» resta nella fase investigativa e dovrà ora chiarire, attraverso l’esame della documentazione sequestrata e degli elementi raccolti nelle diverse province coinvolte, l’effettiva struttura dei rapporti societari, lavorativi e finanziari finiti sotto osservazione.