Caserta, Salvo Ficarra conquista il Parravano: il suo Ferdinando Quagliuolo fa ridere, inquieta e restituisce a Eduardo tutta la sua umanità

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– Nella prova generale di “Non ti pago”, andata in scena ieri sera davanti a una platea ristretta di accreditati, l’attore siciliano offre una prova matura e sorprendentemente misurata, governando tempi comici, silenzi e improvvise malinconie senza mai trasformare il personaggio in una caricatura

– L’ultima regia di Luca De Filippo, ripresa da Carolina Rosi, conserva intatta la forza della commedia di Eduardo De Filippo. Da questa sera il debutto ufficiale: brindisi alle 20 e sipario alle 20.45, poi le repliche di sabato alle 19 e domenica alle 18

Caserta (Carlo Pascarella) – Si può entrare nel mondo di Eduardo De Filippo senza imitarne la voce, senza inseguirne i gesti e, soprattutto, senza cadere nella tentazione di misurarsi continuamente con il fantasma del Maestro. Salvo Ficarra lo dimostra al Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta, dove ieri sera, alle 19, una platea volutamente ristretta di accreditati ha assistito alla prova generale di “Non ti pago”, autentica anteprima dello spettacolo che da questa sera inaugura ufficialmente la stagione teatrale 2026/2027.

Più che una prova tecnica, quella di ieri ha avuto il respiro di una rappresentazione compiuta. E ha permesso di osservare da vicino un Salvo Ficarra forse meno prevedibile di quello che una parte del pubblico potrebbe attendersi.

Il suo Ferdinando Quagliuolo non nasce dalla ricerca della battuta a ogni costo. Al contrario, prende forma attraverso una comicità sorvegliata, talvolta trattenuta, capace di esplodere proprio quando la situazione scenica la rende inevitabile.

È qui che Salvo Ficarra compie la scelta più intelligente: non tenta di diventare Eduardo.

Costruisce invece un Ferdinando personale, rispettoso della scrittura originaria ma attraversato dalla propria sensibilità di interprete, dalla naturale conoscenza dei meccanismi comici e da quella capacità di rendere credibile il paradosso che appartiene alla migliore tradizione della comicità meridionale.

Il personaggio è un uomo divorato dal gioco del lotto e dalla convinzione che una vincita ottenuta dal futuro genero grazie ai numeri suggeriti in sogno dal padre defunto debba, in realtà, appartenere a lui.

Materia irresistibilmente comica, naturalmente. Ma Eduardo non si ferma mai alla superficie.

Dietro l’ossessione per i numeri affiorano avidità, frustrazione, superstizione, orgoglio, gelosia e una fragilità che progressivamente incrina la maschera del padrone di casa.

Salvo Ficarra comprende questa doppiezza e la asseconda con misura. Il suo Ferdinando può far ridere con un’occhiata e, pochi istanti dopo, lasciare intravedere qualcosa di più amaro. Non cerca di strappare l’applauso: lascia che sia la situazione a produrlo.

Particolarmente efficace è il lavoro sui tempi. Le pause non costituiscono spazi vuoti, ma diventano parte della battuta; gli sguardi verso gli altri interpreti anticipano spesso la reazione verbale; il corpo accompagna la parola senza sovraccaricarla.

La Sicilia di Salvo Ficarra non invade la Napoli eduardiana. Le due sensibilità sembrano piuttosto incontrarsi in quella comune cultura mediterranea nella quale tragedia domestica e commedia possono abitare la stessa stanza.

Ed è forse questo uno degli elementi più riusciti dell’interpretazione: Ferdinando rimane profondamente dentro l’universo di “Non ti pago”, pur senza apparire la riproduzione di qualcosa già visto.

Attorno al protagonista si muove una compagnia solida, necessaria a mantenere l’equilibrio corale che la drammaturgia di Eduardo De Filippo pretende.

Carolina Rosi possiede naturalmente una consapevolezza particolare di questo patrimonio teatrale. La sua presenza non è soltanto attoriale: è anche custodia di una memoria artistica che continua a vivere senza essere imbalsamata.

Accanto a lei, Nicola Di Pinto, Mario Porfito, Paola Fulciniti, Gianni Cannavacciuolo, Andrea Cioffi, Federica Altamura, Vincenzo Castellone e Carmen Annibale contribuiscono a un meccanismo scenico nel quale il ritmo collettivo diventa essenziale.

La regia porta la firma di Luca De Filippo ed è stata ripresa da Carolina Rosi. È un particolare tutt’altro che marginale: “Non ti pago” fu l’ultima regia realizzata dal figlio di Eduardo e l’attuale allestimento recupera anche la scenografia originale del 2015.

Ne deriva uno spettacolo che non cerca facili modernizzazioni per dimostrare di essere contemporaneo. La contemporaneità emerge, piuttosto, dalla scrittura stessa.

La famiglia attraversata da incomprensioni e interessi, il denaro capace di deformare i rapporti, la superstizione utilizzata quasi come estrema difesa dalle sconfitte della vita appartengono a un’umanità che non necessita di essere artificiosamente aggiornata.

Le scene di Gianmaurizio Fercioni restituiscono questa dimensione domestica senza soffocarla, mentre i costumi di Silvia Polidori, le musiche di Nicola Piovani e le luci di Danilo Cencelli accompagnano con discrezione un impianto nel quale resta sovrana la parola.

E la parola, in Eduardo, possiede sempre un secondo significato.

Si ride della fissazione di Ferdinando, ma lentamente ci si accorge di ridere anche delle nostre piccole ostinazioni, della necessità tutta umana di trovare una spiegazione quando la sorte sembra premiare qualcun altro.

La prova generale di ieri ha restituito proprio questa sensazione: dietro la leggerezza di una grande commedia popolare continua a respirare un testo molto più severo di quanto la risata lasci inizialmente immaginare.

In questo equilibrio Salvo Ficarra trova probabilmente la misura migliore della propria prova.

Non rinnega il comico che il pubblico conosce, ma lo mette al servizio dell’attore. Riduce l’ammiccamento, controlla l’istinto della battuta e lascia emergere progressivamente la parte più inquieta del personaggio.

È un Ferdinando Quagliuolo vitale, testardo, esasperante e a tratti persino tenero nella propria assurdità.

Il risultato è una prova affettuosamente rispettosa verso Eduardo De Filippo, ma non reverenziale. Ed è proprio questa libertà controllata a renderla convincente.

Il pubblico ristretto presente ieri sera ha potuto così assistere a qualcosa che aveva già il sapore dello spettacolo, pur conservando l’atmosfera particolare di una generale: quella concentrazione sospesa che precede il momento nel quale il teatro torna finalmente ad appartenere a tutti.

Da questa sera, infatti, “Non ti pago” incontra ufficialmente Caserta e segna anche la riapertura del Teatro Comunale Costantino Parravano e l’avvio della stagione 2026/2027.

L’appuntamento di oggi, venerdì 2 ottobre, sarà preceduto alle 20 da un brindisi aperto alla città; lo spettacolo inizierà alle 20.45. Sabato 3 ottobre la replica è fissata alle 19, mentre domenica 4 ottobre l’ultima rappresentazione casertana comincerà alle 18.

Sabato, inoltre, alle 17 il foyer del Parravano ospiterà “Salotto a Teatro”, con Maria Beatrice Crisci chiamata a dialogare con Salvo Ficarra, Carolina Rosi e la compagnia.

Due ore e due atti per tornare dentro uno dei mondi più riconoscibili e universali del teatro italiano.

La sensazione lasciata dalla prova generale è che la scelta di affidare Ferdinando Quagliuolo a Salvo Ficarra non risponda semplicemente al richiamo di un nome popolare. Dentro quel personaggio l’attore trova una materia diversa, più complessa, che gli consente di mettere la propria comicità alla prova della profondità.

Questo è il complimento più significativo che gli si possa rivolgere: dopo pochi minuti non si aspetta più Salvo Ficarra. Si comincia semplicemente a seguire Ferdinando Quagliuolo.

Il resto appartiene a Eduardo De Filippo. E quando un testo scritto tanti decenni fa riesce ancora a far ridere di gusto e, subito dopo, a lasciare una piccola inquietudine dietro quella risata, significa che il teatro ha compiuto ancora una volta il proprio miracolo.

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