Roma (Domenico Panetta) – Non è più tempo di interventi congiunturali o misure a breve termine. L’allarme lanciato da Confindustria durante l’audizione sul Documento di Economia e Finanza è netto: l’Italia si trova di fronte allo spettro della più grave crisi energetica della storia. Per evitarlo, gli industriali chiedono al Governo una virata decisa nella politica fiscale, a partire da un nuovo e immediato scostamento di bilancio.
Il cuore della proposta di Viale dell’Astronomia riguarda la durata e l’intensità del sostegno alle imprese. Secondo Confindustria, è necessario autorizzare un disavanzo aggiuntivo per finanziare aiuti proporzionati all’aumento dei costi di gas ed elettricità con un orizzonte temporale esteso fino a dicembre 2026. Questa strategia punta a proteggere il tessuto produttivo da una guerra che si preannuncia lunga e logorante, garantendo un paracadute economico che eviti il collasso delle filiere.
In particolare, l’associazione sottolinea la necessità di calibrare gli aiuti con un’intensità maggiore per le imprese cosiddette elettrivore e gasivore. Si tratta dei settori più esposti, dove l’impennata dei costi energetici incide drammaticamente sulla competitività internazionale e sulla sopravvivenza stessa degli impianti. Parallelamente, viene richiesto il rinnovo immediato del taglio delle accise sui carburanti, attualmente in scadenza il 2 maggio, per impedire che l’aumento dei prezzi alla pompa inneschi un ulteriore shock sui costi di trasporto e sulla logistica nazionale.
Le previsioni degli industriali non lasciano spazio a ottimismi di facciata. Se il conflitto dovesse protrarsi fino al 2026 senza contromisure adeguate, il Paese potrebbe scivolare in una crisi sistemica. Non si tratterebbe più di un semplice rallentamento della crescita, ma di una destabilizzazione profonda dell’intero apparato industriale. Confindustria avverte che, senza un piano di aiuti strutturale e proporzionato agli aumenti, il rischio concreto è quello di compromettere definitivamente la capacità produttiva dell’Italia.
La richiesta mette ora pressione all’Esecutivo, chiamato a bilanciare la tenuta dei conti pubblici con l’urgenza di non lasciar spegnere i motori dell’economia. Lo scostamento di bilancio, visto finora come una misura estrema, torna prepotentemente al centro del dibattito come unico strumento in grado di fornire le risorse per un piano di difesa energetica quadriennale. La decisione sulle accise del prossimo 2 maggio sarà il primo banco di prova per capire quanto il Governo intenda recepire il grido d’aiuto del mondo produttivo.

