Marzano Appio, dalle aree interne una voce che chiede futuro: «Non territori marginali, ma risorsa per il Paese»

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– Gli Stati Generali riuniscono amministratori, associazioni e rappresentanti delle istituzioni attorno alle emergenze dei piccoli comuni: spopolamento, servizi, infrastrutture, lavoro e opportunità per le nuove generazioni

– Al centro del confronto il “Manifesto di Marzano Appio”, articolato in dieci punti: tra le proposte una fiscalità calibrata sulle condizioni dei territori e nuove strategie per trasformare turismo, agricoltura, ambiente e patrimonio culturale in occasioni di sviluppo

Marzano Appio (Redazione) – Restare non dovrebbe essere un atto di resistenza. Dovrebbe poter essere una scelta. È probabilmente in questa distanza, apparentemente sottile e invece decisiva, che si concentra una parte considerevole della questione delle aree interne: territori nei quali il futuro non può essere affidato soltanto all’attaccamento alle radici, ma deve poggiare su servizi, lavoro, infrastrutture e opportunità concrete.

Da Marzano Appio è partita una riflessione che ambisce a superare i confini del piccolo comune casertano. Gli Stati Generali delle Aree Interne, riuniti nel Salone Parrocchiale sotto il titolo “Le nostre radici, il nostro futuro – Da dove tutto ha avuto inizio: il Manifesto di Marzano Appio”, hanno messo intorno allo stesso tavolo amministratori, associazioni, rappresentanti delle istituzioni e del mondo produttivo.

L’iniziativa è stata promossa da Svimar, Associazione per lo sviluppo delle aree interne del Mezzogiorno d’Italia presieduta da Giacomo Rosa, insieme alla Federazione delle Associazioni Civiche del Sud e al Comune di Marzano Appio, guidato dal sindaco Andrea Terranova.

Una giornata costruita attorno a una domanda che interessa una porzione molto più vasta del Mezzogiorno: quale prospettiva può essere offerta a comunità che devono confrontarsi con la progressiva riduzione della popolazione, la difficoltà di mantenere servizi essenziali e la partenza delle generazioni più giovani?

Al confronto hanno preso parte, tra gli altri, Virgilio Caivano, presidente del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni Italiani, Antonio De Pandis, presidente della Federazione Associazioni Civiche del Sud, Adolfo De Petra, presidente del Parco Regionale Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce del Garigliano, Emilia Delli Colli, presidente della Comunità Montana Monte Santa Croce, il presidente della Provincia di Caserta Anacleto Colombiano, il deputato Marco Cerreto e il vicepresidente del Consiglio regionale della Campania Luca Trapanese.

Il dibattito ha visto inoltre gli interventi del sindaco di Benevento Clemente Mastella, dello stesso Giacomo Rosa, della giornalista e ricercatrice Stefania Schipani e del presidente di Coldiretti Caserta Enrico Amico. Le conclusioni sono state affidate al deputato Alessandro Caramiello, presidente dell’intergruppo parlamentare dedicato alle aree deboli e alle isole minori.

Il confronto ha posto l’accento soprattutto sulla necessità, sostenuta dai promotori, di modificare l’approccio con il quale vengono affrontate le difficoltà dei territori interni: non considerarli esclusivamente aree destinatarie di sostegno, ma luoghi nei quali costruire condizioni capaci di generare sviluppo.

La questione demografica resta inevitabilmente uno dei nodi centrali. Chiedere ai giovani di non partire può avere poco significato se alla richiesta non corrispondono possibilità professionali, collegamenti efficienti, servizi, connettività e condizioni sufficienti per costruire un progetto di vita.

Da qui l’idea di rovesciare la prospettiva e leggere le caratteristiche di questi territori anche attraverso le loro potenzialità: turismo lento e dei borghi, agricoltura di qualità, enogastronomia, ambiente e patrimonio culturale sono stati indicati nel dibattito tra i possibili motori di un modello economico maggiormente legato alle specificità locali.

Il cuore programmatico dell’iniziativa è rappresentato dal “Manifesto di Marzano Appio”, articolato in dieci punti e concepito come documento da sottoporre all’attenzione del legislatore.

Tra i temi emersi figura la proposta di norme mirate e di una fiscalità differenziata che possa tenere conto delle condizioni economiche e dei bacini di utenza più ridotti caratteristici dei piccoli comuni e delle zone appenniniche. Una proposta che appartiene al documento promosso dagli organizzatori e che dovrà naturalmente misurarsi con il confronto istituzionale e legislativo.

Gli Stati Generali hanno ospitato anche la consegna del premio “Castagna d’Oro”, riconoscimento rivolto a personalità del mondo amministrativo, accademico, imprenditoriale, culturale e dell’informazione impegnate nella valorizzazione delle aree interne.

Tra i riconoscimenti segnalati figurano quelli alla giornalista Carmen De Rosa, per l’attività di narrazione delle identità territoriali, alla regista, attrice e produttrice Marta Bifano, all’artista Lello Gaudioso e all’attrice Anna Rita Del Piano, oltre ai premi assegnati ad amministratori e professionisti impegnati nelle reti dedicate ai piccoli comuni.

La scelta della castagna come simbolo della manifestazione richiama del resto uno degli elementi più profondi dell’identità delle comunità appenniniche: un frutto storicamente legato alla terra, alla fatica e alla capacità di utilizzare le risorse disponibili per sostenere intere economie locali.

Marzano Appio ha provato così a trasformare per un giorno la propria dimensione di piccolo comune in un punto di osservazione su un problema molto più vasto.

La sfida che emerge dal confronto non riguarda soltanto la conservazione dei borghi, né può esaurirsi nella nostalgia per ciò che rischia di scomparire. Investe la possibilità di rendere quei luoghi nuovamente competitivi, abitabili e attrattivi.

Preservare un territorio significa certamente custodirne la memoria, ma soprattutto consentirgli di continuare a produrne una nuova. Ed è proprio sul confine tra radici e futuro che Marzano Appio ha scelto di far sentire la voce delle aree interne.