Castel Volturno, diecimila persone in corteo contro il Cpr: in piazza il cardinale Battaglia, i vescovi e il presidente Fico

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– Imponente manifestazione sul litorale casertano contro la realizzazione del Centro di permanenza per i rimpatri. Dal Centro Fernandes a piazza Annunziata, migranti, associazioni, sindacati e rappresentanti della Chiesa chiedono di fermare il progetto governativo

– Il cardinale Mimmo Battaglia richiama l’attenzione sulla dignità delle persone e denuncia il peso della criminalità organizzata sul territorio. Il presidente della Regione Roberto Fico annuncia iniziative legali, mentre il progetto della struttura da 120 posti entra nella fase di aggiudicazione dei lavori

Castel Volturno (Redazione) – Una lunga distesa di persone, bandiere, striscioni e voci ha attraversato oggi, sabato 24 ottobre, le strade di Castel Volturno, trasformando il litorale casertano nel centro di una mobilitazione nazionale contro la realizzazione del Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr). Secondo le stime iniziali della Questura di Caserta, circa diecimila manifestanti hanno partecipato al corteo, mentre gli organizzatori hanno successivamente parlato di ventimila presenze. Una partecipazione significativa che ha riunito rappresentanti della Chiesa, istituzioni regionali, associazioni, organizzazioni sindacali, cittadini e numerose comunità migranti.

La manifestazione è partita alle ore 13 dal Centro Fernandes, luogo simbolico delle attività di accoglienza e integrazione sul territorio, per raggiungere piazza Annunziata, nel centro cittadino, attraverso un percorso di alcuni chilometri lungo la Domiziana.

Al centro della protesta il progetto governativo che prevede la costruzione di un Cpr da 120 posti in località La Piana, un’area del territorio di Castel Volturno interessata anche da questioni di tutela ambientale.

Particolarmente significativa la presenza delle autorità religiose. In prima fila hanno sfilato il cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, monsignor Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, e monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, insieme ad altri rappresentanti dell’episcopato campano.

La partecipazione della Chiesa rappresenta uno degli elementi distintivi della mobilitazione, nata anche dall’appello lanciato nei mesi scorsi da monsignor Pietro Lagnese, che aveva richiamato l’attenzione delle istituzioni sulle condizioni sociali del territorio e sulla necessità di coniugare sicurezza, rispetto delle persone e politiche di integrazione.

Particolarmente incisivo l’intervento del cardinale Mimmo Battaglia, che ha rivolto un appello al Governo affinché riconsideri la realizzazione della struttura.

L’arcivescovo di Napoli ha richiamato la distinzione tra il trattenimento amministrativo previsto nei Cpr e la detenzione conseguente a una condanna penale, invitando la politica a riflettere sulle conseguenze umane e sociali di queste misure.

«A chi governa chiedo di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr», ha affermato il cardinale.

Nel suo intervento, Mimmo Battaglia ha inoltre affrontato il tema della criminalità organizzata e delle difficoltà che caratterizzano alcune aree del litorale casertano, sottolineando come il contrasto alle mafie e allo sfruttamento lavorativo rappresenti una priorità per il territorio.

«Il problema non sono gli immigrati. È la camorra, sono le mafie che continuano a divorare i territori», ha dichiarato l’arcivescovo, richiamando l’attenzione sul ruolo delle organizzazioni criminali e sulle condizioni di vulnerabilità nelle quali vivono numerosi lavoratori stranieri.

Parole che hanno accompagnato una riflessione più ampia sulla necessità di investire nei servizi pubblici, nell’istruzione, nell’assistenza sanitaria e nelle opportunità occupazionali, soprattutto in una realtà che da anni convive con importanti criticità sociali.

Accanto ai rappresentanti della Chiesa ha partecipato alla manifestazione anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha ribadito la contrarietà dell’amministrazione regionale alla realizzazione del centro.

Secondo il governatore, la costruzione della struttura non risponderebbe alle principali necessità del territorio, che richiede invece investimenti nella riqualificazione urbana, nella sanità, nei servizi e nello sviluppo economico.

Roberto Fico ha annunciato la volontà di valutare iniziative giudiziarie per contrastare il progetto, facendo riferimento alla possibilità di rivolgersi alla giustizia civile e amministrativa.

La posizione del presidente regionale si inserisce nel confronto istituzionale con il Governo, che considera i Centri di permanenza per i rimpatri strumenti destinati a trattenere temporaneamente cittadini stranieri destinatari di provvedimenti di espulsione, in attesa dell’esecuzione del rimpatrio.

I promotori della manifestazione contestano invece l’efficacia di questo modello e chiedono una diversa destinazione delle risorse pubbliche, privilegiando interventi di integrazione, servizi territoriali e contrasto allo sfruttamento.

Alla mobilitazione hanno aderito oltre duecento realtà associative e organizzazioni provenienti da diverse regioni italiane. Tra le sigle presenti figuravano Arci, Legambiente, Libera, Cgil, Uil, Movimento Migranti e Rifugiati, Emergency, Medici senza frontiere e numerose altre organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti e nell’assistenza sociale.

Particolarmente numerosa la partecipazione dei lavoratori agricoli stranieri, giunti anche dalle province limitrofe e da altre regioni meridionali, per richiamare l’attenzione sulle condizioni di lavoro nei campi e sulle difficoltà legate alla regolarizzazione dei rapporti occupazionali.

Durante il corteo sono stati scanditi slogan contro la realizzazione del centro e a favore del riconoscimento dei diritti dei migranti. Alcuni partecipanti hanno inoltre organizzato rappresentazioni simboliche delle condizioni di sfruttamento lavorativo, utilizzando prodotti agricoli per richiamare il ruolo della manodopera straniera nell’economia rurale.

La manifestazione si è svolta mentre il progetto del Cpr registra nuovi sviluppi sul piano amministrativo. Secondo quanto emerso nelle stesse ore, Invitalia ha aggiudicato la procedura relativa alla progettazione e realizzazione dell’intervento, con un’offerta economica di circa 31,4 milioni di euro rispetto a una base di gara di 43,3 milioni.

La struttura prevista in località La Piana dovrebbe ospitare fino a 120 persone. La sua localizzazione continua tuttavia a suscitare contestazioni anche per le caratteristiche ambientali dell’area, sulla quale la Regione Campania ha assunto iniziative di tutela.

Il progetto rappresenta quindi il punto di incontro di questioni differenti: gestione dell’immigrazione irregolare, sicurezza pubblica, tutela dei diritti, salvaguardia ambientale e prospettive di sviluppo del litorale domizio.

Per Castel Volturno si tratta di un confronto particolarmente delicato. La cittadina, caratterizzata da una consistente presenza di comunità straniere, affronta da tempo problemi legati all’accesso ai servizi, alla precarietà abitativa, al lavoro irregolare e alle difficoltà di integrazione.

La richiesta avanzata dai promotori della protesta è quella di affrontare queste criticità attraverso un programma complessivo di investimenti e interventi pubblici, evitando che la realizzazione del Cpr diventi l’unica risposta istituzionale alle problematiche del territorio.

La giornata ha dunque assunto una dimensione che supera i confini della provincia di Caserta, richiamando l’attenzione nazionale sulle politiche migratorie e sulle diverse posizioni riguardanti il funzionamento dei Centri di permanenza per i rimpatri.

La partecipazione di rappresentanti religiosi, amministratori pubblici, organizzazioni sindacali e cittadini testimonia l’ampiezza del confronto, mentre resta aperta la questione delle decisioni che saranno assunte nelle prossime fasi amministrative e giudiziarie.

Con la conclusione del corteo, il dibattito sul futuro della struttura non si esaurisce. Gli organizzatori hanno già annunciato ulteriori iniziative, mentre la Regione Campania intende approfondire gli strumenti disponibili per contestare il progetto.

Per Castel Volturno la manifestazione del 24 ottobre rappresenta così una giornata significativa nella storia recente del territorio, segnata dalla partecipazione di migliaia di persone e da un confronto che coinvolge direttamente istituzioni locali, regionali e nazionali.

La questione resta aperta e richiama una responsabilità comune: individuare soluzioni capaci di garantire il rispetto delle norme, la sicurezza delle comunità e la tutela della dignità umana, senza trascurare le esigenze sociali ed economiche di un territorio che attende da anni risposte concrete.