Ceuta, scontro tra Italia e Spagna sui controlli alle frontiere: Matteo Piantedosi difende la scelta di Roma, Madrid ne chiede la revoca

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Roma (Redazione) – La crisi migratoria di Ceuta apre un nuovo fronte di tensione tra Italia e Spagna. Al centro del confronto ci sono i controlli temporanei alle frontiere interne decisi dal Governo italiano, una misura contestata da Madrid ma difesa dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che ha ribadito come la decisione non rappresenti «in alcun modo una misura contro la Spagna», bensì uno strumento di carattere precauzionale previsto dal Codice Frontiere Schengen.
La questione è stata affrontata nel corso della videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea, convocata dopo l’emergenza migratoria che ha interessato l’enclave spagnola di Ceuta. Dall’inizio della crisi sono entrati illegalmente circa 72 mila migranti, mentre 70 mila sono già rientrati in Marocco, secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska.
Proprio Grande-Marlaska ha criticato apertamente la scelta italiana, definendola priva di necessità e proporzionalità. Secondo Madrid, lo spazio Schengen non sarebbe mai stato realmente a rischio e non si sarebbero verificati movimenti secondari tali da giustificare il ripristino dei controlli. Da qui la richiesta di revocare immediatamente le misure adottate dall’Italia.
Di diverso avviso Matteo Piantedosi, che ha ricordato come il ripristino temporaneo dei controlli sia uno strumento previsto dalla normativa europea e già utilizzato in numerose occasioni dagli stessi Stati membri, compresa la Spagna. Il ministro ha inoltre espresso piena solidarietà al Governo spagnolo, ricordando l’esperienza vissuta dall’Italia durante l’emergenza migratoria di Lampedusa nel 2023, quando, ha sottolineato, il nostro Paese non ricevette la solidarietà che si sarebbe aspettato dagli altri partner europei.
Dal confronto è emersa comunque una linea condivisa tra i Paesi dell’Unione Europea sulla necessità di rafforzare il contrasto alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di migranti, intensificare i rimpatri, consolidare il controllo delle frontiere esterne e sviluppare partenariati più efficaci con i Paesi terzi.
Il commissario europeo agli Affari Interni Magnus Brunner ha confermato che la situazione a Ceuta è attualmente sotto controllo e ha annunciato nuove iniziative dell’Unione Europea, tra cui sistemi di allerta precoce, un monitoraggio più efficace della disinformazione diffusa sui social network e un rafforzamento del ruolo di Frontex nella protezione delle frontiere esterne.
Sul piano umanitario resta però un bilancio drammatico. Secondo le autorità spagnole, almeno 75 persone hanno perso la vita tentando di raggiungere Ceuta, mentre altre fonti locali parlano di un numero ancora più elevato di vittime e di decine di dispersi, molti dei quali giovani e minorenni. Nelle ultime ore, inoltre, altri 17 migranti sono morti durante una traversata verso le Baleari, dopo essere rimasti per quindici giorni alla deriva nel Mediterraneo.
La crisi di Ceuta continua così a rappresentare una delle più gravi emergenze migratorie degli ultimi anni, rilanciando il dibattito europeo sulla gestione delle frontiere esterne, sulla cooperazione con i Paesi nordafricani e sulla necessità di coniugare sicurezza, solidarietà e tutela della vita umana.