Consumo di suolo, Caserta tra le province più colpite della Campania: altri 181 ettari cancellati dal cemento in un anno

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– Il rapporto Ispra-Snpa 2026 fotografa un’emergenza ambientale sempre più preoccupante: in Campania 144.728 ettari di territorio risultano trasformati in superfici artificiali, pari al 10,65% dell’intera regione. Nel 2025 consumati altri 740 ettari, con Caserta seconda soltanto a Salerno per incremento annuale

– Legambiente lancia l’allarme sulla progressiva impermeabilizzazione del territorio e chiede nuove politiche urbanistiche. Napoli presenta la maggiore percentuale provinciale di suolo consumato, mentre Casavatore raggiunge il 92% di superficie coperta da cemento e asfalto. La presidente regionale Mariateresa Imparato sollecita interventi di rigenerazione urbana e recupero degli immobili inutilizzati

Caserta (Redazione) – La terra scompare sotto il cemento e la Campania continua a perdere superfici naturali e agricole, compromettendo progressivamente un patrimonio ambientale che rappresenta una risorsa fondamentale per il territorio. A destare particolare preoccupazione è la provincia di Caserta, seconda in regione per incremento annuale del consumo di suolo, con 181 ettari di nuove superfici artificializzate nel corso del 2025.

È quanto emerge dall’elaborazione di Legambiente Campania sui dati del rapporto Ispra-Snpa 2026, che restituisce un quadro allarmante dell’espansione delle superfici impermeabilizzate.

Nel complesso, la Campania registra 144.728 ettari di territorio già trasformato in aree artificiali, corrispondenti al 10,65% della superficie regionale. Rispetto al 2024, l’incremento lordo raggiunge 740 ettari, confermando una tendenza che continua a sottrarre spazio agli ecosistemi naturali.

A guidare la graduatoria provinciale per nuovo consumo di suolo è Salerno, con 270 ettari, seguita da Caserta con 181. Numeri che richiamano l’attenzione sulla necessità di ripensare le strategie di pianificazione territoriale.

Particolarmente significativo il dato casertano, considerando la presenza di vaste aree agricole, insediamenti produttivi e territori nei quali la conservazione del suolo assume un’importanza determinante anche per la tutela del paesaggio e la prevenzione dei rischi ambientali.

La Città Metropolitana di Napoli presenta invece la percentuale complessiva più elevata di territorio già consumato: 41.113 ettari, equivalenti al 35,05% della propria estensione.

Ancora più impressionante la situazione di alcuni comuni dell’hinterland partenopeo. Casavatore raggiunge quasi il 92% di superficie impermeabilizzata, seguito da Arzano con l’83% e Melito di Napoli con l’81%.

Escludendo le superfici destinate agli impianti fotovoltaici a terra, i maggiori incrementi comunali si concentrano nel Salernitano: Campagna registra 51 ettari, Battipaglia 44 ed Eboli 34.

Il fenomeno interessa anche le aree protette. Il Parco Nazionale del Vesuvio presenta una quota di suolo consumato pari all’8,7% della propria estensione, mentre quello del Cilento, Vallo di Diano e Alburni registra 8,68 ettari di nuove superfici artificializzate.

A rendere il quadro ancora più contraddittorio è il rapporto tra nuove costruzioni e patrimonio abitativo inutilizzato. In Campania risultavano 714.067 abitazioni non occupate secondo il censimento Istat del 2023, mentre tra il 2024 e il 2025 vengono stimate altre 3.386 unità abitative, associate al consumo di circa 22 ettari.

La presidente di Legambiente Campania, Mariateresa Imparato, richiama l’urgenza di affrontare il problema attraverso politiche urbanistiche capaci di privilegiare il recupero degli edifici esistenti rispetto all’ulteriore espansione edilizia.

L’associazione ambientalista sottolinea inoltre la necessità di rigenerare le aree dismesse, restituendo spazio alla vegetazione e a superfici permeabili, fondamentali per contrastare gli effetti del riscaldamento climatico.

Per Caserta e provincia, i dati rappresentano un richiamo alla responsabilità delle istituzioni e delle amministrazioni locali, chiamate a conciliare sviluppo economico, esigenze abitative e salvaguardia ambientale.

Il consumo di suolo non costituisce soltanto una questione statistica: ogni ettaro sottratto alla natura modifica gli equilibri del territorio e riduce una risorsa difficilmente recuperabile. Proteggerla significa tutelare non soltanto il paesaggio di oggi, ma anche la qualità della vita delle generazioni future.