– Nella Sala degli Specchi del Circolo Nazionale, il convegno promosso dalla Camera Civile di Santa Maria Capua Vetere. Il presidente Ludovico Ricciardelli ha aperto il dibattito sulle novità introdotte dalla sentenza numero 8630 del 7 aprile 2026, che ridefinisce il ruolo dei parametri nazionali nella liquidazione del danno alla salute
– Tra i relatori Carlo Maria Palmiero, Pasquale Mautone, Ascanio Sirignano e il giudice Giovanni D’Onofrio. Al centro del confronto l’applicazione della Tabella unica nazionale anche ai sinistri precedenti al marzo 2025 e l’obbligo del magistrato di motivare eventuali scostamenti dai nuovi criteri di risarcimento
Caserta (Redazione) – Quanto vale il danno subito da una persona e quali criteri deve adottare il giudice per stabilire un risarcimento equo? Una questione giuridica di particolare rilevanza, che coinvolge il diritto alla salute, la responsabilità civile e l’uniformità delle decisioni giudiziarie, è stata al centro del convegno svoltosi venerdì 30 ottobre nella Sala degli Specchi del Circolo Nazionale di Caserta.
L’iniziativa, promossa dalla Camera Civile di Santa Maria Capua Vetere, ha riunito avvocati, magistrati ed esperti per approfondire le conseguenze della sentenza n. 8630 del 7 aprile 2026 della Terza Sezione civile della Corte di Cassazione.
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Camera Civile, avvocato Ludovico Ricciardelli, che ha introdotto le principali questioni interpretative della pronuncia, soffermandosi sull’evoluzione dei criteri utilizzati per quantificare i danni alla persona.
Il dibattito ha visto gli interventi di Carlo Maria Palmiero, componente della Giunta nazionale delle Camere Civili, del cassazionista Pasquale Mautone, appartenente alla Camera Civile di Nola, e del professor Ascanio Sirignano, già docente all’Università di Camerino ed esperto di medicina legale e assicurazioni.
A completare il confronto è stato Giovanni D’Onofrio, giudice della Prima Sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Al centro dell’approfondimento, il rapporto tra la Tabella unica nazionale, introdotta dal Dpr n. 12 del 2025, e i criteri di liquidazione equitativa applicati nei tribunali italiani.
La sentenza della Cassazione affronta specificamente il risarcimento del danno non patrimoniale alla salute, con particolare riferimento alle invalidità permanenti superiori al 9%.
Il principio affermato dai giudici di legittimità attribuisce alla Tabella unica nazionale un ruolo di riferimento anche nelle controversie formalmente estranee al suo ambito di applicazione diretta.
Questo significa che i nuovi parametri possono essere utilizzati, in via indiretta, anche per danni derivanti da incidenti verificatisi prima del 5 marzo 2025, data di entrata in vigore del regolamento, e per fattispecie differenti dalla circolazione stradale e dalla responsabilità sanitaria.
Un passaggio significativo riguarda inoltre il confronto con le tradizionali Tabelle del Tribunale di Milano, da tempo impiegate come riferimento nella liquidazione dei danni.
La Cassazione riconosce al giudice la possibilità di discostarsi dai valori della Tabella unica nazionale, ma richiede una motivazione puntuale, fondata su circostanze particolarmente specifiche del caso concreto.
Non viene dunque eliminato il potere di valutazione equitativa del magistrato, previsto dagli articoli 1226 e 2056 del Codice civile, ma ne viene precisato il rapporto con un parametro nazionale volto a favorire maggiore uniformità nei risarcimenti.
Su questi aspetti si è sviluppato il confronto tra i relatori, attraverso l’esame delle implicazioni giuridiche, medico-legali e assicurative della pronuncia.
Il convegno ha rappresentato un’occasione di aggiornamento professionale su una materia destinata a incidere concretamente sulle controversie civili e sulle aspettative risarcitorie dei cittadini.
Perché dietro ogni valutazione economica del danno rimane una persona, con le conseguenze fisiche e umane di una lesione. E la ricerca di criteri uniformi, senza rinunciare all’attenzione per il singolo caso, costituisce una delle responsabilità più delicate della giustizia civile.

