Il manager culturale Massimo Vecchione: «Stiamo trasformando Caserta in una destinazione nazionale. Sogno Renato Zero alla Reggia e Tony Servillo protagonista di una serata speciale»

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Caserta (Carlo Pascarella) – Per decenni Caserta ha osservato da lontano i grandi appuntamenti dello spettacolo, costretta troppo spesso a vedere altrove ciò che avrebbe potuto nascere tra i propri monumenti, le proprie piazze e la propria straordinaria eredità culturale. Oggi, invece, il capoluogo di Terra di Lavoro si prepara ad accogliere artisti di fama internazionale e migliaia di visitatori, consolidando una centralità che fino a pochi anni fa appariva quasi impensabile.

Attraverso “Un’EState da BelvedeRE”, manifestazione che negli anni ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama nazionale, Caserta si appresta a vivere una nuova stagione di grandi eventi tra la magnificenza della Reggia borbonica e il fascino senza tempo del Belvedere di San Leucio. Dietro questa trasformazione figura anche il lavoro di Massimo Vecchione, manager culturale e organizzatore che ha contribuito in maniera determinante a ridisegnare il ruolo della città nel settore dello spettacolo dal vivo.

Imprenditore nel campo degli eventi, promotore di iniziative capaci di richiamare pubblico da tutta Italia e responsabile di progetti che hanno portato nel territorio alcuni tra i più importanti nomi della musica nazionale e internazionale, Vecchione rappresenta una delle personalità più attive nella valorizzazione di Caserta. Nel corso degli anni ha costruito una progettualità fondata sulla convinzione che questa terra possieda tutte le caratteristiche necessarie per confrontarsi con le principali realtà italiane: patrimonio storico, luoghi iconici, professionalità qualificate e una posizione strategica nel Mezzogiorno. Una visione trasformata progressivamente in risultati concreti attraverso manifestazioni in grado di generare turismo, economia e occupazione, favorendo al tempo stesso una nuova percezione della città all’esterno.

L’edizione 2026 di “Un’EState da BelvedeRE”, articolata tra Reggia Session e Belvedere Session, conferma la crescente centralità di Caserta nel panorama dei grandi eventi. Quando ha compreso che questa città possedeva tutte le caratteristiche per diventare una destinazione nazionale dello spettacolo dal vivo?

«L’ho sempre pensato. Viviamo in un territorio certamente complesso, ma che non è secondo a nessuno per storia, cultura e bellezza. Quando ho iniziato questo percorso ero convinto che Caserta potesse ambire a un ruolo importante nel settore degli eventi. Sono partito dal basso, come accade spesso, ma con l’ambizione di realizzare qualcosa di significativo. Sapevo che, qualora si fosse presentata un’occasione importante, avremmo avuto luoghi, competenze e capacità organizzative all’altezza delle sfide più prestigiose».

Dietro il successo di questa manifestazione emerge una visione che va oltre l’organizzazione degli eventi. Quanto ha inciso il desiderio di offrire nuove opportunità ai giovani e di contribuire alla crescita del territorio nel suo percorso professionale?

«Assolutamente. Sono sempre stato molto legato alla famiglia. Quando sono diventato padre, a ventisei anni, vedevo tanti giovani costretti a lasciare questa terra per cercare lavoro, prospettive o semplicemente opportunità. Anche assistere a un concerto significava spostarsi altrove. Ho immaginato una città capace di offrire ai propri ragazzi occasioni che fino a quel momento sembravano possibili soltanto fuori dai nostri confini».

Portare a Caserta artisti come Ligabue, Gigi D’Alessio e i Duran Duran significa confrontarsi con standard organizzativi elevatissimi. Quali sono oggi i punti di forza che consentono alla città di competere con le principali realtà italiane del settore?

«Perché ci affidiamo alle migliori professionalità del settore. Chi realizza gli allestimenti delle nostre manifestazioni lavora anche all’Arena di Verona, al Mugello e in numerose altre realtà di primo piano. Utilizziamo eccellenze che operano ai massimi livelli nazionali e che, peraltro, appartengono in gran parte al nostro territorio. Questo ci permette di garantire standard elevatissimi e di confrontarci senza timori con qualsiasi altra città».

La Reggia di Caserta e il Belvedere di San Leucio rappresentano due patrimoni di valore straordinario. In che modo è possibile coniugare la tutela di questi luoghi con la necessità di renderli protagonisti della grande cultura contemporanea?

«Per il Belvedere il lavoro risulta più semplice. Prestiamo la massima attenzione agli allestimenti, al posizionamento delle strutture e alla protezione del monumento. Abbiamo effettuato persino prove di carico specifiche per verificare la resistenza delle superfici sulle quali vengono collocati palco e attrezzature. Inoltre proteggiamo le mura storiche con appositi sistemi e curiamo ogni aspetto legato alla sostenibilità ambientale. Per la Reggia la questione più delicata riguarda il manto erboso. Al termine degli spettacoli provvederemo a ripristinare tutto e a lasciare il sito nelle migliori condizioni possibili. Sarà però necessario concedere alla natura il tempo necessario per recuperare completamente il prato».

I grandi eventi producono non soltanto spettacolo, ma anche turismo, economia e occupazione. Quale ritiene sia stata la ricaduta più significativa generata da queste iniziative per Caserta e il suo tessuto produttivo?

«I dati più significativi arrivano dagli operatori economici. Me li raccontano albergatori, ristoratori, commercianti e investitori. Molte attività hanno registrato una crescita straordinaria. Numerosi immobili sono stati acquistati e ristrutturati per essere trasformati in strutture ricettive. L’indotto che i concerti di quest’anno porteranno sul territorio può oscillare tra i sessanta e gli ottanta milioni di euro nell’arco di quattro mesi. Adesso dobbiamo dimostrare maturità: occorre sfruttare l’occasione e non approfittarsi del turista».

Dopo aver portato sul territorio alcuni dei più importanti protagonisti della musica italiana e internazionale, quale artista o quale progetto rappresenta oggi il suo vero sogno nel cassetto?

«Più di uno. Mi piacerebbe vedere a Caserta artisti come Achille Lauro o Ultimo, anche se oggi i loro numeri richiedono strutture molto più grandi. Se però devo indicare un desiderio personale, penso subito a Renato Zero. Sarebbe straordinario poterlo ospitare qui. E poi coltivo un altro auspicio: vedere Tony Servillo protagonista di una serata speciale dedicata ai casertani. Sarebbe un incontro meraviglioso tra una delle più grandi eccellenze artistiche italiane e la sua terra d’origine».

Dalle parole di Massimo Vecchione emerge una concezione della cultura che supera il semplice intrattenimento. Concerti, festival e grandi produzioni diventano strumenti di crescita collettiva, occasioni capaci di generare economia, attrarre visitatori e rafforzare il senso di appartenenza a una comunità.

La sfida più difficile, probabilmente, non consiste più nel dimostrare che Caserta possa ospitare eventi di livello internazionale. Quella battaglia appare ormai vinta. Il vero traguardo sarà trasformare questa stagione di entusiasmo in una conquista stabile e duratura, affinché i giovani di domani possano trovare nella propria terra non soltanto radici profonde, ma anche opportunità all’altezza delle loro ambizioni. Una prospettiva che, nelle parole e nei progetti di Massimo Vecchione, appare già tracciata lungo il cammino di una città che ha finalmente imparato a credere nelle proprie possibilità.