Grazzanise, un capannone sommerso da 2.400 metri cubi di rifiuti: scoperta una discarica abusiva nella Terra dei Fuochi

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– Balle di vestiti usati, pannolini, scarpe, plastica, giocattoli rotti e confezioni vuote di medicinali stipati all’interno di una struttura industriale di circa 600 metri quadrati in località Alta. I Carabinieri sequestrano l’intero immobile, i materiali accumulati e un carrello elevatore

– Denunciati un 50enne, titolare della ditta individuale che aveva il capannone in subaffitto, e un 45enne: contestata l’ipotesi di realizzazione e gestione di una discarica abusiva di rifiuti speciali non pericolosi. Secondo gli accertamenti, sarebbero mancati autorizzazioni, documenti per la tracciabilità dei rifiuti e requisiti in materia di prevenzione incendi

Grazzanise (Redazione) – Seicento metri quadrati di superficie e, al loro interno, una massa di rifiuti stimata in circa 2.400 metri cubi. Abiti usati ammassati in balle, pannolini, scarpe, plastica e giocattoli rotti: un mosaico del rifiuto nascosto tra le pareti di un capannone industriale nel cuore della Terra dei Fuochi.

È quanto hanno scoperto i Carabinieri nella mattinata di lunedì 21 settembre in località Alta, nel territorio comunale di Grazzanise, durante uno dei servizi straordinari predisposti per contrastare gli illeciti ambientali.

L’operazione ha visto impegnati i militari della Stazione di Grazzanise insieme al personale del Nucleo Operativo Ecologico di Caserta, con il supporto della Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Santa Maria Capua Vetere.

Al termine degli accertamenti due uomini sono stati deferiti in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria.

Si tratta di un 50enne, titolare della ditta individuale nella cui disponibilità risultava il capannone in regime di subaffitto, e di un 45enne. Entrambi, secondo quanto comunicato dall’Arma, risultano già noti alle forze di polizia.

L’ipotesi di reato contestata riguarda la realizzazione e la gestione di una discarica abusiva di rifiuti speciali non pericolosi.

A destare immediatamente l’attenzione dei militari è stata la quantità dei materiali custoditi nella struttura.

Il capannone, esteso per circa 600 metri quadrati, conteneva infatti un volume complessivo di rifiuti stimato in circa 2.400 metri cubi.

Un accumulo imponente ed estremamente eterogeneo.

Tra i materiali individuati figuravano numerose balle di abiti usati, pannolini, confezioni vuote di medicinali, scarpe, materiale plastico, giocattoli rotti e ulteriori rifiuti di diversa natura.

Un deposito che, secondo quanto accertato durante l’ispezione, sarebbe stato gestito senza i necessari titoli autorizzativi.

Gli investigatori avrebbero inoltre riscontrato l’assenza della documentazione richiesta dalla normativa per garantire la corretta gestione e la tracciabilità dei rifiuti.

In particolare, sarebbero mancati i formulari di identificazione dei rifiuti, i cosiddetti Fir, e i documenti di trasporto, Ddt.

Documenti essenziali per ricostruire provenienza, movimentazione e destinazione dei materiali e sui quali si concentreranno inevitabilmente gli ulteriori approfondimenti investigativi.

Durante il controllo sarebbe emersa anche un’altra criticità: l’assenza dei requisiti prescritti in materia di prevenzione incendi.

Una circostanza che assume particolare rilievo considerando la natura e soprattutto l’enorme quantità dei materiali accumulati all’interno dell’immobile.

Al termine dell’ispezione i Carabinieri hanno sottoposto a sequestro l’intero capannone e tutti i rifiuti presenti al suo interno.

Sotto sequestro è finito anche un carrello elevatore marca Still rinvenuto nella struttura.

I beni sono stati affidati in custodia giudiziaria al titolare della ditta secondo quanto disposto nell’ambito degli atti di polizia giudiziaria.

L’intervento rientra nel più vasto dispositivo di controlli ambientali sviluppato nella provincia di Caserta, con particolare attenzione ai territori ricompresi nella cosiddetta Terra dei Fuochi e alle condotte illecite legate alla raccolta, allo stoccaggio e allo smaltimento dei rifiuti.

L’attività investigativa, tuttavia, non può considerarsi conclusa.

Gli accertamenti proseguono infatti per stabilire l’esatta provenienza dei materiali rinvenuti, ricostruire le modalità con le quali sarebbero stati conferiti nel capannone e verificare l’eventuale presenza di ulteriori soggetti coinvolti nella loro gestione.

L’Autorità Giudiziaria è stata informata dai Carabinieri della Stazione di Grazzanise e saranno gli sviluppi dell’inchiesta a chiarire compiutamente ruoli ed eventuali responsabilità.

Le due persone denunciate devono essere considerate non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Resta intanto l’immagine di un capannone nel quale migliaia di metri cubi di materiali erano stati sottratti alla vista ma non alle conseguenze di una gestione che gli investigatori ritengono irregolare. Perché nella Terra dei Fuochi la tutela ambientale si misura anche nella capacità di illuminare ciò che rimane nascosto dietro una porta industriale: seguire il percorso dei rifiuti significa, prima ancora che reprimere un illecito, impedire che l’opacità della loro destinazione diventi ancora una volta un costo per il territorio e per chi lo abita.