– Il militare, Medaglia d’Oro al Valor Militare e consigliere del ministro della Difesa, bersaglio di insulti e di un inquietante riferimento a un proiettile calibro 7,62: «La rete non è una zona franca»
– Il colonnello presenta denuncia e affida la risposta alle autorità: «Nessuna intimidazione potrà scalfire l’impegno di chi ha servito e continua a servire lo Stato»
Caserta (Redazione) – Dal dissenso alla minaccia, dalla polemica politica a parole che evocano esplicitamente un’arma da fuoco. Il confine è stato oltrepassato e il tenente colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare e casertano d’adozione, ha deciso di affidare la risposta non alla rissa dei social, ma alle autorità competenti.
Il militare, attualmente consigliere del ministro della Difesa Guido Crosetto, ha infatti presentato formale denuncia dopo aver ricevuto attraverso un profilo social insulti e pesantissime minacce di morte.
L’episodio sarebbe maturato dopo alcune interviste nelle quali Gianfranco Paglia aveva espresso posizioni critiche nei confronti dell’europarlamentare Roberto Vannacci.
Parole che evidentemente non sono state condivise da alcuni utenti e che hanno innescato una reazione capace di superare abbondantemente il terreno, pur aspro, della contrapposizione politica.
Particolarmente grave il messaggio segnalato dal colonnello, nel quale compare un riferimento esplicito al calibro 7,62, accompagnato da un insulto.
Una frase sulla quale saranno adesso le autorità competenti a svolgere gli opportuni accertamenti per individuare l’autore e verificare eventuali responsabilità penali.
Gianfranco Paglia non ha nascosto la fermezza della propria posizione.
«Nessuna intimidazione, per quanto vile e aggressiva – ha dichiarato – potrà mai scalfire l’impegno istituzionale, l’onore e la determinazione di chi ha servito e continua a servire lo Stato con totale dedizione».
La denuncia, ha spiegato, nasce anche dalla volontà di riaffermare un principio che riguarda la qualità stessa del confronto pubblico: internet non può trasformarsi in uno spazio sottratto alle regole e alle responsabilità individuali.
«La rete non è una zona franca e il dibattito pubblico non può mai travalicare nella minaccia fisica e nel reato», ha sottolineato il militare, ribadendo la propria fiducia nelle forze dell’ordine e nella magistratura.
Il colonnello ha inoltre rivolto un messaggio netto a chi pensa di poter utilizzare la distanza garantita da uno schermo come riparo per intimidire: «Chi crede di potersi fare scudo dietro uno schermo per intimorirmi dimostra soltanto la propria profonda vigliaccheria».
Una presa di posizione particolarmente significativa alla luce della storia personale e militare di Gianfranco Paglia, ufficiale dell’Esercito rimasto gravemente ferito durante la battaglia del checkpoint Pasta a Mogadiscio, il 2 luglio 1993, e successivamente insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Una vita segnata dal servizio allo Stato che conferisce alle parole pronunciate dopo le minacce un significato che va ben oltre la polemica politica dalla quale la vicenda avrebbe avuto origine.
Il caso ha immediatamente provocato una ferma reazione da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto.
Il titolare della Difesa ha espresso una condanna senza esitazioni per le minacce rivolte al proprio consigliere, manifestandogli solidarietà personale e istituzionale.
«Si può dissentire, discutere, avere idee profondamente diverse, ma quanto accaduto rappresenta il superamento di un limite che non dovrebbe mai essere oltrepassato», ha affermato Guido Crosetto.
Una distinzione che restituisce il cuore della vicenda: la critica, anche severa, appartiene alla democrazia; l’intimidazione ne costituisce invece la negazione.
«La minaccia non è confronto. È violenza. E come tale va condannata, sempre e senza ambiguità», ha aggiunto il ministro.
Solidarietà è arrivata anche dalla senatrice casertana Giovanna Petrenga, componente della commissione Esteri e Difesa, che ha definito «ignobili e intollerabili» le minacce ricevute dal colonnello.
La parlamentare ha ricordato come, all’interno di una libera dialettica democratica, qualsiasi posizione possa essere contestata e criticata, mentre una minaccia contro l’incolumità personale non può essere derubricata a semplice eccesso verbale.
Giovanna Petrenga ha quindi auspicato che gli autori vengano individuati e chiamati a rispondere delle proprie condotte nelle sedi previste dalla legge.
La vicenda, tuttavia, supera i protagonisti della polemica e pone ancora una volta una questione ormai centrale nel dibattito pubblico italiano.
La rete amplifica opinioni e contrasti, accorcia le distanze e consente a chiunque di intervenire quasi istantaneamente nella discussione. Ma quella velocità non sospende le responsabilità.
Dietro ogni profilo social rimane una persona e dietro ogni frase possono esistere conseguenze che appartengono non più soltanto al terreno delle parole, ma anche a quello della legge.
Saranno adesso le indagini a stabilire provenienza, autore e rilevanza penale dei messaggi denunciati.
Resta intanto la fermezza di Gianfranco Paglia, che ha scelto di non arretrare rispetto alle proprie posizioni e, contemporaneamente, di consegnare la risposta alle istituzioni.
Il dissenso è il respiro naturale della democrazia. La minaccia, al contrario, ne soffoca il significato. E nessuna divergenza politica, per quanto profonda, può trasformare un avversario di opinioni in un bersaglio.

