Castel Volturno «I Cpr sono lager senza diritti» il M5S dice no al centro per rimpatri, Della Valle attacca il Governo

Tempo di lettura: 2 minuti

Castel Volturno (Redazione) – Continua a dividere il progetto del nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) che il Governo intende realizzare a Castel Volturno. A ribadire una netta contrarietà è stato il Movimento 5 Stelle nel corso di un incontro pubblico organizzato nella parrocchia di Santa Maria del Mare, dopo che “secondo quanto denunciato dagli organizzatori” sarebbe stata negata dal Comune la disponibilità di una sala istituzionale per ospitare il confronto.

A guidare il fronte del “no” è stato l’Eurodeputato del Movimento 5 Stelle Danilo Della Valle, affiancato dal Consigliere Regionale Raffaele Aveta. Toni duri e nessuna apertura alla possibilità di realizzare la struttura prevista nell’area de “La Piana”, zona dal rilevante valore ambientale individuata per ospitare il centro e per la quale sarebbe già stato avviato l’iter attraverso un bando da circa 43 milioni di euro.

«Siamo contrari al Cpr a Castel Volturno – ha dichiarato Della Valle – sia per la particolarità del territorio, già sottoposto a una forte pressione migratoria, sia perché i Cpr sono veri e propri lager a cielo aperto dove la dignità delle persone si annulla». Parole forti, accompagnate dal racconto di esperienze dirette maturate durante alcune visite ispettive effettuate dall’europarlamentare in strutture analoghe.

Della Valle ha citato in particolare il centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio, in Basilicata: vetri rotti, stanze prive di porte, letti rigidi, temperature elevate e spazi delimitati da recinzioni. «la gente soffre una vera e propria detenzione senza aver commesso alcun reato – ha aggiunto – ed è inaccettabile in un’Unione Europea che parla di diritti umani e che poi magari non li fa rispettare proprio nei Paesi membri».

L’esponente pentastellato ha inoltre contestato l’efficacia dello strumento dei Cpr sul piano delle politiche migratorie, sostenendo come solo una minima parte dei migranti trattenuti venga poi effettivamente rimpatriata.

Al centro delle contestazioni anche la scelta dell’area individuata per il progetto. La zona de “La Piana”, secondo i contrari alla struttura, rappresenterebbe infatti un ecosistema delicato, interessato dal passaggio e dalla sosta di specie migratorie, elemento che alimenta ulteriori perplessità sull’impatto ambientale dell’opera.

Critiche sono arrivate anche dal Consigliere Regionale Aveta, che ha definito la scelta del Governo «una provocazione del centrodestra». Secondo l’esponente M5S, le risorse previste per il Cpr dovrebbero essere destinate a investimenti strutturali sul territorio, dall’inclusione sociale allo sviluppo economico.

Sulla stessa linea il parroco della comunità ospitante, don Gianni Branco, che ha messo in guardia dal rischio di una frattura sociale. «Questa scelta – ha osservato – rischia di spaccare la comunità cittadina, eppure Castel Volturno ha dato vita ad un’integrazione silenziosa dei tanti migranti presenti, e ciò senza che la politica abbia mai fatto nulla».

Il progetto del Cpr continua dunque a generare tensioni e posizioni contrapposte a Castel Volturno, città da anni simbolo delle sfide legate all’immigrazione e all’integrazione. Da un lato il Governo considera la struttura uno strumento necessario per il controllo dei flussi migratori e l’esecuzione dei rimpatri mentre dall’altro cresce un fronte di opposizione politica, civica ed ecclesiale che ne contesta utilità, impatto territoriale e implicazioni sul piano dei diritti umani.