– Nel cuore della città una grossa branca adagiata sui prati e un’altra completamente secca accanto a una panchina riaccendono il problema della manutenzione
– Le associazioni chiedono un censimento delle alberature e propongono una gestione programmata: sullo sfondo il progetto per nuove piantumazioni e la necessità di una strategia stabile
Caserta (Redazione) – Un ramo quasi spezzato disteso sul prato, le fronde finite lungo parte del percorso pedonale, un’altra branca ormai secca sospesa accanto a una panchina. Non occorrono sofisticate analisi per comprendere che, nel Parco del Corso di piazza Aldo Moro, il verde pubblico reclama attenzione. E lo fa nel modo meno rassicurante: mostrando direttamente le proprie fragilità.
La questione assume un peso ancora maggiore perché riguarda uno degli spazi centrali e maggiormente frequentati di Caserta, a ridosso di corso Trieste, circondato da istituti di credito, esercizi commerciali e da un movimento quotidiano considerevole.
A segnalare la situazione è stato l’agronomo ed ex assessore comunale Giuseppe Messina, che ha richiamato l’attenzione non soltanto sui possibili rischi per l’incolumità pubblica, ma anche su una fontanella dalla quale continuerebbe a fuoriuscire acqua.
Due problemi differenti soltanto in apparenza: da una parte la sicurezza delle alberature, dall’altra la tutela di una risorsa preziosa. Entrambi, però, rimandano alla medesima parola: manutenzione.
Dall’Ufficio Ambiente del Comune è arrivata una prima risposta: ramo e fronde dovrebbero essere rimossi e successivamente dovrebbe essere sostituito anche il rubinetto della fontanella.
Interventi necessari, ma il punto politico e amministrativo ormai supera il singolo episodio.
Il patrimonio arboreo casertano, infatti, nelle ultime settimane è tornato ripetutamente al centro dell’attenzione. Il 20 agosto volontari della Lipu e di Giardinieri Senza Frontiere sono intervenuti per innaffiare gli aceri giapponesi lungo via Appia e viale Ellittico, mentre cresce la richiesta di una gestione del verde capace di andare oltre l’emergenza.
I precedenti, del resto, consigliano prudenza. Lo scorso marzo il maltempo provocò a Caserta la caduta di rami nel cortile del liceo Diaz e il crollo di un albero in via Enrico Mattei, mentre in via Ferrarecce si abbatté un palo della pubblica illuminazione.
Proprio la successione degli episodi trasforma una serie di segnalazioni apparentemente isolate in una questione più vasta.
La stampa cartacea casertana ha riportato in queste ore anche l’appello delle associazioni ambientaliste, che indicano ulteriori alberi secchi o potenzialmente a rischio lungo viale Vittorio Veneto, viale Douhet, viale Ellittico e nello stesso corso Trieste.
Il nodo sollevato non riguarda soltanto ciò che deve essere rimosso, ma soprattutto quello che dovrebbe essere conosciuto prima che diventi pericoloso.
Lipu, Legambiente, Wwf e Cittadinanzattiva, insieme ad altre realtà associative del territorio, chiedono infatti che venga realizzato un censimento delle aiuole vuote e delle alberature, individuando gli esemplari secchi o compromessi e verificando quali specie manchino rispetto ai filari già esistenti.
Un inventario del verde, insomma, che consenta di abbandonare la logica dell’intervento successivo alla segnalazione per adottare quella, assai più razionale, della prevenzione.
Le associazioni guardano anche alle nuove piantumazioni e avanzano la proposta di recuperare gratuitamente alberi attraverso i vivai della Forestale, utilizzando le risorse disponibili per liberare dal cemento spazi nei quali collocare nuove essenze.
L’obiettivo dichiarato è costruire filari capaci di produrre ombra e mitigare gli effetti delle temperature elevate, particolarmente avvertibili nei mesi estivi.
La questione non nasce oggi. Già in passato il Comune aveva programmato interventi di ripristino dei filari e la messa a dimora di nuove essenze, con particolare attenzione alle formelle vuote presenti sui marciapiedi cittadini.
Il tema vero, dunque, non è soltanto piantare.
Un albero messo a dimora rappresenta l’inizio di un impegno, non la sua conclusione: deve essere irrigato, controllato, potato correttamente, protetto nelle fasi più delicate della crescita e inserito in un programma agronomico coerente con l’ambiente urbano.
Da qui l’altra proposta avanzata dal mondo ambientalista: inserire nei futuri affidamenti della gestione del verde l’obbligo per le ditte incaricate di garantire l’innaffiamento costante delle nuove piante, soprattutto durante la stagione estiva e almeno nei primi anni successivi alla messa a dimora.
Le associazioni manifestano inoltre la disponibilità a collaborare volontariamente alla cura delle alberature, secondo un modello nel quale partecipazione civica e responsabilità pubblica possano affiancarsi senza confondersi.
Il volontariato, infatti, costituisce una ricchezza; non può diventare il sostituto ordinario della programmazione amministrativa.
Lo stesso Parco del Corso porta con sé una storia recente che dovrebbe suggerire particolare attenzione. L’area di piazza Aldo Moro era stata interessata da lavori di riqualificazione conclusi nel 2021, ma già nel 2024 erano state denunciate condizioni di degrado della pavimentazione e problemi di manutenzione.
Il verde urbano non è arredamento accessorio. È infrastruttura ambientale, elemento di sicurezza, presidio contro le isole di calore e componente essenziale della qualità dello spazio pubblico.
Per questo un ramo spezzato nel centro di Caserta non dovrebbe essere considerato soltanto qualcosa da raccogliere e portare via.
È piuttosto un avvertimento.
La città ha bisogno di conoscere lo stato delle proprie alberature prima di essere costretta a scoprirlo attraverso una caduta, una transenna o l’ennesima segnalazione.
Rimuovere ciò che rappresenta un pericolo è indispensabile; costruire un sistema che sappia individuarlo prima lo è ancora di più.
E la differenza fra una città che rincorre le emergenze e una città che governa il proprio patrimonio passa precisamente da qui: dalla capacità di occuparsi di un albero mentre è ancora saldamente in piedi.

