Caserta, Lo Uttaro sotto esame: al via le indagini sulle falde acquifere, nuovi controlli contro gli sversamenti abusivi

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– Nell’Area Vasta parte il monitoraggio ambientale predisposto dalla struttura commissariale per verificare la presenza di contaminanti nelle acque sotterranee. Gli accertamenti dureranno circa un mese e precederanno le successive attività di risanamento

– Attesa anche per la messa in sicurezza permanente della discarica Ecologica Meridionale, finanziata con circa 6,5 milioni di euro. Intanto proseguono i controlli sul territorio: condanne alla bonifica per gli sversamenti e un furgone carico di rifiuti sequestrato in via Micca

Caserta (Redazione) – Per anni Lo Uttaro è stato uno dei nomi attraverso i quali Caserta ha raccontato la parte più difficile del proprio rapporto con l’ambiente. Discariche, impianti, depositi e contaminazioni hanno trasformato un’area estesa tra più comuni in una questione che non riguarda soltanto il passato, ma continua a interrogare il presente. Ora un nuovo passaggio prova a spostare l’attenzione dalle denunce alla conoscenza puntuale dello stato dei luoghi e, successivamente, agli interventi di risanamento.

Nell’Area Vasta Lo Uttaro stanno infatti per iniziare le indagini ambientali predisposte dalla struttura del commissario unico di Governo per la bonifica dei siti, finalizzate a monitorare lo stato di salute delle falde acquifere.

Gli interventi dovrebbero prendere il via martedì e proseguire per circa un mese. L’obiettivo è verificare l’eventuale presenza di sostanze inquinanti nelle acque sotterranee, acquisendo dati aggiornati che possano consentire di programmare le successive fasi operative.

L’Area Vasta si estende per circa 196 ettari tra i territori comunali di Caserta, Maddaloni, San Nicola la Strada e San Marco Evangelista. Un comprensorio che nel corso degli anni ha ospitato discariche, siti di stoccaggio e trasferenza e impianti industriali, diventando uno dei principali nodi ambientali del territorio casertano.

Le attività di campionamento condotte in passato avevano già evidenziato la presenza diffusa di alcuni contaminanti nelle matrici ambientali. Proprio per questa ragione l’aggiornamento dei dati assume un valore decisivo: conoscere le condizioni attuali delle falde significa poter stabilire con maggiore precisione natura, estensione e priorità degli interventi da realizzare.

Il monitoraggio delle acque sotterranee rappresenta infatti uno degli strumenti fondamentali per comprendere se e in quale misura gli effetti delle precedenti attività abbiano inciso sull’ambiente circostante. Una fase conoscitiva che dovrà precedere gli eventuali ulteriori passaggi di bonifica e messa in sicurezza.

Parallelamente resta aperta la questione della discarica Ecologica Meridionale, situata all’interno dell’Area Vasta, per la quale è stato disposto un finanziamento ministeriale di circa 6,5 milioni di euro destinato al ripristino ambientale e alla messa in sicurezza permanente.

Il progetto prevede un’attività di capping, vale a dire l’impermeabilizzazione del sito attraverso una copertura destinata a isolare i rifiuti presenti dall’ambiente esterno, riducendo le infiltrazioni d’acqua, i fenomeni di erosione e le conseguenti necessità di manutenzione.

Il recupero ambientale interesserà un’area di circa 65mila metri quadrati e comprenderà anche la piantumazione di essenze arboree e arbustive, sia all’interno del perimetro sia lungo le zone circostanti.

Alla complessa opera di risanamento si accompagna intanto l’attività di controllo contro nuovi episodi di abbandono e smaltimento illecito dei rifiuti.

Proseguono le verifiche congiunte sul territorio da parte delle strutture commissariali, delle forze dell’ordine e degli ispettori ambientali comunali, con l’obiettivo di individuare eventuali sversamenti abusivi e impedire che alle criticità ereditate dal passato se ne aggiungano altre.

In alcuni casi, oltre all’individuazione dei responsabili e alle denunce, è stata disposta anche la bonifica a loro spese dei siti interessati dagli abbandoni.

Uno degli episodi segnalati riguarda via Risorgimento a Casola, dove quattro persone, titolari di altrettante imprese edili e loro collaboratori, avrebbero abbandonato rifiuti speciali all’interno di un fondo agricolo.

Tra i materiali sarebbero stati rinvenuti anche rifiuti considerati pericolosi, compresi solventi che, infiltrandosi nel terreno, potrebbero determinare conseguenze sulle matrici ambientali. Sarebbero stati inoltre individuati materiali provenienti da lavori di ristrutturazione edilizia.

Per i responsabili è stata prevista, oltre alle conseguenze derivanti dagli accertamenti effettuati, la bonifica a proprie spese dell’area interessata. Sarebbe stato inoltre disposto il dissequestro del sito dopo le operazioni necessarie alla caratterizzazione e alla rimozione dei rifiuti.

Un ulteriore episodio si è verificato in via Micca, nel rione Tescione. In seguito alla segnalazione di un cittadino, la Polizia municipale ha controllato un furgone all’interno del quale sarebbe stata trovata una consistente quantità di sacchi neri contenenti rifiuti di diversa natura.

Tra i materiali rinvenuti figurerebbero scarti edili, legno, metalli, plastica, tessuti, apparecchiature elettriche ed elettroniche e rifiuti non soltanto di natura domestica.

Il mezzo è stato sequestrato e il proprietario, un uomo di 44 anni residente a Caserta, è stato denunciato per gestione illecita di rifiuti finalizzata al trasporto e allo smaltimento non autorizzato. Le contestazioni dovranno naturalmente essere sottoposte alle successive valutazioni dell’autorità competente.

Il quadro che emerge mette insieme due dimensioni della stessa emergenza: da una parte la necessità di recuperare territori compromessi da decenni di pressioni ambientali, dall’altra l’esigenza di impedire che nuovi comportamenti illeciti continuino ad alimentare il problema.

La bonifica di Lo Uttaro, proprio per la vastità e la complessità dell’area, non può essere ridotta a un singolo intervento. Il monitoraggio delle falde, la messa in sicurezza dei siti, il recupero delle discariche e la vigilanza contro gli abbandoni costituiscono parti di un medesimo percorso.

Dopo anni nei quali Lo Uttaro è diventato sinonimo di emergenza ambientale, la vera misura del cambiamento sarà dunque nella continuità. Non soltanto bonificare ciò che è stato compromesso, ma impedire che il territorio torni a essere ferito. Perché il risanamento ambientale diventa credibile soltanto quando alla memoria dei danni si accompagna una capacità stabile di prevenzione.

La vicenda e gli interventi programmati nell’Area Vasta Lo Uttaro sono stati ricostruiti dalla stampa cartacea nell’edizione del 30 ottobre.