– La Segreteria arcivescovile di Bologna comunica che il presidente della Cei ha «preso atto» dello scritto e del pensiero espresso sul caso Wang Wang e sul principio edenico. Un primo riscontro dopo l’appello pubblicato da Astra News
– Al centro della riflessione il rapporto tra fede cristiana, tutela del Creato e sofferenza animale, con un richiamo agli allevamenti intensivi e alla possibilità di riscoprire l’ideale originario indicato nella Genesi. Nessuna presa di posizione nel merito da parte del cardinale, ma la questione è giunta alla sua attenzione
Caserta (Redazione) – Una lettera può nascere lontano dai luoghi nei quali vengono assunte le grandi decisioni e tuttavia riuscire a raggiungerli. Non significa aver ottenuto una risposta alle proprie domande, né tantomeno un’adesione alle proprie idee. Significa però che quelle parole hanno attraversato la distanza che separa una riflessione individuale dalle istituzioni alle quali era destinata.
È quanto accaduto all’appello di Salvatore Verde sulla tutela degli animali, sul rapporto tra fede cristiana e sofferenza delle creature viventi e su quello che lo stesso autore definisce «principio edenico».
La riflessione, raccontata da Astra News lo scorso 20 ottobre attraverso l’articolo dedicato alla lettera aperta indirizzata a Papa Leone XIV, ha avuto un successivo riscontro da parte dell’Arcidiocesi di Bologna.
La Segreteria arcivescovile ha infatti comunicato che il cardinale Matteo Maria Zuppi ha preso atto di quanto scritto e del pensiero espresso da Verde in merito al caso Wang Wang e al principio edenico.
La risposta è breve e utilizza parole estremamente precise: «Il Card. Zuppi ha preso atto di quanto da lei scritto e del suo pensiero in merito al Caso Wang Wang e al principio edenico. Per ora, questo è quanto».
Una formula istituzionale che deve essere riportata per ciò che effettivamente afferma, senza attribuirle significati ulteriori.
Non rappresenta un pronunciamento del cardinale sulla proposta avanzata da Verde, non costituisce un’adesione alle sue conclusioni e non anticipa decisioni della Chiesa. Certifica però un elemento significativo: la riflessione è stata portata all’attenzione del porporato.
Il passaggio assume particolare rilievo considerando il ruolo ricoperto da Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana.
La vicenda trae origine dalla lettera aperta datata 9 ottobre 2026 e indirizzata a Papa Leone XIV, oltre che ai cardinali, ai patriarchi, agli arcivescovi, ai vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi e all’intero Popolo di Dio.
Nel documento Salvatore Verde propone una riflessione sulla responsabilità dell’uomo nei confronti del Creato e sulla possibilità di attribuire maggiore centralità alla sofferenza animale nell’ambito del confronto morale e religioso.
Uno dei punti maggiormente sottolineati riguarda gli allevamenti intensivi e, più in generale, le condizioni nelle quali gli animali vengono allevati, sfruttati e destinati alla macellazione.
L’appello non si limita tuttavia alla denuncia di determinate pratiche. Cerca di collocare il tema all’interno di un percorso religioso, facendo riferimento alle Sacre Scritture, alla tradizione cristiana e al rapporto tra l’essere umano e le altre creature.
Nel documento viene richiamato anche il magistero di Papa Francesco, in particolare l’enciclica «Laudato si’», considerata un passaggio fondamentale nella maturazione di una sensibilità cristiana verso la custodia della casa comune.
Da quel percorso Verde propone di compiere un ulteriore passo, portando maggiormente al centro del dibattito la sofferenza animale e interrogandosi sulle conseguenze morali delle scelte quotidiane dell’uomo.
Una parte importante della lettera nasce dal caso Wang Wang e dei suoi cuccioli, richiamato dall’autore dopo aver partecipato a Roma, il 25 settembre, insieme al figlio diciassettenne, a una manifestazione contro la violenza sugli animali.
Secondo la ricostruzione contenuta nel documento, la vicenda riguarda un episodio di crudeltà avvenuto in Cina nel giugno 2026. Per Verde quel caso diventa il punto di partenza di una riflessione più ampia: la sofferenza di un animale non dovrebbe assumere un valore differente in funzione della specie, del Paese nel quale avviene o della sensibilità culturale attraverso cui viene osservata.
Da qui il tentativo di interrogare direttamente la tradizione cristiana.
La lettera attraversa alcuni dei simboli animali più profondamente radicati nelle Sacre Scritture e nell’iconografia religiosa: il pesce legato alle origini del cristianesimo, la colomba associata allo Spirito Santo, la pecora smarrita e l’immagine del Buon Pastore.
Viene ricordato inoltre il rapporto tra le figure degli evangelisti e le loro tradizionali rappresentazioni simboliche, insieme alla presenza degli animali nell’immaginario della Natività.
Un posto particolare è riservato alla spiritualità di San Francesco d’Assisi e alla sua concezione della fraternità con il Creato, così come al Catechismo della Chiesa cattolica e al richiamo alla benevolenza dell’uomo nei confronti degli animali, riconosciuti come creature di Dio.
È all’interno di questo percorso che compare il cosiddetto «principio edenico», espressamente menzionato anche nella risposta proveniente dalla Segreteria arcivescovile di Bologna.
Verde parte dal racconto della Genesi e dall’alimentazione attribuita all’umanità nella condizione originaria dell’Eden per avanzare una propria riflessione sulla possibilità di considerare l’alimentazione vegetariana come un ideale etico verso il quale tendere.
Si tratta, ed è importante sottolinearlo, di una proposta personale di natura teologica e morale formulata dall’autore della lettera, non di una posizione ufficiale della Chiesa cattolica.
La riflessione non viene presentata come imposizione immediata di nuove regole alimentari. Nel documento viene piuttosto immaginato un processo graduale di sensibilizzazione delle coscienze, rispettoso delle scelte individuali e capace di favorire il confronto.
Proprio la gradualità costituisce uno degli elementi centrali dell’appello. Il tema non viene posto nei termini di una contrapposizione tra chi consuma carne e chi sceglie di non farlo, ma come interrogativo morale sul rapporto dell’essere umano con la sofferenza delle altre creature.
Nel precedente documento trovavano spazio anche riferimenti alla tradizione ebraica e alle riflessioni del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, insieme al richiamo all’apostolo Paolo e all’invito a non giudicare gli altri sulla base delle rispettive consuetudini alimentari.
La lettera conteneva inoltre riferimenti a testimonianze devozionali relative a San Carlo Acutis, proposte come elementi di riflessione personale sul rapporto tra animali e dimensione spirituale e non come pronunciamenti dottrinali.
È su questo complesso insieme di considerazioni che si inserisce adesso la comunicazione arrivata da Bologna.
Il dato nuovo non consiste dunque in un cambiamento della dottrina della Chiesa, né nell’accoglimento delle proposte avanzate nella lettera. Una simile interpretazione andrebbe molto oltre ciò che la risposta consente di affermare.
Il dato nuovo è un altro: il cardinale Matteo Maria Zuppi ha preso atto dello scritto e del pensiero espresso sul caso Wang Wang e sul principio edenico.
Particolarmente significativa, nella sua essenzialità, appare la conclusione della comunicazione: «Per ora, questo è quanto».
Tre parole che non possono essere trasformate nella promessa di ulteriori sviluppi, ma che neppure chiudono formalmente la questione con una valutazione negativa. Fotografano semplicemente lo stato attuale del confronto.
Ed è proprio questa misura a dover accompagnare il racconto giornalistico della vicenda.
La battaglia culturale proposta da Salvatore Verde rimane infatti sul terreno delle idee: interrogare la coscienza cristiana sul rapporto tra l’uomo e gli animali, chiedere maggiore attenzione verso le forme di sofferenza legate allo sfruttamento delle creature viventi e aprire una discussione sull’alimentazione e sulla responsabilità individuale.
Il primo articolo di Astra News aveva raccontato la lettera senza presentare quelle tesi come dottrina della Chiesa e distinguendo la proposta personale dell’autore dal magistero ecclesiastico. La risposta arrivata dall’Arcidiocesi di Bologna impone oggi la medesima precisione.
Nessuna adesione può essere attribuita al presidente della Cei. Nessuna valutazione favorevole o contraria è contenuta nelle poche righe ricevute.
Ma quelle poche righe hanno comunque un significato: un appello partito da Caserta, affidato a una lettera e successivamente portato all’attenzione pubblica, è arrivato sul tavolo del cardinale Zuppi.
Da questo momento la riflessione può continuare senza bisogno di amplificare ciò che è accaduto. È sufficiente raccontarlo.
Talvolta il primo risultato di una battaglia culturale non consiste nell’ottenere immediatamente una risposta. Consiste nel riuscire a far arrivare una domanda abbastanza lontano perché qualcuno, dall’altra parte, cominci almeno a prenderne atto.

