Casapesenna, la cultura sfida la camorra: al Centro Livatino i Premi Agrorinasce tra legalità, memoria e riscatto sociale

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– Seconda edizione del Premio Letterario Nazionale «Agrorinasce – Letteratura per il Sociale e la Legalità» nel bene confiscato alla criminalità organizzata. Quindici finalisti premiati tra saggistica, narrativa e opere inedite. Protagonista Pietro Perone con il libro dedicato a Giancarlo Siani, mentre Luca Abete incontra gli studenti e richiama il valore concreto dell’impegno civile

– Riconoscimenti anche a Pino Capuano, Giuliana Vitali, Giulio Saputo e Nicola Sguera. Spazio alle nuove generazioni con il premio a Carla Nicoletta. Il presidente Maria Antonietta Troncone e l’amministratore delegato Giovanni Allucci sottolineano il ruolo della scrittura nella diffusione della cultura della legalità e nella crescita delle comunità

Casapesenna (Redazione) – Dove un tempo la camorra esercitava il proprio potere, oggi sono le parole, i libri e le idee a raccontare un futuro possibile. Il Centro di aggregazione giovanile «Rosario Livatino» di Casapesenna, bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività, ha ospitato la seconda edizione del Premio Letterario Nazionale «Agrorinasce – Letteratura per il Sociale e la Legalità».

Una manifestazione che ha riunito scrittori, rappresentanti delle istituzioni, forze dell’ordine e numerosi giovani, trasformando la premiazione in un’occasione di riflessione sul rapporto tra cultura, memoria e responsabilità civile.

Quindici i finalisti premiati nelle diverse categorie, con opere dedicate alla criminalità organizzata, alle esperienze di riscatto, alle questioni sociali e alla capacità della letteratura di interrogare la coscienza collettiva.

Particolarmente significativa la partecipazione degli studenti del Liceo scientifico statale Segrè, protagonisti di una giornata nella quale il confronto con gli autori ha assunto anche un’importante funzione educativa.

A consegnare alcuni riconoscimenti è stato Luca Abete, inviato di «Striscia la notizia», che ha richiamato l’importanza di superare le celebrazioni puramente formali della legalità per costruire esperienze capaci di incidere concretamente sui comportamenti.

«Non mi piace la retorica della legalità», ha osservato Abete, evidenziando il valore delle iniziative che riescono a raggiungere la sensibilità dei giovani e a influenzarne le prospettive.

Nella categoria Saggistica edita, il primo premio è stato assegnato a Pietro Perone, redattore capocentrale del quotidiano «Il Mattino», autore di «Giancarlo Siani. Terra nemica», opera dedicata alla figura del giornalista ucciso dalla camorra.

Un riconoscimento dal forte significato civile, che riporta al centro il valore della testimonianza giornalistica e della ricerca della verità come strumenti di contrasto alla cultura mafiosa.

Secondo classificato Antonio Castaldo, con «I diavoli dell’Averno», seguito da Enzo Panizio, autore di «La mafia è una montagna di emoji».

Per la Narrativa edita, il primo premio è stato attribuito ex aequo a Pino Capuano, con «Un filo che resiste», e Giuliana Vitali, con «Nata nell’acqua sporca».

Nella Saggistica inedita si è imposto Giulio Saputo, autore di «L’ultima rivoluzione dell’Occidente», mentre per la Narrativa inedita il riconoscimento principale è andato a Nicola Sguera, con «Corpo a rendere».

Ampio spazio è stato riservato alle nuove generazioni attraverso la categoria Narrativa inedita Giovani, vinta da Carla Nicoletta con «Il processo». Al secondo posto Ilaria Cioffo, con «Al di là dell’orizzonte», seguita da Carmine Piccolo, autore di «Una vita di illusioni».

L’amministratore delegato di Agrorinasce, Giovanni Allucci, ha sottolineato come la partecipazione degli autori e dei ragazzi confermi la capacità della letteratura di affrontare questioni sociali e civili di particolare importanza per il territorio.

Sulla stessa linea Maria Antonietta Troncone, presidente di Agrorinasce, che ha evidenziato il contributo del premio nel rendere più accessibili, attraverso la scrittura, i temi dell’impegno sociale.

L’iniziativa assume un significato ancora più profondo per il luogo che l’ha ospitata: un immobile sottratto alla camorra, oggi destinato all’aggregazione giovanile e alla promozione culturale.

Un esempio concreto di come il riutilizzo sociale dei beni confiscati possa diventare occasione di crescita collettiva, restituendo alle comunità spazi, opportunità e fiducia.

Il riscatto di un territorio passa attraverso il contrasto alla criminalità, ma anche dalla capacità di offrire ai giovani strumenti per conoscere, comprendere e scegliere. E la letteratura, quando incontra la responsabilità civile, può diventare una delle forme più autentiche di libertà.