Caserta (Mario Melone) – Città capoluogo di provincia e sede di uno dei siti Unesco più visitati d’Italia, Caserta continua a confrontarsi con criticità che incidono anche sulla vitalità del suo centro storico. A manifestare crescente preoccupazione sono gli esercenti, che lamentano scelte amministrative ritenute poco favorevoli al commercio e temono ripercussioni sull’economia cittadina.
Al centro del dibattito ci sono le recenti ordinanze che vietano, dopo le ore 23, la vendita per asporto di bevande alcoliche e superalcoliche e impongono la chiusura delle attività alle ore 2. Secondo numerosi operatori del settore, tali restrizioni avrebbero determinato un calo della clientela e conseguenti perdite economiche.
«Quella di Caserta non può essere definita malamovida, perché non si può parlare neppure di una vera movida. Se così fosse, vedremmo le strade animate anche negli altri giorni della settimana e non soltanto il sabato sera», afferma un lavoratore di un noto bar di via Mazzini.
«Le nuove ordinanze diventano un problema quando impongono divieti a numerose attività concentrate in una stessa area. Se una misura deve essere adottata, dovrebbe valere per tutti. Diversamente si finisce inevitabilmente per favorire altre zone della città e altri esercizi commerciali», aggiunge.
Le perplessità, tuttavia, non arrivano soltanto dagli operatori economici. Anche alcuni cittadini mettono in discussione l’efficacia dei provvedimenti, sostenendo che gli episodi di violenza e di inciviltà non siano necessariamente legati agli orari di chiusura dei locali.
Ryan Murday, trasferitosi da poco a Caserta, racconta un episodio avvenuto nei pressi della Reggia tra le 21 e le 22: «Alcuni ragazzi stavano lanciando bottiglie di vetro. Un uomo ha cercato con educazione di convincerli a smettere, ma uno di loro gli ha dato uno schiaffo dicendogli: “Mica sei mio padre”».
Sulla questione interviene anche Carlos, titolare del bar Inimitabile di via Cesare Battisti. «Noi commercianti non possiamo fare altro che rispettare la legge, ma queste misure ci penalizzano e sembra che nessuno se ne renda conto. Alcuni ragazzi, dopo aver terminato di lavorare a mezzanotte, venivano qui per acquistare una birra da portare via. Ero costretto a rispondere che non potevo più vendergliela. È solo un piccolo esempio di ciò che accade ogni giorno».
Tra gli esercenti prevale quindi la convinzione che l’ordinanza, da sola, non rappresenti una soluzione efficace. «Serve maggiore attenzione anche da parte nostra: siamo i primi a dover vendere con responsabilità. Allo stesso tempo, però, auspichiamo una migliore organizzazione dei controlli nel centro cittadino. Confidiamo che la nuova amministrazione possa affrontare il problema con un approccio diverso», afferma Marco Cipriano, che lavora presso il Green Garden, nelle vicinanze della Reggia.
Uno dei principali nodi riguarda la distinzione tra il consumo all’interno dei locali e quello all’esterno. Dopo le ore 23, infatti, le bevande alcoliche possono ancora essere somministrate e consumate ai tavoli, ma non possono essere vendute per l’asporto. Secondo molti commercianti e cittadini critici nei confronti dell’ordinanza, una limitazione di questo tipo rischia di gravare sulle attività economiche senza incidere realmente sulle cause che alimentano gli episodi di violenza e degrado urbano, rendendo necessario un confronto più ampio sulle strategie da adottare per coniugare sicurezza, vivibilità e sviluppo del centro cittadino.

