Il folklore mediterraneo in chiave contemporanea: a Casertavecchia la mostra «Extraneus. Oltre il mare»

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– Sabato 24 ottobre, alle 19, Palazzo Uzzi ospita l’inaugurazione dell’installazione collettiva nata dal Laboratorio di Co-progettazione del Chimera Fest 2026. Quindici partecipanti reinterpretano tradizioni, racconti popolari e memorie attraverso collage fotografici e opere visive

– Il progetto, curato da Armando Michele Toscano, Carmen Nuzzo e Rosa Rossi, esplora i legami culturali tra il borgo medievale e il Mediterraneo, trasformando identità, appartenenza e incontro tra popoli in un racconto artistico condiviso. Ingresso gratuito fino al 25 ottobre

Caserta (Redazione) – Le antiche tradizioni del Mediterraneo incontrano i linguaggi dell’arte contemporanea, dando vita a un percorso visivo che attraversa memorie, culture e identità. Nel suggestivo scenario del borgo medievale di Casertavecchia prende forma «Extraneus. Oltre il mare», la mostra-installazione collettiva realizzata nell’ambito del Chimera Fest 2026, che sarà inaugurata sabato 24 ottobre, alle ore 19, negli spazi di Palazzo Uzzi, con ingresso gratuito. L’esposizione resterà aperta al pubblico fino a domenica 25 ottobre.

L’iniziativa rappresenta il risultato del Laboratorio di Co-progettazione 2026, intitolato «Di segni e di intrecci. Quali racconti legano il borgo al Mediterraneo?», un percorso di ricerca e produzione artistica che ha coinvolto quindici partecipanti nella riscoperta delle tradizioni popolari e nella loro reinterpretazione attraverso linguaggi espressivi contemporanei.

Il progetto si inserisce nel programma del Chimera Fest, manifestazione culturale che quest’anno dedica particolare attenzione al Mediterraneo come spazio di relazione, scambio e costruzione di immaginari condivisi. Un mare che, attraverso i secoli, ha unito comunità differenti, favorendo incontri, migrazioni e contaminazioni capaci di lasciare tracce profonde nelle tradizioni e nell’identità dei territori.

Il percorso creativo è partito proprio da Casertavecchia, dai racconti popolari, dalle testimonianze e dalle memorie custodite nel borgo, per ampliare progressivamente lo sguardo alle culture del Sud Italia e dell’intero bacino mediterraneo.

I partecipanti hanno raccolto fotografie, immagini, materiali, testimonianze e riferimenti legati tanto al patrimonio collettivo quanto alle proprie esperienze personali, costruendo un archivio di suggestioni da trasformare in opere visive.

Protagonisti del laboratorio sono Alessio Cauteruccio, Antonio D’Addio, Chiara Funari, Daniele Morlino, Denise Correale, Domenico Gambardella, Elena Guerra, Filomena Ferraiuolo, Gennaro Massotti, Giovanni Trezza, Giuseppina Vallefuoco, Mena De Micco, Micaela Ferraiuolo, Rebecca Caiazzo e Vincenzo Russo.

Attraverso il confronto e la condivisione delle rispettive sensibilità, i quindici partecipanti hanno dato vita a una produzione collettiva composta da collage fotografici e opere visive, nelle quali il patrimonio folklorico mediterraneo viene riletto attraverso una sensibilità contemporanea.

Le figure e le immagini che emergono dall’installazione nascono dall’intreccio tra ricordi individuali e immaginari comuni, dando forma a nuove narrazioni capaci di interrogare i concetti di identità, appartenenza e diversità culturale.

Particolarmente significativo è il titolo scelto per l’esposizione. Il termine latino «extraneus», traducibile come «colui che viene da fuori», richiama la figura dello straniero e invita a riflettere sul significato dell’incontro con l’altro nella storia delle civiltà mediterranee.

Una riflessione che assume particolare valore in un contesto geografico e culturale attraversato, fin dall’antichità, da scambi commerciali, migrazioni, influenze artistiche e tradizioni condivise. Elementi che dimostrano come ciò che inizialmente appare estraneo possa diventare, attraverso la conoscenza e il confronto, parte integrante di una memoria collettiva.

A guidare il laboratorio sono tre figure che, da due anni, curano questo spazio di sperimentazione all’interno del festival, offrendo ai partecipanti l’opportunità di ideare e realizzare un proprio evento culturale.

Armando Michele Toscano, architetto con un Master in Valorizzazione dei Beni Culturali, ha contribuito attraverso la propria esperienza nella progettazione e nella rappresentazione del patrimonio storico, favorendo una lettura degli spazi e delle testimonianze del passato attraverso strumenti espressivi contemporanei.

Accanto a lui Carmen Nuzzo, esperta di comunicazione e organizzazione di eventi, nonché ideatrice del progetto editoriale «C’amma Fa Caserta», ha portato nel laboratorio la propria attenzione al racconto del territorio, alla costruzione di comunità e alla fotografia come strumento di memoria e narrazione.

Completa il gruppo Rosa Rossi, originaria di Casertavecchia e studentessa di Conservazione dei Beni Culturali all’Università Vanvitelli, che ha contribuito con la propria conoscenza del borgo e con l’esperienza maturata nelle prime due edizioni del festival.

Tre competenze differenti, unite dall’obiettivo di trasformare il laboratorio in uno spazio di partecipazione attiva, nel quale i protagonisti non sono semplici destinatari di un’iniziativa culturale, ma diventano autori e interpreti del progetto.

La mostra rappresenta, infatti, molto più dell’esposizione di una serie di opere artistiche. «Extraneus. Oltre il mare» restituisce il racconto di un processo collettivo di ricerca, ascolto e creazione condivisa, nel quale il patrimonio culturale di Casertavecchia dialoga con le tradizioni mediterranee e con le esperienze personali dei partecipanti.

L’iniziativa contribuisce inoltre alla valorizzazione del borgo medievale, confermandone il ruolo di luogo privilegiato per la sperimentazione culturale e per la costruzione di nuovi percorsi artistici capaci di coinvolgere direttamente la comunità.

L’appuntamento è dunque per sabato 24 ottobre, alle ore 19, a Palazzo Uzzi, dove il pubblico potrà scoprire un progetto che mette in relazione passato e presente, tradizione e innovazione, memoria locale e cultura mediterranea.

Nel dialogo tra immagini, racconti e identità differenti emerge il messaggio più profondo dell’esposizione: le culture non sono realtà isolate, ma patrimoni in continua trasformazione, arricchiti dagli incontri e dalle esperienze condivise.

Proprio come suggerisce il titolo «Extraneus», ciò che proviene da lontano può rivelarsi sorprendentemente vicino, ricordando come il Mediterraneo, prima ancora di separare le terre, abbia contribuito per secoli a unirne le storie.

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