Caserta e provincia sotto la cappa di ozono e polveri sottili, l’aria diventa la nuova emergenza d’estate

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Caserta (Redazione) – Il caldo non è più soltanto una questione di temperature. Nell’estate casertana l’afa porta con sé un nemico meno visibile, ma potenzialmente più insidioso: la qualità dell’aria. Ozono in crescita, polveri sottili persistenti, traffico e aree industriali compongono un quadro che merita attenzione, soprattutto mentre le temperature continuano a mantenersi elevate.

I dati delle centraline dell’Arpac restituiscono infatti una situazione che interessa diversi punti della provincia, con concentrazioni di ozono che nei giorni più caldi hanno raggiunto livelli significativi.

Il valore più elevato indicato dagli ultimi rilevamenti riguarda Maddaloni, dove la concentrazione è arrivata a 148 microgrammi per metro cubo.

A Caserta, nell’area monitorata dall’impianto di via De Gasperi, il dato ha raggiunto 137 microgrammi per metro cubo.

Valori importanti sono stati registrati anche tra San Felice a Cancello e Marcianise, disegnando una geografia dell’inquinamento che non coincide necessariamente con i soli centri maggiormente urbanizzati.

L’ozono troposferico presenta una caratteristica particolare: tende a formarsi e ad aumentare proprio nelle giornate caratterizzate da forte irraggiamento solare e temperature elevate.

Il caldo persistente, dunque, non rappresenta soltanto un disagio climatico, ma può concorrere alla creazione delle condizioni favorevoli all’accumulo di alcuni inquinanti.

Il problema assume maggiore rilievo considerando gli effetti che concentrazioni elevate possono produrre soprattutto sulle persone più vulnerabili, dai bambini agli anziani fino a chi soffre di patologie respiratorie.

Ma l’ozono costituisce soltanto una parte della questione.

Come riferisce Il Mattino nell’edizione casertana, dall’inizio dell’anno la centralina di Teverola avrebbe già registrato 41 giornate oltre il limite giornaliero previsto per le Pm10, mentre il tetto annuale consentito è di 35 superamenti.

Il dato colloca nuovamente l’area dell’agro aversano al centro della riflessione sulla qualità ambientale della provincia.

Anche Caserta presenta numeri da osservare: vengono segnalati 20 superamenti. Seguono Maddaloni e Aversa con 19 e Marcianise con 15.

Non siamo, dunque, davanti a un fenomeno circoscritto a un unico Comune.

La mappa racconta piuttosto una criticità diffusa, sebbene con intensità differenti, che attraversa territori caratterizzati da una forte presenza di traffico veicolare, insediamenti produttivi e importanti assi di collegamento.

Ed è precisamente questa combinazione a rendere complessa qualsiasi risposta.

Ridurre l’inquinamento atmosferico significa intervenire contemporaneamente sulla mobilità, sull’organizzazione urbanistica, sulla presenza del verde e sulle emissioni provenienti dalle attività produttive.

Nel Casertano il nodo delle aree industriali appare particolarmente delicato.

L’area Asi rappresenta un motore economico e occupazionale essenziale, ma proprio la concentrazione di aziende e gli spostamenti quotidiani di lavoratori e merci impongono una riflessione sulla sostenibilità della mobilità.

Il ricorso quasi obbligato all’automobile privata finisce per moltiplicare il traffico nelle ore di ingresso e uscita dagli stabilimenti.

Trasporto pubblico insufficiente e collegamenti non sempre adeguati trasformano così una questione logistica in un problema ambientale.

A questo si aggiunge il tema del verde urbano.

Alberi, superfici permeabili e aree ombreggiate non rappresentano più soltanto elementi ornamentali della città, ma infrastrutture ambientali capaci di contribuire alla mitigazione delle temperature e al miglioramento della vivibilità urbana.

Caserta e numerosi centri della provincia scontano ancora una distribuzione disomogenea degli spazi verdi, mentre l’espansione edilizia e la progressiva impermeabilizzazione del suolo hanno modificato profondamente il paesaggio.

La sfida, pertanto, non consiste semplicemente nel piantare qualche albero in più.

Occorre ripensare parti della città secondo una logica nella quale mobilità, verde, edilizia e salute pubblica appartengano allo stesso disegno.

La qualità dell’aria rischia altrimenti di diventare una di quelle emergenze alle quali ci si abitua proprio perché non producono immagini spettacolari.

Non si vede una nube scura sopra Caserta, non esiste un confine oltre il quale l’aria improvvisamente cambia.

Esistono invece numeri che, sommati giorno dopo giorno, descrivono un problema strutturale.

Ed è forse questo l’aspetto più inquietante: l’inquinamento atmosferico non irrompe nella quotidianità, vi si deposita lentamente.

Tra l’asfalto arroventato, le automobili incolonnate e le centraline che continuano a registrare valori da sorvegliare, il Casertano scopre così che la battaglia contro il caldo passa anche dall’aria che respira.

Una battaglia silenziosa, ma destinata a diventare sempre più centrale nel futuro delle nostre città.