Punti nascita, Gennaro Oliviero si incatena in Consiglio regionale: protesta per Sessa Aurunca e Piedimonte Matese, confronto con Fico

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– Il consigliere regionale ed ex presidente dell’Assemblea legislativa occupa lo scranno della presidenza e blocca per oltre un’ora i lavori dell’Aula. Al centro della mobilitazione la difesa dei servizi di maternità dell’Alto Casertano e di Sapri. La protesta si conclude dopo un confronto diretto con il presidente della Regione Campania, Roberto Fico

– Oliviero chiede il rispetto della mozione approvata il 5 ottobre per salvaguardare i tre punti nascita e richiama l’attenzione sulle distanze dagli ospedali alternativi. Sullo sfondo le disposizioni nazionali che prevedono almeno 500 parti annui come parametro di sicurezza e il confronto tra esigenze sanitarie e diritto all’assistenza nelle aree periferiche

Caserta/Sessa Aurunca/Napoli (Redazione) – Una protesta clamorosa nel cuore delle istituzioni regionali, con tanto di catene al collo e occupazione dello scranno della presidenza dell’Assemblea legislativa. Protagonista Gennaro Oliviero, consigliere regionale originario di Sessa Aurunca ed ex presidente del Consiglio regionale della Campania, che mercoledì 28 ottobre ha deciso di manifestare contro la chiusura dei punti nascita di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri.

L’iniziativa ha provocato il rinvio dell’inizio della seduta consiliare per oltre un’ora, trasformando una vertenza sanitaria in un confronto politico e istituzionale con il presidente della Regione, Roberto Fico.

Seduto sulla poltrona riservata alla presidenza dell’Aula, Oliviero ha esposto un cartello con un messaggio inequivocabile: «Giù le mani dai punti nascita! Nascere in Campania è un diritto, non un lusso».

La mobilitazione è stata sospesa dopo l’arrivo di Fico e un confronto tra i due esponenti politici, consentendo la ripresa dei lavori dell’Assemblea.

Al centro della protesta figura il futuro dei servizi di ostetricia e assistenza alla nascita negli ospedali di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese, in provincia di Caserta, e di Sapri, nel Salernitano.

Tre territori caratterizzati da difficoltà di collegamento e distanze significative rispetto alle strutture ospedaliere alternative, elementi che, secondo Oliviero, non possono essere ignorati nella valutazione dell’accessibilità delle cure.

«La sicurezza delle mamme e dei bambini viene prima di tutto», ha sottolineato il consigliere, sostenendo la necessità di considerare anche i tempi necessari per raggiungere un altro ospedale, soprattutto nelle situazioni di emergenza.

La vicenda si inserisce in un percorso istituzionale già avviato nelle scorse settimane. Il 24 settembre era stata presentata una mozione per il mantenimento dei tre punti nascita, successivamente approvata dal Consiglio regionale nella seduta del 5 ottobre.

Il documento richiama la legge regionale 11/2025, una pronuncia del Tar Campania e la risoluzione della Commissione consiliare Sanità del 21 maggio 2026.

L’approvazione della mozione costituisce tuttavia un indirizzo politico e non determina automaticamente la riapertura o il mantenimento dei servizi, che restano subordinati alle valutazioni amministrative e sanitarie competenti.

Il nodo principale riguarda gli standard nazionali di sicurezza, che individuano nella soglia di 500 parti annui un parametro di riferimento per l’organizzazione dei punti nascita, al fine di garantire adeguata esperienza clinica e capacità di gestione delle emergenze.

Le tre strutture interessate registrano volumi di attività inferiori a tale soglia, circostanza alla base dei provvedimenti contestati e delle decisioni assunte dalle autorità sanitarie.

Oliviero ritiene però indispensabile valutare il problema anche alla luce delle caratteristiche geografiche dei territori, dove la soppressione di un servizio può comportare trasferimenti più lunghi per le donne in gravidanza.

«Non chiediamo privilegi. Chiediamo il rispetto degli indirizzi politici già espressi dal Consiglio regionale e il diritto alla salute per le nostre comunità», ha dichiarato.

La questione interessa particolarmente l’Alto Casertano, dove i presidi di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese costituiscono punti di riferimento per numerosi comuni, comprese le aree interne più distanti dal capoluogo.

La protesta di Oliviero rilancia dunque un confronto complesso, nel quale la tutela della sicurezza clinica deve misurarsi con il problema dell’accessibilità territoriale ai servizi.

Il dialogo con Fico ha consentito di superare il blocco dell’Aula, ma non rappresenta, di per sé, una soluzione definitiva alla vertenza.

La sfida delle istituzioni sarà individuare risposte compatibili con gli standard sanitari, senza trascurare le esigenze delle comunità interessate. Perché il diritto alla salute richiede non soltanto cure sicure e qualificate, ma anche condizioni concrete per potervi accedere.