– Dodici punti in sette giornate, ma una squadra ancora incapace di dare continuità al proprio gioco e alla gestione delle partite
– Dal 3-5-2 annunciato in estate alle variazioni tattiche: la Casertana ha mostrato carattere, ma anche fragilità e una preoccupante dipendenza dagli episodi
Caserta (Lorenzo Torre) – La classifica non condanna Vinicio Espinal. Per certi versi, anzi, lo protegge. La Casertana è quinta con 12 punti dopo sette giornate, frutto di tre vittorie, tre pareggi e una sconfitta. Dodici gol segnati, dieci subiti, un solo ko e quattro punti di distanza dalla vetta. Numeri tutt’altro che disastrosi. Ma il calcio, soprattutto a Caserta, non vive soltanto di dati.
Perché dietro quella quinta posizione c’è una squadra che ancora non convince pienamente. Una squadra capace di accendersi, reagire, ribaltare le partite, ma troppo spesso incapace di controllarle fino in fondo. Ed è questa la vera questione attorno alla panchina del tecnico dominicano dopo il 2-1 subito dal Catania al 93’.
Il progetto estivo partiva da un’idea precisa: una squadra aggressiva, organizzata, verticale, con il 3-5-2 come sistema di riferimento. Espinal non ha rinunciato alla propria filosofia, ma ha alternato anche il 3-4-3 e diverse interpretazioni della struttura a tre. La duttilità è un punto a favore, perché il mister ha dimostrato di non essere prigioniero del modulo. Il problema è che, dopo sette giornate, le variazioni non hanno ancora prodotto una squadra riconoscibile per tutti i novanta minuti. Il 3-5-2 resta infatti il modulo più utilizzato dal tecnico anche nelle sue esperienze recenti.
E basta ripercorrere le partite per accorgersene. Il 3-3 con il Barletta è il primo manifesto: 2-0 dopo 22 minuti, poi la rimonta pugliese, il nuovo vantaggio firmato Jacopo Manconi e infine la beffa, il 3-3 siglato da Mateus Castro Da Silva. Nel derby contro il Savoia arriva invece la prima vittoria: Simone Iob porta avanti i padroni di casa, ma la Casertana reagisce immediatamente e nel giro di mezz’ora ribalta tutto con Davide Castelli e Dino Mehic, riuscendo poi a controllare la gara nella ripresa. Con la Scafatese torna il problema della gestione: dopo lo svantaggio, la doppietta di Manconi sembra consegnare ai rossoblù la prima vittoria interna, ma Emilio Volpicelli firma il 2-2 al 90’.
A Sesto San Giovanni arriva il 3-2 sull’Inter U23, una prova di carattere nella quale la Casertana sfrutta bene le ripartenze e la qualità dei suoi uomini offensivi, ma è comunque costretta a soffrire nel finale. Contro l’Altamura arriva il primo successo al ‘Pinto’, deciso al 93’ da Muhammed Colley dopo una partita rimasta bloccata a lungo. A Cerignola arriva invece un pareggio senza subire gol, ma anche senza riuscire a trovare la via della rete. Poi il Catania: un primo tempo complicato, una reazione importante nella ripresa, il pareggio di Castelli e infine il gol ospite di Mario Ierardi al 93’.
È proprio qui che si trova il pro e contro di Espinal: Il pro è una squadra che ha qualità e non si spegne. Ha reagito agli svantaggi, ha saputo cambiare volto durante la stessa partita e, quando trova ritmo, intensità e spazio, riesce a mettere in difficoltà l’avversario. I primi trenta minuti contro il Barletta e parte della ripresa con la Scafatese sono due esempi di una Casertana capace di imprimere ritmo alla gara e di dare la sensazione di avere un’identità precisa. Anche il successo sull’Inter U23 conferma che, quando può correre e verticalizzare, la squadra possiede armi importanti.
Il problema è che quella squadra, troppo spesso, dura poco. Dopo partenze convincenti o reazioni importanti, i rossoblù finiscono per abbassarsi, perdere brillantezza e concedere campo. La trama si spezza, il ritmo cala e quella sensazione di dominio lascia spazio a partite più sporche. La gestione dei momenti decisivi resta così il principale tallone d’Achille: Barletta, Scafatese e Catania sono tre gare diverse, ma tutte in casa e tutte terminate con un rimpianto negli ultimi minuti, quando il risultato sembrava essere dalla parte dei rossoblù.
Il rendimento interno aggiunge un’altra riflessione: al ‘Pinto’ sono arrivati appena 5 dei 12 punti complessivi, con una vittoria, due pareggi e una sconfitta. Fuori casa, invece, il bottino è di sette punti, con due vittorie e un pareggio. La Casertana ha segnato sette dei suoi dodici gol davanti al proprio pubblico e ne ha subiti sette.
Non è un dettaglio, soprattutto per una squadra che vuole stare stabilmente nelle zone alte, lo stadio di casa deve diventare il luogo in cui prendere il controllo delle partite, non soltanto quello in cui cercare di risolverle.
E poi c’è Espinal. La sua ultima conferenza stampa, dopo il Catania, fotografa perfettamente il momento. Il tecnico ha difeso il proprio lavoro e soprattutto il gruppo, rifiutando di mettere in discussione quanto costruito nelle prime sette giornate per una sconfitta arrivata allo scadere. «Se alla prima sconfitta dopo sette partite iniziamo a mettere in dubbio tutto, non è certo cosa che farò io», ha spiegato. Ma, allo stesso tempo, Espinal si è assunto la responsabilità delle proprie scelte e ha difeso anche le modifiche operate nell’undici iniziale, spiegando di aver premiato i calciatori apparsi più in forma durante la settimana. Ha poi parlato di una crescita collettiva “graduale”.
Le sue parole raccontano quindi un allenatore ancora convinto del percorso, ma anche consapevole che la squadra debba crescere. Ed è proprio il concetto di gradualità a diventare centrale nella valutazione del momento.
I rossoblù hanno cambiato molto in estate e ha bisogno di trovare automatismi. Ma dopo l’inizio di stagione qualcosa deve iniziare a vedersi con maggiore chiarezza. Oggi, invece, si vedono soprattutto due Casertane: una che sa soffrire, reagire e colpire quando trova spazio; l’altra che fatica a costruire con continuità, soprattutto quando deve fare la partita e gestire il risultato. I 12 punti impediscono di parlare di fallimento. Il gioco, però, impedisce di parlare di percorso completamente convincente.
Ecco perché il mister dominicano è al bivio: non perché una sconfitta possa cancellare un buon avvio di campionato, ma perché quella sconfitta ha riaperto difetti già intravisti in precedenza. Il derby di Cava, in programma il 3 ottobre, arriva quindi come un appuntamento pesante: non soltanto per il risultato, ma per la necessità di vedere una Casertana più continua, più solida e soprattutto più riconoscibile.
Espinal ha ancora dalla sua classifica, gruppo e tempo per correggere ma adesso non basta più dimostrare che la squadra può reagire, deve dimostrare che sa anche comandare. Perché il vero salto di qualità, per questa Casertana, non è passare da 12 a 15 punti. È passare da una squadra che a tratti convince a una squadra che convinca per novanta minuti.

